Repubblica Digitale è l’iniziativa strategica nazionale che ha l’obiettivo di combattere il divario digitale culturale presente nella popolazione italiana sostenere la massima inclusione digitale e favorire l’educazione sulle tecnologie del futuro.
Fondamentale per il raggiungimento di tale obiettivo è l’attività della Colazione Nazionale per le Competenze digitali, composta da soggetti pubblici e privati ce aderiscono al Manifetso per la Repubblica Digitale, proponendo azioni concrete, capaci di produrre risultati misurabili e quantificabili.
Affrontiamo questo tema con Nello Iacono, esperto di competenze digitali e coordinatore dell’iniziativa Repubblica Digitale.
La pandemia ha impresso un’accelerazione importante alla diffusione del digitale tra i cittadini. Quanto è sentita oggi, a livello istituzionale e individuale, la necessità di sviluppare o implementare le competenze digitali?
“Le competenze digitali rappresentano uno dei temi chiave per lo sviluppo socio-economico dell’Italia e questo è testimoniato anche dalla presenza nel PNRR di progetti che operano su tutte le aree di intervento che abbiamo definito nella Strategia nazionale per le competenze digitali e nel suo piano operativo, elaborati nell’ambito dell’iniziativa mulktistakeholder Repubblica Digitale. Proprio per questo motivo lo spettro delle azioni definite è così ampio e va dalle scuole alle università, dal mondo del lavoro pubblico e privato a quello dell’impresa soprattutto, ma non solo, del settore ICT, fino a comprendere nella sua ampia definizione la categoria dei cittadini. L’Italia, secondo gli indicatori internazionali di settore (come il Digital Economy and Society Index), ha un forte ritardo rispetto alla media dei Paesi europei, e questo mette a rischio la sua evoluzione economica, sociale, culturale e lo stesso esercizio pieno dei diritti di cittadinanza. Oggi sappiamo che, come la definisce Luciano Floridi, siamo in una dimensione “onlife” dove non è più così netta la distinzione tra attività svolte offline e online, e questa condizione ibrida richiede una consapevolezza digitale adeguata da parte dei cittadini. In questo quadro, la Strategia per le competenze digitali e i progetti che come Paese abbiamo disegnato e attivato permettono di creare le condizioni del cambiamento”.
Repubblica Digitale ha ideato il 1° Premio Nazionale per le Competenze Digitali. Quali sono gli obiettivi dell’iniziativa?
“Il principale obiettivo è quello di valorizzare e dare visibilità ai progetti di sviluppo delle competenze digitali, in questa prima edizione in particolare nell’area della cittadinanza digitale. Si tratta di progetti di formazione e/o affiancamento svolti sul territorio italiano, che sempre più possano raccontarsi e mettersi in contatto e interazione tra loro. Senz’altro vogliamo favorire l’adesione alla Coalizione Nazionale di Repubblica Digitale, che ormai è composta da oltre 200 organizzazioni, in modo da ampliare la community e fare in modo che il riuso delle esperienze e la definizione comune di linee guida e modelli di riferimento consenta un’accelerazione significativa nell’ottenimento dei risultati complessivi, grazie alla stretta sinergia tra soggetti pubblici, privati e del terzo settore”.
Quali sono i requisiti per partecipare al Premio e come aderirvi?
“Il premio è aperto alla partecipazione da parte di associazioni ed enti del terzo settore, pubbliche amministrazioni locali e centrali, Università e centri di ricerca, enti pubblici, imprese, e le candidature dovranno pervenire entro le ore 10:00 del 17 gennaio 2022 tramite lo spazio dedicato al Premio su ParteciPa https://partecipa.gov.it/processes/premiocompetenzedigitali, dove si possono trovare anche le informazioni di dettaglio, il regolamento e gli aggiornamenti sugli eventi in programma (sono previsti ad esempio eventi specifici di presentazione dei progetti finalisti). Verranno premiate azioni innovative che proporranno un approccio al digitale semplice e che si distingueranno per l’originalità, l’efficacia e la possibilità di essere replicate in altri contesti, la sostenibilità. Quattro le categorie in concorso: Digitale per tutti, Digitale inclusivo, Digitale contro il divario di genere, Digitale nell’educazione per le scuole.
E’ possibile presentare una sola candidatura per categoria, descrivendo il progetto e i principali risultati raggiunti. La cerimonia di premiazione è prevista a fine marzo 2022”.
Considerando le profonde differenze di cultura digitale e accesso agli strumenti digitali nel Paese, l’azione di educazione al digitale che viene promossa anche dal Premio può essere considerata una sfida simile alla campagna di alfabetizzazione che avvenne nel secondo dopoguerra italiano?
“Sì, penso che la sfida sia simile perché anche qui sono in gioco, come detto prima, le possibilità di futuro positivo dell’Italia dal punto di vista sociale, economico e culturale, e anche la tenuta democratica, nel senso più proprio di ampia inclusione dei cittadini nel dialogo democratico, formazione autonoma delle opinioni ed esercizio pieno dei diritti di cittadinanza. Per questo è fondamentale raggiungere rapidamente una diffusa e matura consapevolezza digitale, sapendo che la sfida è cruciale ma gli strumenti da mettere in campo oggi devono essere capillari ma molto altrettanto complessi e articolati”.
A suo parere, le esperienze che vengono messe in evidenza dal Premio in quale modo possono contribuire a raggiungere le fasce di popolazione attualmente più lontane dal mondo digitale?
“Con il Premio vogliamo stimolare l’emersione di buone pratiche che possano costituire delle esperienze di riferimento e con cui confrontarsi da parte di tutti i soggetti del terzo settore, pubblici e privati. Per questo abbiamo definito delle categorie specifiche che comprendono l’inclusione digitale e il divario di genere, perché sappiamo che si tratta di ambiti critici in ottica di sensibilità al problema e necessitano di interventi che prevedano co-progettazione e proattività”.
Qual è il risultato che, una volta raggiunto, testimonierà che il digitale in Italia sarà diventato davvero inclusivo, accessibile per tutti, familiare e affidabile per tutte le fasce di popolazione?
“Un risultato misurato statisticamente che può darci un’indicazione dell’efficacia del percorso intrapreso è il raggiungimento entro il 2026 di almeno il 70% della popolazione con competenze digitali almeno di base . Ma certamente questo dato è solo indicativo. La consapevolezza digitale diffusa si misura nella fruizione piena e proattiva dei servizi digitali, nel cambiamento di qualità degli scambi informativi, nella possibilità di accelerare la riqualificazione professionale, nel ruolo di una PA “guida” dei cittadini-utenti nei confronti dell’evoluzione dei servizi. Si tratta di un circolo virtuoso in cui se la trasformazione digitale della PA e delle imprese si può realizzare compiutamente solo se anche i cittadini-utenti hanno piena contezza di opportunità e rischi, avremo una buona indicazione del raggiungimento di una diffusa consapevolezza digitale quando potremo parlare di piena realizzazione della trasformazione digitale delle organizzazioni e della PA in particolare”.
