0%

La città del futuro: intervista a Vittorio Colomba

Vittorio Colomba

La mia intervista a Vittorio Colomba, partner e fondatore dello studio legale SC Avvocati Associati per il quale coordina il focus team Legal Tech, Data Protection Officer (DPO) dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e membro del Comitato scientifico della Fondazione Italia Digitale. Nella città del futuro chi gestirà i dati e come verranno salvaguardate sicurezza e privacy?

Avvocato quali sono le principali preoccupazioni legate alla sicurezza e alla privacy nelle città del prossimo futuro?

Ha centrato il punto, non c’è innovazione digitale che non preveda un uso sempre più massiccio di dati, di informazioni, di dati personali e quindi tutto ciò che nell’ottica del futuro delle città dovrebbe consentire una miglior vivibilità, una miglior fruizione dei servizi, passa attraverso però una profilazione, passa attraverso un trattamento di dati delle persone coinvolte. Pensi a quello che può succedere nella gestione del traffico, quindi a tutti gli strumenti delle cosiddette smart city che però appunto prevedono un monitoraggio del traffico per renderlo più fruibile e tutto questo con il rischio di domandarsi “chi controlla il controllore”.

Quale è il confine tra pubblico e privato nella gestione dei dati?

Il rapporto e il confine tra ordine e sorveglianza è un confine sempre più labile, con una potenziale confusione tra pubblico e privato, nel senso che, da un certo punto di vista, l’obiettivo dello Stato dovrebbe essere quello di avere un perfetto controllo e governo dei dati, soprattutto per le potenziali implicazioni come uno scorretto utilizzo di dati in termini di profilazione, in termini di sorveglianza.

Quindi l’interesse privato è quello che stimola di più lo sviluppo e l’innovazione delle città?

C’è uno straordinario interesse dei privati anche nello sviluppo di tecnologie di digitalizzazione delle città, a parte il fatto che sono i privati che, per esempio, ragionando di intelligenza artificiale, stanno investendo le somme più consistenti nell’addestramento e nello sviluppo di questi sistemi e quindi l’interesse ad una collaborazione tra pubblico e privato che già si registra e che probabilmente, in futuro, sarà la chiave di questi sviluppi ha un ulteriore aspetto problematico. Sappiamo quali sono le finalità perseguite dal pubblico, avere delle città più sicure, più ordinate, meglio gestite, al privato interessa il business e il profitto e questi due interessi come possono conciliarsi nello sviluppo di progetti comuni?
Un ultimo aspetto potenzialmente problematico è dovuto al fatto, ragionando di privati, è di pubblico dominio che i maggiori investitori non sono nazionali, non sono italiani e quindi l’altro tema è come gestire l’interesse, la collaborazione nello sviluppo di questi progetti da parte delle big tech americane o comunque dei grandi investitori stranieri.

Ultimi articoli

Gli italiani e il “tecnostress”: 6 su 10 non riescono più a staccare dal digitale

Avviato da AGID il censimento del patrimonio digitale della Pubblica Amministrazione

Friuli Venezia Giulia, scuola digitale: 728 plessi già in banda ultralarga grazie al Piano Scuole regionale

Calendario eventi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Skip to content