Lanciare idee innovative per agganciare le piccole e medie imprese agricole, aumentare la qualità dei prodotti e puntare sulla filiera corta. E’ l’obiettivo della “Giornata per l’innovazione del sistema agroalimentare” che si è svolta venerdì scorso presso la facoltà di Ingegneria dell’università La Sapienza di Roma, ed organizzata insieme alla Regione Lazio e all’Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio (Arsial).
Molte le startup e aziende innovative che hanno presentato soluzioni messe a punto con le
università. Alcune già sono operative, altre invece in fase di studio:
- c’è Foodlocker, il frigorifero condiviso che accorcia la filiera al servizio dei gruppi di acquisto. E’ grande come un armadietto; i produttori lasciano nella cella frigo i prodotti che, così restano freschi. L’acquirente riceve un codice sul suo smartphone con il quale può aprire la cella e ritirare la sua spesa;
- ci sono i transponder nell’allevamento animale, in grado di monitorare tutte le fasi e gli stati di salute degli animali, la loro dieta e anche i parametri del latte prodotto;
- altra innovazione è il macello mobile, un impianto itinerante di macellazione e lavorazione alimentare che rispetta tutti i parametri igienico-sanitari;
- si chiama invece “Direttoo” l’app che mette in contatto i ristoratori e i produttori per creare un sistema di fornitura diretta.
Per lo sviluppo dell’agroalimentare, «è necessario puntare su tre fattori: terra, accesso al credito e qualità», ha dichiarato l’amministratore unico dell’Arsial Antonio Rosati. «Il Lazio, ha proseguito Rosati, ha riaperto la discussione sulla terra con un bando che ha assegnato 350 ettari dopo 44 anni che non succedeva in Italia. Stiamo lavorando poi a un fondo immobiliare. Tuttavia, non si riesce a fare un trasferimento efficace di innovazione. Nel Lazio abbiamo circa 60 mercati stabili in cui le aziende agricole vendono direttamente. Solo a Roma ci sono oltre 85 gruppi d’acquisto. La grandissima scommessa che abbiamo di fronte è la qualità, ma per questo dobbiamo cooperare per
competere».
Quando la tecnologia nelle università incontra il mondo delle imprese – è stata l’idea comune di chi ha partecipato all’incontro della Sapienza – ne beneficia tutta la filiera agricola e agroalimentare. Da chi la terra la lavora a chi i prodotti li consuma in tavola.