Intelligenza artificiale, assistenti virtuali, IA generativa, agenti… sono solo alcune delle parole entrate ormai nel dibattito quotidiano. Vediamo immagini generate da tool di IA generativa, post social che per errore iniziano con “Ecco un possibile post che potresti pubblicare…” evidente segnale d’uso di un tool IA; caccia agli apostrofi dritti; Siri e Alexa che provano a semplificarci la vita salvo poi finire a discuterci. Tutto questo è entrato nella quotidianità di chi ha deciso di integrare e sperimentare l’uso di queste tecnologie.
Ma cosa pensano effettivamente gli italiani dell’intelligenza artificiale?
A dirlo sono i dati del Centro di Ricerca Observa Science in Society che ha rilevato le opinioni, i comportamenti e gli atteggiamenti degli Italiani nei confronti dell’Intelligenza Artificiale.
I dati presenti all’interno dell’Annuario Scienza Tecnologia e Società, che da vent’anni rappresenta un punto di riferimento per comprendere il rapporto tra cittadini, scienza e innovazione in Italia, rilevano un crescente uso dell’IA soprattutto generativa, pur evidenziando una preoccupazione per le implicazioni e la regolamentazione.
Rispetto alla percezione dell’intelligenza artificiale, la prima cosa che viene in mente agli italiani quando pensano all’IA è ancora quella dei robot umanoidi (27,4%), anche se in calo rispetto al 2023 (30,6%). Cresce invece il riferimento a Chatbot come ChatGPT (25,8%) e gli assistenti vocali tipo Alexa (21,8%). Più marginale, invece, l’associazione con algoritmi che suggeriscono video o prodotti online (14%) e con i dispositivi per la domotica (9,5%).
Informazione e IA: solo il 2,4% si sente “molto informato“
Nonostante l’ormai ampia diffusione di strumenti basati sull’IA, la percezione di conoscenza tra i cittadini resta bassa: ben il 63,3% dichiara di sentirsi poco o per niente informato sull’intelligenza artificiale; mentre il 33,2% ritiene di sentirsi abbastanza informato. Solo il 2,4% afferma di essere molto informato.
Il dato è in leggero miglioramento rispetto al 2023, ma segnala chiaramente la necessità di maggiore alfabetizzazione digitale sull’argomento.
Gli strumenti di IA più usati dagli italiani
Se si guarda agli strumenti effettivamente utilizzati, il panorama è dominato dagli assistenti vocali (49% nel 2024, in netto aumento rispetto al 41,3% del 2023). Seguono i dispositivi per la smart home (29%) e, con un salto notevole, i chatbot generativi come ChatGPT, passati in un anno dall’11,1% al 25,1% degli utenti.
Gli algoritmi per la creazione di immagini e video si attestano invece al 19%, confermando una rapida penetrazione di strumenti creativi nel quotidiano.
L’intelligenza artificiale per gli italiani è sempre meno fantascienza e sempre più una realtà tangibile, presente nelle case e negli smartphone. Ma l’accelerazione tecnologica non ha ancora trovato un corrispettivo nell’informazione e nella consapevolezza: la maggior parte delle persone la usa, ma non la conosce a fondo. Ed è proprio da qui che parte la vera sfida: trasformare l’uso passivo in consapevolezza digitale, capace di capire, scegliere e formare almeno competenze di base.
ChatGPT e tool di IA generativa? Sì, ma con regole chiare
Rispetto alla regolamentazione, l’uso sempre più diffuso di strumenti di intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT, sta sollevando nuove domande su rischi e responsabilità. Secondo l’indagine, 7 italiani su 10 chiedono una regolamentazione rigorosa per questi strumenti. Solo il 16,6% si dice favorevole a vietarli perché potrebbero sostituire il lavoro umano, mentre il 15% vorrebbe incoraggiarne l’uso in ambito educativo e lavorativo.
Il dato più rilevante è proprio la crescita della richiesta di norme: dal 54% del 2023 al 69% del 2024, segno di una crescente consapevolezza sui potenziali impatti sociali dell’IA.
È possibile consultare tutti i dati dell’Annuario Scienza Tecnologia e Società sul sito Observa.it.