Ricordate tutto il clamore intorno al metaverso? Sembrava dovesse rivoluzionare ogni aspetto della nostra vita, dal lavoro al divertimento, passando per lo shopping e le relazioni sociali. Conferenze, annunci roboanti, investimenti milionari da parte di giganti della tecnologia come Meta che ci hanno sognare un futuro dove avremmo vissuto e interagito in mondi virtuali paralleli. Poi, all’improvviso, il silenzio, o quasi.
Oggi, a distanza di qualche anno dal picco dell’entusiasmo, sembra che la grande bolla del metaverso si sia, se non del tutto sgonfiata, quantomeno molto ridimensionata. I titoli dei giornali non ne parlano più con la stessa enfasi, le aziende sembrano aver tirato il freno a mano sugli investimenti e, diciamocelo, pochi di noi si sono ritrovati a passare le giornate con un visore VR in testa per lavorare o socializzare.
Cosa è successo? Forse le aspettative erano semplicemente troppo alte, alimentate da una narrazione futuristica che non ha tenuto conto della realtà dei fatti. Le tecnologie necessarie per un metaverso davvero immersivo e fruibile su larga scala sono ancora in fase embrionale. I visori migliori sono costosi, spesso ingombranti e non ancora abbastanza comodi da giustificare un utilizzo prolungato. Le piattaforme sono frammentate, manca un vero standard e l’esperienza utente è spesso tutt’altro che fluida o intuitiva.
Inoltre, forse, non abbiamo ancora capito bene a cosa serva davvero il metaverso nella nostra quotidianità. Al di là delle esperienze di gioco, di applicazioni formative dedicate a specifici occupazioni o di qualche evento virtuale, il valore aggiunto per la maggior parte delle persone non è ancora così evidente da giustificare un massiccio spostamento verso questi mondi virtuali.
Quindi è finita l’era del metaverso prima ancora di iniziare? Non proprio. Più che di uno scoppio vero e proprio della bolla, potremmo parlare di una fase di ridimensionamento. Le aziende stanno probabilmente ripensando le loro strategie, concentrandosi su applicazioni più mirate e realistiche, magari in settori specifici come la formazione, la prototipazione industriale, la sanità o particolari nicchie di intrattenimento.
In fondo, ogni tecnologia rivoluzionaria ha i suoi alti e bassi. C’è la fase dell’hype, quella del disincanto e poi, se la tecnologia ha un reale valore, una fase di adozione più graduale e consapevole. Forse il metaverso non sarà l’utopia digitale che ci avevano dipinto, ma potrebbe comunque trovare il suo spazio, evolvendosi in forme più mature e utili di quanto immaginiamo. È solo questione di tempo.
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