Si è concluso da poco, con la selezione di due progetti vincitori, Ferrara100: il primo laboratorio civico realizzato nella città estense che è stato capace di coinvolgere direttamente giovani under 35 in un processo di innovazione urbana e sociale.
Il Comune di Ferrara ha affidato a un gruppo variegato di giovani, provenienti da tutta Italia, non il compito di assistere a un evento, ma la sfida ben più ambiziosa di progettare la città stessa.
Per tre giorni, Ferrara ha aperto le porte a idee e confronto, trasformati in azione concreta. Non si è trattato di un convegno né di una summer school tradizionale, e nemmeno di un hackathon classico, ma di un esperimento sociale, politico e culturale che ha unito approcci diversi con un unico obiettivo: attivare fiducia, stimolare collisioni e costruire visioni nuove. Il progetto, parte integrante del programma Ferrara Talent Playground, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e promosso dal Comune di Ferrara, ha visto la regia operativa e progettuale affidata a GenerazioneT, impresa sociale under30 nota per il proprio impegno nell’empowerment giovanile e nell’innovazione sociale su scala nazionale. La sfida era netta: come rendere Ferrara più attrattiva e vivibile per le nuove generazioni? Il processo non ha coinvolto un consueto tavolo istituzionale, ma un’esperienza immersiva e collettiva, nella quale il valore principale non era la competenza tecnica, bensì la volontà di contribuire e di immaginare insieme il futuro della città.
Per il format son stati selezionati oltre 70 partecipanti, dalle competenze più variegate nel campo dell’attivismo civico, dell’amministrazione locale nelle aree interne o dell’imprenditoria, affiancati da testimonial locali under 35, suddivisi in sette tavoli tematici – dalla cultura alla mobilità, dalla sostenibilità agli spazi urbani – accompagnati da facilitatori e stimolati da pillole di metodo a cura di Jacopo Naidi, program manager di Innovit (l’Italian Innovation Center nella Silicon Valley). Un team metodologico ha guidato le attività con moduli strutturati, scandendo momenti di analisi, mappatura, costruzione di modelli di cambiamento e prototipazione, fino alla presentazione finale delle idee. A fare la differenza è stato l’utilizzo di pratiche di educazione non formale: giochi, interviste incrociate, momenti informali e attività serali hanno favorito un clima di fiducia e appartenenza, dando voce a una generazione che spesso viene dipinta come disillusa ma che in realtà ricerca spazi autentici per dialogare e agire.
Due le proposte premiate:
- Un progetto di riuso creativo dei musei, immaginati come luoghi di relazione serale e non solo spazi espositivi.
- Spazi multifunzionali co-creati da giovani e anziani e in edifici riqualificati, per contrastare solitudine e le difficoltà abitative di Ferrara.
Queste sono state selezionate per un’ulteriore fase di incubazione nei mesi a venire, con l’obiettivo di tradurre le idee in azioni concrete, dal rilancio partecipativo degli spazi culturali a nuovi modelli abitativi sostenibili e condivisi. Ma al di là dei risultati progettuali, il vero lascito di Ferrara100 è nella qualità delle relazioni generate: ha confermato che l’innovazione nasce dal contatto e dalla costruzione di spazi comuni vivi, non dall’ideazione solitaria o da procedure standardizzate.
Come ricordava Fred Kent, urbanista e fondatore del Project for Public Spaces, “Se progetti una città per le macchine, avrai macchine. Se la progetti per le persone, avrai persone.”
Questo esperimento sociale, che unisce educazione civica, tecnologia e partecipazione, ha permesso al Comune di Ferrara di dimostrare che progettare per i giovani significa riconoscerli come protagonisti politici e culturali, non semplici comparse di consultazioni rituali.
Perché la verità è che se progetti davvero per i giovani, allora li hai davvero: non come spettatori di un futuro altrui, ma come architetti del presente. Una città è un organismo vivente e chi vuole futuro deve saperlo generare giorno dopo giorno. Ferrara100 non è stato un evento da archiviare, ma un laboratorio da coltivare, una sfida aperta che invita a continuare a costruire ponti, relazioni e comunità capaci di far emergere idee nuove e trasformarle in realtà, nella speranza che altre amministrazioni possano cogliere l’opportunità di replicare questo esperimento sociale, politico e culturale.
di Chiara Scialdone, Innovation Manager di Generazione T e Project Manager di Ferrara 100