Le vacanze finiscono, ma purtroppo c’è chi approfitta proprio di questi giorni di ritorno alla normalità per mettere in piedi raggiri digitali. Smartphone e caselle di posta si riempiono di notifiche: pacchi mai ordinati da ritirare, multe improvvise da pagare, “urgenze” familiari che richiedono un bonifico immediato. Sono scenari che molti hanno già visto, ma che continuano a mietere vittime.
Le truffe più comuni in questo periodo arrivano via mail: finti corrieri che avvisano di una spedizione bloccata o enti che sollecitano il pagamento di una tassa. A un primo sguardo sembrano comunicazioni ufficiali, ma basta osservare meglio per scoprire errori grossolani, link strani o mittenti sospetti.
Anche WhatsApp è diventato un terreno fertile. Spesso arriva un messaggio da un “nuovo numero” che si spaccia per un figlio o un parente con il telefono rotto. Dopo poche frasi, la richiesta di soldi “per un’emergenza”. A cadere in questi tranelli sono soprattutto persone che non hanno grande familiarità con la tecnologia, ma la verità è che può capitare a chiunque, se colto in un momento di distrazione.
Negli ultimi mesi si sono diffuse anche finte comunicazioni da parte di banche o perfino delle forze dell’ordine, con tanto di allegati da scaricare. Nessun istituto o ufficio pubblico, però, comunica così: è una regola che conviene fissarsi bene in mente.
La difesa più efficace resta una sola: non avere fretta. Fermarsi un attimo, rileggere con calma e, se si ha un dubbio, contattare direttamente la fonte con un numero ufficiale. È utile anche attivare l’autenticazione a due fattori e non condividere mai codici ricevuti via SMS.
Per aggiornamenti in tempo reale consiglio di consultare il sito del CSIRT Italia, che segnala le campagne di phishing più diffuse.
Le truffe di fine estate colpiscono perché sfruttano le nostre abitudini: siamo di corsa, leggiamo al volo e clicchiamo senza pensare. La tecnologia evolve, ma credo che il vero antidoto resti la calma. Prendersi quei due minuti in più, oggi, significa evitare un bel guaio domani.
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