Ho intervistato Giorgio Ventre, Professore Ordinario di Sistemi per l’Elaborazione delle Informazioni, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Direttore Scientifico della Apple Developer Academy e membro del Comitato scientifico della Fondazione Italia Digitale, analizzando con lui quella che potrebbe e probabilmente sarà la città del futuro.
Professore, come sarà la città del futuro? Quali evoluzioni possiamo vedere all’orizzonte?
Io credo che è chiaro da alcuni esempi di enorme successo che, secondo me, dobbiamo immaginare le città come un ecosistema che produce competenze e innovazione, quindi la mia sensazione è che mentre prima immaginavamo la città come un luogo di problemi, di seccature, di servizi di bassa qualità, quasi un peso, in realtà oggi la città è il luogo dove puoi sperimentare le tecnologie più all’avanguardia.
Io uso sempre San Francisco come modello perché è un posto che è stato parte della mia vita per diverso tempo e con tutte le sue crisi rimane un luogo di grande innovazione e di grandi energie.
La città del futuro è una città che autoproduce innovazione in funzione di quelle che sono le sue esigenze. Chiaramente nelle città c’è il problema del traffico, il problema dell’inquinamento, il problema dell’energia, però è anche vero che nella città tu hai le università, hai le scuole, hai le aziende e quindi secondo me il trucco o la soluzione al problema annoso della dello sviluppo delle città e della loro crescita è quello di farle diventare ecosistemi in cui tutte queste componenti lavorano continuamente e totalmente insieme.
Non possiamo più vedere la città come fatta di componenti separati: le università, gli ospedali, l’azienda dei trasporti, l’azienda dell’energia e l’azienda dei rifiuti. Queste devono essere viste come ecosistemi che lavorano insieme per fare in modo che la vita cresca, che ci sia davvero innovazione.
Tra parentesi il grande vantaggio del sistema città è che tu hai negli stessi spazi sia chi studia e chi fa ricerca, sia chi produce sistemi, prodotti, innovazione, e poi chi ne ha bisogno, cioè chi se la deve comprare. E questo è un vero ecosistema. Io quindi credo che la città oggi è il sistema nelle migliori condizioni per produrre vera innovazione.
Paradossalmente se noi vediamo le regioni, esse sono dei sistemi su scala molto più grande, ma non hanno questa immediatezza dell’impatto dell’innovazione sulla propria vita.
Quanto è importante la formazione e la cultura digitale per vivere nella città del futuro?
Questo è un problema vero ovunque ma soprattutto in Italia. Ci possono essere limiti posti dai cittadini stessi, in particolare a causa delle disuguaglianze nella preparazione culturale e nella cultura digitale. La scarsa innovazione nel sistema educativo italiano contribuisce a creare queste disparità, creando una potenziale divisione tra cittadini di “serie A” e “serie B” in base alla loro capacità di adattarsi e sfruttare le nuove tecnologie.
C’è una refrattarietà dell’istruzione. Il sistema formativo italiano è poco propenso all’innovazione, con scarso spazio dedicato alla cultura digitale nelle scuole. Inizia ad esserci l’introduzione della cultura digitale nelle scuole medie, ma essa è ancora assente in modo significativo nelle scuole secondarie superiori.
Queste sfide richiedono un urgente intervento nel sistema educativo e una maggiore sensibilizzazione della popolazione riguardo all’importanza della competenza digitale.