L’era digitale ha portato con sé una trasformazione radicale nel panorama dell’informazione con i giornali online che lottano per attirare l’attenzione in un mare di contenuti. Questa competizione nasce purtroppo da un progressivo calo delle vendite dei giornali cartacei e dal fatto che la maggior parte dei giornali online dipendono dalla pubblicità per generare entrate.
Il numero di clic e visualizzazioni di pagina diventa quindi un fattore chiave per determinare il valore degli spazi pubblicitari ecco che da anni una pratica controversa ha preso piede il clickbait.
Cosa è il fenomeno del clickbait
I titoli sensazionalistici, spesso fuorvianti, promettono rivelazioni straordinarie o scandali imminenti, con l’unico scopo di indurre il lettore a cliccare e sono quindi utilizzati per aumentare il traffico e massimizzare i ricavi pubblicitari.
Questo fenomeno non è privo di conseguenze. La credibilità del giornalismo ne ha risentito molto in questi ultimi anni poiché la fiducia del pubblico è stata erosa da titoli che non riflettono il contenuto degli articoli compromettendo così la qualità dell’informazione e, contemporaneamente diminuendo l’autorevolezza del giornale e del giornalismo stesso per non parlare del fatto che il fenomeno del clickbait alimenta la diffusione di notizie false e disinformazione, poiché i titoli sensazionalistici sono spesso utilizzati per diffondere affermazioni non verificate o distorte.
Più clickbait più fakenews
Quando parliamo di fake news dovremmo ricordarci che il fenomeno ha radici antiche infatti, già nell’antichità, leader politici e religiosi utilizzavano la disinformazione per manipolare l’opinione pubblica. Nel Medioevo la “Donazione di Costantino” è un esempio eclatante di falso storico utilizzato per legittimare il potere temporale della Chiesa.
Con l’avvento della stampa la diffusione delle notizie (anche quelle false) è divenuta più rapida. Ricordo come esempio eclatante i video pubblicati in fretta e furia dalle reti americane Abc e Nbc che mostravano il reattore esploso della centrale di Chernobyl, immagini girate in Italia nella città di Trieste ma non verificate attentamente prima della loro messa in onda.
Il digitale e i social media hanno contribuito nella diffusione di titoli fuorvianti o notizie non verificate costruendo così un panorama informativo o disinformativo difficile da gestire e da arginare.
Informazione e credibilità
La proliferazione del clickbait è quindi un sintomo di un’industria dell’informazione in difficoltà, che cerca disperatamente di monetizzare i contenuti online per sopravvivere. Tuttavia, questa strategia si rivela controproducente nel lungo termine. I lettori, stanchi di essere ingannati, si allontanano dai media che ricorrono a queste pratiche e che in generale fanno perdere credibilità e autorevolezza alle fonti di informazione.
È fondamentale che i giornali online riscoprano il valore del giornalismo di qualità. Titoli onesti e informativi, articoli ben scritti e approfonditi, sono la chiave per riconquistare la fiducia del pubblico e garantire un futuro sostenibile per l’informazione online.
Speriamo solo di non essere andati troppo oltre raggiungendo il punto di non ritorno.