Per anni la televisione è stata il punto di riferimento quasi naturale per seguire l’attualità. Oggi, però, lo scenario è cambiato. Secondo l’Osservatorio annuale sul sistema dell’informazione 2025 di AGCOM, la rete è diventata il primo ambiente in cui gli italiani cercano notizie, mentre la TV perde il primato che aveva mantenuto a lungo.
Nel primo semestre del 2025, internet diventa la principale fonte di informazione per il 55,8% della popolazione. La televisione scende invece al 43,2%. Il sorpasso è netto e fotografa una trasformazione che non riguarda solo le abitudini, ma anche il rapporto quotidiano con le notizie.
Il dato cambia molto in base all’età. Tra chi ha 25-64 anni, oltre il 63% privilegia la rete quando vuole informarsi. Tra gli over 65, invece, la TV conserva ancora il primato e resta il primo mezzo per il 59,8% del pubblico. Il quadro, quindi, non è uniforme. L’Italia si informa sempre più online, ma continua a farlo in modo molto diverso da una generazione all’altra.
Anche gli altri media tradizionali mostrano una frenata. La radio si ferma all’11,3%, mentre i quotidiani continuano a perdere terreno: erano al 22,3% nel 2020 e scendono al 16,1% nel primo semestre 2025. Resta invece significativo il passaparola, che coinvolge abitualmente il 13% degli italiani. È un dato che ricorda come il circuito informativo non passi soltanto dai media, ma anche dalle relazioni personali.
Dentro il mondo digitale, poi, ci sono gerarchie precise. I principali accessi alle notizie sono le app e i siti delle testate tradizionali, usati dal 30% della popolazione. Seguono i social network con il 25,1% e i motori di ricerca con il 24,7%. In parallelo, resta molto bassa la disponibilità a pagare per l’informazione: solo il 6,1% degli italiani ha un abbonamento digitale a uno o più quotidiani. Quando compare un paywall, la reazione più comune è cercare la stessa notizia altrove, su testate gratuite o tramite ricerca online.
L’informazione secondo l’osservatorio AGCOM: il nodo della fiducia
Se il digitale vince sul fronte dell’uso, non succede lo stesso sul terreno della fiducia. L’osservatorio AGCOM segnala infatti un calo complessivo della fiducia nelle fonti informative. Nel 2025 il 24% degli italiani dichiara un livello alto di fiducia e il 37,7% un livello moderato. Cresce invece la quota di chi dice di avere poca fiducia, salita al 25,7%.
Il divario tra mezzi tradizionali e mezzi online resta marcato. Più di un terzo della popolazione, il 35,9%, ripone un alto livello di fiducia nei media tradizionali. La stessa quota, per i mezzi online, scende al 20%. Al contrario, la sfiducia pesa di più proprio sull’ecosistema digitale: il 14,2% dichiara di non avere alcuna fiducia nei mezzi online, contro il 7,7%registrato per quelli tradizionali.
Tra le fonti considerate più affidabili continua a prevalere il servizio pubblico televisivo, indicato al primo posto dal40,5% degli italiani. Seguono i quotidiani e periodici cartacei con il 14,2% e la televisione commerciale con il 12,5%. Sul versante digitale, i livelli di affidabilità restano più bassi: le news platform si fermano al 6,1%, i social media al 3,6%, le piattaforme video al 2,5% e gli influencer all’1,2%. Anche tra i più giovani, dove il peso delle piattaforme è maggiore, i media tradizionali restano più credibili.
Il report mette in luce anche un altro fenomeno: una parte crescente del pubblico prende le distanze dalle notizie. Nel 2025 il 17,2% dice di aver ridotto la propria esposizione all’informazione, contro il 15,1% che l’ha aumentata. Circa il 20% non si informa mai o quasi mai. Le ragioni più citate sono la ripetitività dei contenuti (22,3%), la negatività delle notizie (18,1%), l’impatto emotivo (15,2%) e la scarsa fiducia nei giornalisti (14,6%).
Insomma, una fotografia molto chiara. Internet è ormai la prima porta d’accesso all’informazione. Ma la credibilitàcontinua a premiare soprattutto i mezzi tradizionali. In mezzo, crescono i social, i motori di ricerca e le piattaforme. Cresce anche la fatica di chi si sente sommerso da troppe notizie. È qui che si gioca la partita più importante: non solo dove ci informiamo, ma anche di chi ci fidiamo davvero.