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AI, servono regole chiare per massimizzare i benefici di una tecnologia rivoluzionaria

Governi, industria, accademici devono lavorare insieme per affrontare le sfide del futuro che ci pone di fronte l’Intelligenza Artificiale

di Fabrizio Benvenuto – Presidente IAMCP e CIO di COMMEDIA

Come la punta di un Iceberg, l’intelligenza artificiale sembra una novità, ma non è una tecnologia così recente, è attorno a noi già da tempo in tantissime applicazioni che utilizziamo quotidianamente. E’ balzata alla ribalta con l’avvento di ChatGPT, l’assistente virtuale creato da OpenAI. In verità, come avviene per gli iceberg, stiamo guardando solo ciò che emerge dall’acqua, tralasciando la parte più estesa. Venendo all’acronimo, GPT è l’abbreviazione di “Generative Pre-trained Transformer”, un modello di intelligenza artificiale tra i più avanzati e dalle più elevate prestazioni disponibili al pubblico.

Il sistema è stato pre-addestrato su vasti insiemi di dati, di testo, provenienti da diverse fonti, libri, articoli e siti web, ed ha appreso una vasta gamma di conoscenze e acquisito competenze linguistiche. Ha una capacità di apprendimento che consente di trattare tantissimi argomenti, una caratteristica che piace agli utenti e che è conosciuta come “zero-shot” o “one-shot”, che vuol dire che può eseguire compiti e fornire risposte pertinenti senza dover essere addestrato dagli utenti in maniera specifica.

Molte persone ne hanno sperimentato l’utilizzo in un’esperienza reciproca, perché anche la macchina ha imparato e sta imparando da noi, dalle nostre richieste, desideri e curiosità. Così Google ha aperto al pubblico in questi mesi l’utilizzo di Bard, un assistente virtuale alimentato dall’intelligenza artificiale che è stato progettato per interagire con gli utenti in modo naturale e intuitivo, e che promette di fornire risposte rapide e accurate alle domande poste, sfidando per efficacia e velocità ChatGPT.

L’AI ha dunque rapidamente guadagnato terreno come una delle tecnologie più promettenti del nostro tempo, grazie alla grande capacità di elaborare velocemente una quantità enorme di dati, di adattarsi e risolvere problemi complessi.  Algoritmi e modelli che consentono alle macchine di apprendere e prendere decisioni in modo autonomo, basandosi su regole e sensibilità dettate dalla programmazione di chi l’ha progettata. L’Intelligenza artificiale sta già rivoluzionando diversi settori, dall’assistenza sanitaria alla guida autonoma, dalla finanza al commercio e alla gestione della relazione con i clienti, dalla produzione e l’automazione al settore dell’energia. L’AI può anche migliorare l’accessibilità, consentendo alle persone con disabilità di interagire con il mondo digitale con modi più intuitivi ed efficaci. Le sue applicazioni sono in continua espansione e stanno influenzando molti altri ambiti come l’agricoltura, l’istruzione, la sicurezza, la gestione delle risorse umane, il cambiamento climatico.

Un altro fronte interessante delle nuove tecnologie riguarda i servizi cognitivi, quelle tecnologie che consentono alla macchina di vedere, sentire e parlare come gli uomini (la visione artificiale, il riconoscimento dei suoni e il linguaggio naturale), mentre la combinazione di queste tecnologie con la robotica porterà a creare delle macchine sempre più umanizzate. 

Tantissime, dunque, le possibilità di utilizzo dell’intelligenza artificiale e allo stesso tempo significative alcune sfide da affrontare.

La disoccupazione tecnologica, tutti quei paventati cambiamenti che l’automazione e l’utilizzo diffuso dell’AI possono portare nel mercato del lavoro con l’eliminazione di alcuni tipi di lavoro tradizionali, in realtà porteranno alla creazione di nuove opportunità, senza sostituire il lavoro dell’uomo ma supportandolo nelle attività che richiedono l’elaborazione di molti dati, laddove la capacità computazionale della macchina è insuperabile.  Basti pensare, solo per fare un esempio, ai settori sanitario e biomedico, dove l’AI può essere utilizzata per l’analisi delle immagini, individuando anomalie nelle immagini diagnostiche, lasciando al medico e alla sua conoscenza ed esperienza il verdetto finale e la definizione del percorso di cura per il paziente. È necessario allora affrontare questa sfida attraverso la riqualificazione e l’adattamento delle competenze, nonché attraverso politiche di inclusione e redistribuzione delle risorse. 

Dal punto di vista delle industrie e delle piccole e medie imprese l’impatto dell’intelligenza artificiale è significativo e riguarda proprio la scelta di adottare questa tecnologia. Se è vero che si è avviato il processo di Industria 4.0 che ha migliorato la competitività delle imprese in Italia e a livello globale, è pur vero che occorre proseguire nel percorso di trasformazione tecnologica adottando da subito l’intelligenza artificiale, quale driver per una elevata produttività e al fine di evitare di dar luogo a ulteriori divide tra imprese, che porterebbero sicuramente alcune di esse a soccombere. Bisogna combattere le diffidenze di alcuni imprenditori che temono di perdere la propria identità, pensando che l’intelligenza artificiale possa in qualche modo mettere a rischio i propri segreti industriali, i propri brevetti o semplicemente l’esperienza ed il know-how acquisito in anni di attività.  Per questo serve uno sforzo tecnologico e normativo che regolamenti l’acquisizione e l’elaborazione dei dati utili all’addestramento dei sistemi di AI.

Tra le sfide da affrontare, infatti, non parlerei ancora della questione legata all’etica e alla privacy, che sicuramente devono essere garantite. Porrei l’accento sulla necessità di una innovazione normativa e di un sistema di regolamentazione che garantisca un utilizzo responsabile, trasparente e sicuro della tecnologia per un futuro della nostra società di vero progresso.  Occorre garantire trasparenza, perché gli algoritmi di AI spesso operano come “scatole nere”, rendendo difficile comprendere come vengono prese le decisioni e quali fonti sono state utilizzate per addestrare gli algoritmi. Allora, è fondamentale sviluppare tecniche e metodi per rendere i modelli di AI interpretabili e comprensibili placando le preoccupazioni riguardo alla trasparenza, alla responsabilità e alla fiducia nelle decisioni prese dai sistemi di AI. Infatti, le decisioni prese dagli algoritmi di intelligenza artificiale possono influenzare le nostre vite e quindi è essenziale che siano istruiti in modo da essere imparziali, rispettare i diritti umani, tutelare i segreti industriali e il diritto d’autore, evitando che possano essere influenzati da bias e discriminazioni presenti nei dati di addestramento o nei modelli utilizzati. Servono politiche e leggi che guidino lo sviluppo, l’implementazione e l’utilizzo dell’AI, bilanciando l’innovazione con la tutela dei diritti e dei valori umani. 

Con una gestione normata, attenta e responsabile, l’AI può veramente trasformare il nostro mondo e aprire nuove frontiere di progresso, ma occorre promuovere una discussione aperta e inclusiva sulle sue implicazioni e lavorare insieme, governi, industria, accademici e la società nel suo complesso, per sviluppare soluzioni che mitighino i rischi associati all’utilizzo di questa potente tecnologia e ne massimizzino i benefici. La sfida più importante è proprio questa: far crescere la tecnologia dentro le regole in una competizione globale che potrebbe da una parte non vedere tutti i paesi attenti allo stesso modo alla tutela dei diritti pur di raggiungere la supremazia tecnologica e dall’altra portare ad un’unica intelligenza artificiale che annullerebbe le peculiarità delle differenze.

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