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Il Rinascimento giapponese agli Uffizi, anche su web e social

Si apre agli Uffizi una grande mostra, la prima del suo genere in Europa, sull’arte giapponese corrispondente al periodo italiano dal primo Rinascimento agli inizi del Seicento: si tratta di paraventi pieghevoli e porte scorrevoli, molti dei quali provenienti da musei, templi e dall’Agenzia per gli affari culturali del Giappone. L’evento corona il 150° anniversario delle relazioni diplomatiche bilaterali tra Italia e Giappone, intraprese il 25 agosto 1866 con la firma del Trattato di amicizia e di commercio.

Curata da Rossella Menegazzo, professoressa dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con Asaka Hiroshi, Watada Minoru e Tsutsui Tadahito, la mostra è organizzata dalle Gallerie degli Uffizi insieme all’Agenzia per gli affari culturali del Giappone e con il supporto dell’Ambasciata del Giappone in Italia, oltre che promossa, tra gli altri, da MiBACT, Università degli Studi di Milano e Firenze Musei. Realizzazione dell’allestimento, produzione, gestione e comunicazione della mostra sono state affidate a Opera Laboratori Fiorentini – Civita, realtà specializzata nella valorizzazione dei beni culturali, che utilizzerà i propri social network – Facebook, Twitter, Instagram, YouTube – per veicolarne importanti contenuti.

«Questa rassegna − ha commentato Miyata Ryōhei, commissario del Bunkachō (Agenzia per gli affari culturali del Giappone) − offre al pubblico italiano la possibilità di ammirare lo splendore della cultura artistica giapponese e comprenderne la profonda sensibilità nei confronti della natura».

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, ha inoltre sottolineato «che i meccanismi di committenza in Oriente non erano diversi da quelli di una qualsiasi corte rinascimentale e barocca in Europa, né da quello che vediamo ora nella nostra società capitalistica: i paraventi che decoravano residenze, castelli e templi giapponesi erano manifestazione del prestigio del proprietario o del donatore e dovevano rispecchiarne l’autorità, la ricchezza, il potere culturale, il livello d’istruzione. Nel Giappone delle epoche Muromachi, Momoyama e dell’inizio di quella Edo – dal secondo Trecento al primo Seicento, dunque quasi esattamente nello stesso periodo in cui in Europa si affermano Masaccio, Piero della Francesca, Raffaello, Michelangelo, Grünewald, Tiziano, Caravaggio – si assiste a uno sviluppo di committenze che porterà a una altrettanto grande fioritura delle arti, che possiamo senz’altro definire “Rinascimento giapponese”».

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