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Aprire un’attività sugli Open Data? E’ veramente un’impresa!

 

Eccoli. Sono lì. I dati pubblici che prima erano tranquillamente e beatamente nascosti nei meandri degli archivi digitali dei Comuni, delle Regioni e di altre Amministrazioni italiane, adesso si sono ritrovati spiattellati in “prima pagina”. Ora stanno in bella mostra nei siti web di molte PA italiane, e vengono citati in articoli, in leggi, in decreti, in nuovi piani strategici e agende digitali sul territorio.

Ma dall’altra parte, dalla parte di chi li deve usare, qual è la percezione? Come viene visto il patrimonio informativo pubblico da parte di chi, uscito dall’Università, vorrebbe avviarci una propria attività? Lo abbiamo chiesto ad un ex-studente di ingegneria ambientale siciliano, Gianfranco Di Pietro, che oggi è addirittura CEO di una propria azienda, la Geofunction Srls. Ebbene, lui ha provato a fare il primo passo, ad aprire la “vetrina” degli Open Data degli Enti: è entrato nel negozio! ed ha iniziato a spulciare la merce esposta, i dataset, scavando dentro il patrimonio informativo per sfruttarne le potenzialità.

Questo è un passaggio che tanti altri stanno e staranno intraprendendo; un percorso con diverse sfide davanti ma, come vedremo, non impossibile.

 

Gianfranco, come è nata l’idea di mettere su un’azienda sui dati aperti delle PA?

 

Come tante idee, quasi per caso. Sono un ingegnere ambientale, collaborando in uno studio di progettazione mi trovavo sempre a dover effettuare sopralluoghi in diverse zone e Comuni diversi. Ogni volta, mi “perdevo” a visionare le diverse cartografie e mappe tematiche, zonizzazioni, PRG ecc… Dover capire quali vincoli ricadono nelle aree diventa sempre un lavoro faticoso.

“Avendo a portata di mano (di tablet) tutte queste cartografie forse risparmierei tempo!”

 

Così nacque il progetto MobileMap Sicilia, un’app per Android che consente la visualizzazione con propria posizione GPS delle cartografie tecniche e urbanistiche della Regione Siciliana. Visti i primi successi abbiamo avuto l’idea di aprire una start-up nel settore del web-mobile-gis.

 

Che ruolo hanno i dati aperti della P.A. per creare nuove opportunità di lavoro per i giovani?

 

La nostra start-up si sta specializzando nell’utilizzo dei dati della P.A. pertanto essi ricoprono un ruolo fondamentale nel nostro lavoro.

 

Qualcuno pensa che liberare i dati pubblici, renderli disponibili a tutti sia rischioso e faccia perdere tempo e denaro alle amministrazioni. Invece rendendoli disponibili al riutilizzo essi si trasformano da semplici informazioni in “risorse” per la comunità, per il territorio. Riutilizzare i dati per produrre un valore aggiunto e un beneficio per la collettività, è la naturale conseguenza della pubblicazione di Open Data da parte di un Ente.

Ma i soli dati non bastano.

E’ opportuno sottolineare a quanti si vogliono cimentare in questo business che se si vuole “guadagnare” e trarre un vantaggio dall’uso di open data occorre lavorare molto e realizzare dei prodotti di alta qualità per il mercato dei consumatori (sempre più esigenti).

Il profitto del riutilizzo è generato proprio da questo lavoro, non di certo dal dato in sé, visto che è liberamente disponibile.

 

Alcuni enti come i Comuni di Firenze, Milano, Torino, Roma, Palermo lanciano spesso dei contest, iniziative di valorizzazione di vario genere, e concorsi a premi per individuare i migliori casi di utilizzo dei propri dataset open. Questi contest e hackathon sono un’importante occasione per chi si vuole cimentare in questo business.

 

Altri fattori importanti sugli Open Data sono la qualità dei dati e l’affidabilità e robustezza delle interfacce applicative messe a disposizione dagli Enti, per accedere ai dati stessi. Se questi elementi mancano, chi riutilizza quei dati non può sfruttarli al meglio, specie nel settore dei dati cartografici (i cosiddetti open-geo-data). In alcuni casi rischiano di esserepraticamente inutilizzabili: è inutile che un Ente pubblichi tantissime informazioni urbanistiche su dei server che “si piantano” al raggiungimento di pochi utenti. Dal lato delle aziende che usano i dati, diventa inutile realizzare un’app che si interfaccia con questi server.

 

Quali le difficoltà che un giovane imprenditore si deve preparare ad affrontare per lavorare in questo settore, e come può farlo nel modo migliore?

