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Google convince OpenAI a usare i suoi chip: cambia lo scenario dell’AI

Google OpenAI chip

Ecco come Google e OpenAI starebbero collaborando sui chip TPU Google, riducendo la dipendenza da Nvidia

Negli ultimi mesi, OpenAI ha avviato una svolta strategica: per la prima volta sta utilizzando i chip TPU (Tensor Processing Unit) sviluppati da Google, segnando un’importante rottura rispetto alla dipendenza quasi totale da Nvidia. Fino a oggi, OpenAI si affidava principalmente alle GPU Nvidia, fornite da Microsoft e Oracle, per alimentare i propri sistemi di intelligenza artificiale, sia in fase di addestramento che di inferenza.

Secondo quanto riportato da The Information, infatti, Google è riuscita a convincere OpenAI a utilizzare i propri chip attraverso il servizio Google Cloud, in particolare per gestire le operazioni di inferenza, come quelle necessarie per far funzionare ChatGPT. L’obiettivo principale? Ridurre i costi, sempre più alti per via della domanda crescente e dei limiti nella disponibilità di GPU Nvidia.

Google, OpenAI e chip: una nuova mappa dell’AI

Questa collaborazione, di cui non si hanno conferme, non solo permetterebbe a Google di rafforzare la posizione del proprio cloud nel mercato, ma anche di promuovere i TPU come un’alternativa più efficiente ed economica. Allo stesso tempo, OpenAI diversifica le proprie fonti hardware, aumentando la resilienza del proprio ecosistema tecnologico.

Nonostante questa apertura verso Google, OpenAI continua a usare le GPU Nvidia per addestrare i suoi modelli più avanzati. Tuttavia, la scelta di affiancare i TPU di Google segna l’inizio di un modello ibrido che potrebbe diventare lo standard nei prossimi anni: utilizzare chip differenti per le varie fasi dei processi AI.

Nel frattempo, anche altri attori del settore — come Apple, Anthropic e Apple— guardano con interesse ai chip di Google. La competizione tra fornitori di hardware per l’intelligenza artificiale si fa sempre più intensa, e la “guerra dei chip” potrebbe ridefinire non solo le prestazioni, ma anche i costi e l’accessibilità dell’intelligenza artificiale nel mondo.

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