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Auto ibride plug-in: inquinano quanto quelle diesel

Auto ibrida

Un recente studio condotto da Transport & Environment (T&E) getta nuova luce sull’efficacia ambientale delle auto ibride plug-in, sfatando l’idea che si tratti di una soluzione intermedia realmente pulita tra motori a combustione e veicoli completamente elettrici. Secondo l’analisi, le cosiddette PHEV (plug-in hybrid electric vehicles) emettono in condizioni reali di guida quantità di CO₂ molto vicine a quelle delle auto diesel o benzina, rendendo dubbia la loro etichetta di “green”.

Lo studio ha esaminato dati reali raccolti da 127.000 veicoli plug-in registrati nel 2023 in Europa, analizzati tramite i monitor del consumo carburante dall’European Environment Agency (EEA). I risultati indicano che queste auto emettono in media circa 135 g di CO₂ al km, rispetto ai circa 166 g CO₂/km delle auto a benzina o diesel. Non solo: rispetto ai valori dichiarati nei cicli ufficiali (WLTP), le emissioni reali delle PHEV risultano essere in media quasi cinque volte più elevate.

Una delle ragioni principali che emergono dallo studio è la sovrastima del cosiddetto “fattore di utilità” nei test ufficiali, ovvero la frazione del tempo in cui l’auto percorre realmente in modalità elettrica rispetto alla guida totale. Nei cicli dichiarati si assume che la modalità elettrica copra fino all’84% del tempo, ma i dati reali mostrano che tale quota è molto più bassa, intorno al 27%. Ancora più sorprendente è che, anche quando il veicolo viene utilizzato in modalità elettrica, il motore a combustione spesso entra in funzione: in modalità elettrica si registrano consumi medi di circa 3 litri di carburante per 100 km, equivalenti a 68 g CO₂/km, ben oltre quanto dichiarato. 

Questo comportamento mina profondamente il vantaggio ambientale che le PHEV sono spesso vendute a rappresentare. Per chi acquista un’auto ibrida plug-in con la convinzione di ridurre significativamente le emissioni, i numeri reali portano a una constatazione amara: la riduzione media di CO₂ rispetto a una auto a combustione pura è soltanto dell’ordine del 19%.
In pratica, nel mondo reale, queste auto non si comportano come “quasi elettriche” ma piuttosto come veicoli misti con emissioni ancora molto elevate.

Va sottolineato che le PHEV presentano in teoria dei vantaggi come la possibilità di percorrere parte del tragitto in modalità elettrica che riduce la dipendenza dal carburante e può abbassare le emissioni in scenari ottimali. Tuttavia, quelle condizioni ottimali (ricarica frequente, uso soprattutto urbano, batteria carica) spesso non si verificano nella pratica quotidiana. Lo studio di T&E mette in risalto come il peso maggiore dovuto alla batteria, l’affidabilità della modalità elettrica nelle condizioni reali, il comportamento di guida e la frequenza di ricarica influenzino il risultato finale: le auto con autonomia elettrica dichiarata superiore ai 75 km risultavano persino più inquinanti delle PHEV con autonomia più contenuta, a causa del peso aggiuntivo e del maggior consumo in modalità termica.

Le case automobilistiche dovranno quindi rivedere i loro standard per ottimizzare al meglio la convivenza delle due tecnologie per migliorare l’efficienza e ridurre ulteriormente le emissioni nocive.

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