Le difficoltà sono principalmente legate agli iter burocratrici e al fisco italiano. Ancora oggi, resta sempre complesso mettere su un’azienda che abbia le gambe per camminare se non si ha un credito o un capitale proprio da investire di un certo livello. Occorrerebbe quindi meno burocrazia ed un fisco più leggero.

Al tempo stesso, nel settore in cui operiamo a questo si aggiunte la laconica mancanza di fondi per i piccoli investimenti da parte delle P.A. che devono convivere con i tagli ai bilanci, le spese correnti, gli iter burocratici, gli svincoli delle somme, i patti di stabilità… Non ci dobbiamo scoraggiare però, il termine è “impresa” non a caso.

 

di pietro 2

 

Come potrebbero prepararsi i giovani che oggi sono all’università o ne sono appena usciti, per potercela fare?

Suggerisco a tanti che per prima cosa è importante completare il percorso universitario nel miglior modo possibile, subito dopo occorre studiare ulteriormente e individuare un settore con pochissime esperienze. Se si ha un’idea innovativa in un settore poco “battuto” sarà molto più facile trovare una strada di successo.

Sicuramente incubatori d’impresa e associazioni aiutano molto a far sviluppare l’idea imprenditoriale e a far crescere culturalmente le persone coinvolte. Prima di cercare finanziatori, se è possibile farlo, tentare di avviare l’investimento in proprio; sarà più gratificante il successo.

Qualora l’investimento fatto in proprio non riesca a decollare, è più facile far breccia tra gli investitori, perché il progetto viene presentato già con una esperienza fatta. Chi investe apprezza molto questo aspetto, diffidando dal “ragazzino appena uscito dall’università”. Purtroppo in Italia funziona così, oltreoceano forse funziona proprio al contrario.

Poi avviato il progetto, è indispensabile evolversi sempre e costantemente. Un modo per poter garantire una certa stabilità è quello di diversificare l’offerta e il target della clientela.

 

Quali sono gli skill che più mancano in questo settore?

 

Nel settore degli Open Data sicuramente manca un’attenzione forte da parte del mondo della ricerca universitaria. Pochi e rari casi sono quelli in cui per le ricerche vengono utilizzati dati open di proposito. Sicuramente ciò è legato al retaggio culturale di molti, ma le cose stanno cambiando.

Molti passi avanti si stanno compiendo, il nostro Paese sicuramente è tra i principali attori nel contesto internazionale degli Open Data e della filosofia open in generale.

Oltre al mondo della ricerca, un lungo lavoro dovranno fare le Pubbliche Amministrazioni locali, sia in termini di iniziative open, che in termini di qualità dei dati che vengono liberati.

Nonostante le criticità è in corso una vera e propria “rivoluzione” in Italia, a macchia di leopardo anche noi aziende registriamo numerosi enti pubblici, e privati gestori, che pubblicano i propri dataset in formato open. Tutto ciò sta generando il proliferarsi di esperienze e iniziative private che portano benefici alla collettività.

Nei prossimi anni assisteremo ad un’evoluzione positiva del modo di pensare ai servizi web delle PA. Sarà ad esempio normale pensare di valutare le potenzialità (sociali, economiche, logistiche, paesaggistiche) di un quartiere piuttosto che un altro, nella scelta del luogo in cui vivere, semplicemente interrogando applicazioni o servizi web appositamente sviluppate per il mercato immobiliare.

Nel settore dell’ICT il ruolo delle PA dovrà concentrarsi nella produzione di informazione piuttosto che nella creazione di servizi. Orientandosi in questo modo si otterrà un risparmio in termini di risorse spese dalla PA, e un beneficio maggiore alla cittadinanza grazie all’intervento delle creatività e delle innovazioni messe in campo principalmente delle nuove generazioni.

 

 

Gianfranco Di Pietro, CEO @ Geofunction Srls.

 

di pietro

Classe 1984, siciliano with proud, studia ingegneria per l’ambiente ed il territorio e si specializza in sistemi informativi territoriali (GIS). Dopo la laurea nel 2009 e varie peripezie lavorative decide di mettersi in proprio. Nel 2013 fonda insieme al Dott. Fabio Rinnone la start-up Geofunction Srls. L’azienda vince il premio come migliore app OpenGeoData Italia nel febbraio 2013 e realizza diverse applicazioni per l’utilizzo di dati geografici open della P.A.

 

Molto attivo nella ricerca scientifica, collabora con l’Università di Urbino e di Catania sul settore dei sistemi informativi territoriali. Attualmente la sua azienda lavora ad un’app per il sussidio ai rilievi geologici in ambito internazionale.

 

dipietro@geofunction.it

www.geofunction.it

 

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