ChatGPT, OpenAI testa annunci sponsorizzati nelle chat: ecco cosa potrebbe cambiare per utenti, aziende e privacy online con la pubblicità in arrivo
Per la prima volta, ChatGPT potrebbe presto diventare anche uno spazio per la pubblicità.
A svelarlo – dopo che le parole di Sam Altman avevano fatto già presagire qualcosa a giugno – è stato Tibor Blaho, uno dei principali sviluppatori di AIPRM, un tool di gestione e ottimizzazione dei prompt per ChatGPT e altri chatbot analoghi.
ChatGPT Android app 1.2025.329 beta includes new references to an "ads feature" with "bazaar content", "search ad" and "search ads carousel" pic.twitter.com/BdHOJIQHmA
— Tibor Blaho (@btibor91) November 29, 2025
Nel codice dell’app Android sono stati infatti trovati riferimenti a nuovi formati di annunci, segno che il debutto è davvero in arrivo. OpenAI non ha ancora comunicato una data ufficiale, ma i test interni sembrano già in corso.
Le stringhe individuate nella versione beta dell’app parlano di una possibile funzione “ads feature”, con elementi come “search ad” e “search ads carousel”.
In pratica, all’interno delle risposte potrebbero comparire contenuti sponsorizzati legati alle ricerche effettuate dall’utente.
L’idea, che ricorda da vicino il modello già usato dai motori di ricerca tradizionali ma applicato a un assistente conversazionale, arriva in un momento in cui OpenAI deve sostenere costi molto elevati per addestrare e mantenere i suoi modelli di intelligenza artificiale.
Finora il servizio gratuito è stato finanziato soprattutto dagli abbonamenti alla versione a pagamento e dalle offerte dedicate alle aziende e l’introduzione di annunci sponsorizzati nelle chat rappresenta quindi un nuovo tassello nella strategia di monetizzazione della società.
ChatGPT: cosa cambierà per utenti e aziende con la pubblicità in arrivo
Se le indiscrezioni saranno confermate, i messaggi promozionali potrebbero comparire come suggerimenti sponsorizzati accanto alle normali risposte del modello.
Un esempio possibile: chiedendo consigli su un viaggio, l’utente potrebbe vedere in evidenza offerte di partner commerciali selezionati.
Per le imprese si aprirebbe un nuovo canale di visibilità, molto diverso dai banner classici o dagli annunci sui social. La forza di un sistema come ChatGPT è infatti la capacità di proporre contenuti estremamente pertinenti rispetto alla domanda posta.
Tutto ciò rende le inserzioni contestuali potenzialmente molto efficaci, ma anche più delicate sul piano etico. Il tema più sensibile riguarda, appunto, l’uso dei dati personali per profilare gli utenti e mostrare messaggi mirati.
Studi recenti avvertono che la pubblicità integrata nelle risposte dei chatbot può risultare difficile da riconoscere e influenzare in modo sottile le decisioni delle persone.
Per questo diventeranno centrali la trasparenza delle etichette, la possibilità di disattivare gli annunci e il rispetto delle regole europee su privacy e consenso.
Resta da capire se la pubblicità in arrivo su ChatGPT sarà riservata solo alla versione gratuita o se toccherà anche gli abbonati. In molti auspicano un modello “freemium”, con un accesso base sostenuto dagli annunci e un livello a pagamento privo di sponsorizzazioni.
Di certo, l’arrivo degli spot dentro le conversazioni con l’AI potrebbe cambiare in profondità il rapporto tra utenti, piattaforme e informazione online.