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World Press Freedom 2026: Nell’era dell’IA l’Italia al 56° posto

index rsf

Il panorama dell’informazione italiana preoccupa con un dato che scuote le fondamenta della nostra democrazia. Il World Press Freedom Index 2026, pubblicato il 30 aprile da Reporters sans frontières (Rsf), certifica un crollo verticale: l’Italia scivola al 56° posto della classifica mondiale.

In un’epoca in cui la comunicazione viaggia alla velocità della fibra e l’Intelligenza Artificiale tenta di riscrivere le regole della produzione dei contenuti, il nostro Paese sembra arretrare verso logiche analogiche di censura e pressione.

Un ecosistema informativo sotto assedio

Nonostante un mercato mediatico consolidato e una vasta offerta di testate web e siti d’informazione, il pluralismo italiano è minacciato da una combinazione tossica di vecchi e nuovi pericoli. Se da un lato le organizzazioni criminali continuano a intimidire fisicamente i cronisti, dall’altro si assiste a una preoccupante evoluzione delle minacce nel cyberspazio.

Si passa dalle intimidazioni online con campagne d’odio mirate ed orchestrate sui social media che mirano a silenziare i giornalisti che si occupano di corruzione e criminalità, a spyware e sorveglianza, come sottolineato dalle organizzazioni internazionali, l’uso di tecnologie per il monitoraggio dei giornalisti mette a rischio la protezione delle fonti. Non ultimo il caso di Fanpage, il cosiddetto caso Paragon.

Un caso particolare sono le Strategic Lawsuit Against Public Participation, SLAPP, si legge nel World press freedom index. Si tratta delle cause giudiziarie pretestuose, spesso per diffamazione o richieste di risarcimento milionarie, avviate da soggetti potenti, aziende, politici, imprenditori, gruppi di interesse, con l’obiettivo di intimidire chi esercita libertà di stampa o critica. Le querele temerarie vengono utilizzate come “algoritmi di silenziamento“, sfruttando la precarietà economica dei professionisti per bloccare inchieste scomode.

Direttive antislapp

Tanto che è stato necessario che il Parlamento europeo approvasse le direttive Antislappconcordata con il Consiglio il 30 novembre 2023, che ha l’obiettivo di garantire che le persone e le organizzazioni che lavorano su questioni di interesse pubblico, quali i diritti fondamentali, le accuse di corruzione, la protezione della democrazia o la lotta alla disinformazione, godano della protezione dell’UE contro questa cause legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica.

Il commento della FNSI al World press freedom index di Rsf

E’ intervenuta sul tema la segretaria generale della Federazione Nazionale Stampa Italiana, Alessandra Costante, non usa mezzi termini per descrivere lo scenario attuale, legando la libertà di espressione alle condizioni materiali dei lavoratori: “Lo sprofondamento dell’Italia al 56° posto della classifica di Rsf World press freedom è lo specchio di una situazione di grande sofferenza della libertà di stampa nel nostro Paese. […] I lavoratori autonomi e i co.co.co, che hanno addirittura retribuzioni medie sotto la soglia di povertà, stanno aspettando da tempo l’equo compenso, ma nonostante le promesse della stessa presidente del Consiglio, sembra di giocare a palla avvelenata.”

Costante sottolinea inoltre l’urgenza di una regolamentazione dell’IA per evitare che l’informazione venga ulteriormente svalutata e che i diritti dei giornalisti, fondamentali per l’indipendenza editoriale, vengano erosi dalle logiche di mercato e dalle piattaforme digitali.

Tra 3 maggio e sfide tecnologiche: ricordare i caduti nell’era della disinformazione

Il legame tra questi dati e la Giornata mondiale della libertà di stampa del 3 maggio è profondo. Mentre celebriamo il diritto dei cittadini a essere informati, il pensiero va ai numerosi giornalisti caduti. Non si tratta solo di martiri delle mafie o delle guerre fisiche, come i tragici fronti in Medio Oriente, ma di professionisti che hanno combattuto per portare la verità in un mondo sempre più inquinato da fake news e manipolazioni algoritmiche.

La libertà di stampa oggi non si difende solo nelle piazze, ma anche nel codice. Il mancato recepimento del Media Freedom Act e la cosiddetta “legge bavaglio” che ha introdotto il divieto di pubblicazione “integrale o per estratto” dell’ordinanza con cui i giudici formalizzano una misura cautelare, rappresentano ostacoli normativi che impediscono all’Italia di allinearsi agli standard europei.

Come ricordato da Anthony Bellanger segretario generale della Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj), è fondamentale regolamentare l’intelligenza artificiale e vietare ogni forma di sorveglianza digitale per proteggere il diritto del pubblico a prendere decisioni informate.

L’innovazione tecnologica non può dirsi progresso se non è accompagnata da una tutela altrettanto innovativa della libertà di espressione. Senza finanziamenti adeguati, leggi contro le querele temerarie e una protezione reale dei giornalisti anche dei giornalisti digitali, la tecnologia rischia di diventare solo un megafono per la propaganda o uno strumento di controllo.

L’informazione libera deve tornare nell’agenda del Paese, affinché il digitale resti uno spazio di democrazia.

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