Il rapporto annuale “On the Tipping Point: Press Freedom 2025“, presentato a Strasburgo il 3 marzo 2026 dalla Piattaforma per la sicurezza dei giornalisti del Consiglio d’Europa, scatta un’istantanea drammatica: la libertà di informazione in Europa sarebbe ad un bivio.
Con 344 allarmi gravi registrati, un incremento del 29% in un anno, si tratta di aggressioni, intimidazioni, pressioni legali, tentativi di cattura dei media, repressione transnazionale, il giornalismo continentale si trova ad affrontare una pressione senza precedenti.
Tuttavia, per i lettori di Digitalepopolare, il dato più interessante potrebbe riguardare non solo le minacce fisiche, ma la metamorfosi del digitale che si trasforma da spazio di libertà a sofisticata arena di scontro.
Digitale: arma o strumento?
Non dobbiamo demonizzare la tecnologia, ma analizzarne l’uso distorto. Da un lato, il rapporto evidenzia l’uso inquietante di spyware, si pensi al caso dei giornalisti di Fanpage monitorati tramite il software Graphite per violare la riservatezza delle fonti.
Dall’altro, l’intelligenza artificiale e gli algoritmi vengono spesso piegati a logiche di disinformazione coordinata o per alimentare hate speech, campagne d’odio, che colpiscono duramente le croniste, con l’87% di esse che dichiara di aver subito molestie online.
Come sottolineato da vari dibattiti sul tema , il rischio è che il digitale diventi un’arma del potere: una “gabbia invisibile” dove la sorveglianza e la censura algoritmica limitano il diritto dei cittadini a essere informati.
Se il rapporto del Consiglio d’Europa denuncia le criticità, l’Unione Europea ha risposto nel 2026 con l’entrata in vigore dei suoi “scudi” tecnologici e giuridici. Non siamo più solo nel campo dei principi etici, ma in quello della tutela pratica.
La “Daphne’s Law” contro il ricatto legale
La Direttiva UE 2024/1069 (Anti-SLAPP) permette oggi ai giudici di archiviare rapidamente le cause civili intentate al solo scopo di intimidire i giornalisti. Chi usa i tribunali come clava digitale per prosciugare le risorse di una testata ora rischia sanzioni pesanti.
European Media Freedom Act (EMFA)
Questo regolamento è il vero argine contro l’appropriazione dei media. Impone trasparenza totale sulle proprietà editoriali e pone limiti ferrei all’uso di software spia contro la stampa, sancendo che la “sicurezza nazionale” non può più essere una scusa generica per spiare un computer o uno smartphone.
Digital Services Act (DSA)
Il “Regolamento (UE) 2022/2065 del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 ottobre 2022 relativo a un mercato unico dei servizi digitali e che modifica la direttiva 2000/31/CE” («Regolamento sui servizi digitali» – DSA) ha introdotto nell’ordinamento europeo delle norme volte a garantire un ambiente online sicuro, prevedibile e affidabile, in cui i diritti fondamentali degli utenti dei servizi digitali siano efficacemente tutelati e l’innovazione sia agevolata, contrastando la diffusione di contenuti illegali online e i rischi per la società che la diffusione della disinformazione o di altri contenuti illeciti o nocivi può generare. In sostanza le Big Tech come Meta, X, TikTok, hanno ora la responsabilità legale di mitigare i rischi sistemici. Il DSA impone canali di segnalazione prioritaria per i giornalisti, trasformando le piattaforme da zone franche a spazi regolamentati.
Il monitoraggio: Mapping Media Freedom 2025
A dare manforte a questa analisi è il Mapping Media Freedom Monitoring Report 2025, che evidenzia come la repressione stia diventando sempre più “transnazionale”. I regimi autoritari usano le reti digitali per perseguitare i giornalisti in esilio anche all’interno dei confini UE. La sfida del 2026 è proprio questa: far sì che gli scudi legali europei non restino “gusci vuoti”, ma vengano applicati con rigore dai tribunali nazionali.
La check list per un giornalismo “digitale” “popolare”
Per un giornalismo che sia davvero “digitale” “popolare” , la consapevolezza è la prima difesa.
Ecco una check-list essenziale basata sulle nuove normative:
Difesa dalle liti temerarie: Se ricevi una richiesta di risarcimento sproporzionata, invoca immediatamente il “rigetto rapido” previsto dalla Direttiva Anti-SLAPP.
Contrasto all’odio online: Usa il ruolo di Trusted Flagger, il Segnalatore Attendibile, previsto dal DSA. Le piattaforme sono obbligate a processare queste segnalazioni con priorità.
Protezione delle fonti
In presenza di sospetti spyware, l’EMFA ti garantisce il diritto di non rivelare i tuoi accessi digitali, salvo casi eccezionali validati da un giudice.
Il rapporto 2026 ci ricorda che la libertà di stampa non è una conquista definitiva, ma un processo in continua evoluzione tecnologica. L’equilibro è fragile: Il digitale non è il problema, ma lo è il suo controllo opaco. La sfida per il futuro dell’informazione si gioca sulla nostra capacità di abitare lo spazio digitale non come sudditi di un algoritmo o bersagli di uno spyware, ma come cittadini protetti da leggi chiare e invalicabili.