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Google lancia Perch 2.0: l’AI che ascolta la natura per salvare le specie a rischio

Google AI specie a rischio

Con Perch 2.0, Google potenzia l’AI per analizzare i suoni della natura e proteggere le specie a rischio. Una rivoluzione per la ricerca ambientale.

La sfida di chi lavora per proteggere gli animali in pericolo è sempre stata la stessa: gestire una mole enorme di registrazioni ambientali. Microfoni e sensori sparsi in foreste, mari e montagne raccolgono migliaia di ore di suoni ogni giorno. Analizzarli manualmente è impossibile.

Per questo Google ha sviluppato Perch 2.0, una nuova versione del modello di intelligenza artificiale pensato per la bioacustica. Rispetto al predecessore, il sistema è stato addestrato con un numero molto più ampio di suoni: canti di uccelli, versi di anfibi e mammiferi, fino ai rumori prodotti dall’uomo. Un archivio così vasto permette all’AI di distinguere specie a rischio anche in ambienti complessi come giungle rumorose o fondali oceanici.

In più, basta fornire all’AI un solo esempio sonoro — come il verso di un uccello o il richiamo di una rana — perché il sistema lo usi come chiave di ricerca. In questo modo, in pochi minuti riesce a individuare centinaia di registrazioni simili, un lavoro che prima richiedeva settimane di analisi manuale.

AI per specie a rischio: la svolta di Google per la conservazione

Secondo Google, la nuova tecnologia riduce i tempi di analisi fino a 100 volte rispetto al passato. Questo significa che, invece di settimane, bastano pochi minuti per capire se in una foresta o in una barriera corallina ci sono segnali vitali di una specie.

I primi risultati parlano chiaro: Perch ha già aiutato a monitorare gli honeycreeper hawaiani, uccelli minacciati da malattie e cambiamenti climatici, e a individuare popolazioni sconosciute di specie rare come il Plains Wanderer.

C’è anche un aspetto democratico: il modello è open source, disponibile su piattaforme come Kaggle. Ciò rende accessibile la ricerca bioacustica non solo ai grandi istituti, ma anche a piccoli team locali con budget limitati.

In un’epoca in cui un quarto della fauna mondiale rischia di scomparire, strumenti come questo segnano una svolta. L’AI di Google per le specie a rischio non sostituisce il lavoro dei biologi, ma li libera da compiti lunghi e ripetitivi, permettendo di intervenire più rapidamente dove la natura lancia segnali d’allarme.

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