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‪#‎cicciasanaintoscana, la campagna social contro l’allarmismo sulla carne rossa

Il popolo dei social network si sta letteralmente dividendo dopo l’ultimo allarme arrivato dall’Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro da parte dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della Sanità, sul rischio che potrebbe comportare il consumo di salumi, insaccati e ogni genere di carne lavorata. Se a colpi di tweet tra vegani, vegetariani e incalliti carnivori si discute in queste ore di stili di vita corretti e apporti nutrizionali indispensabili, Confagricoltura Toscana lancia una vera e propria campagna social affidando ad un comunicato stampa, che suona come un appello, le ragioni per le quali si rende indispensabile difendere il settore. “Con #cicciasanaintoscana – si legge nel comunicato-ci auguriamo che i consumatori, anche attraverso uno slogan scherzoso ma comunque chiaro, accolgano il nostro invito di rilanciare questo messaggio per il bene di tutti gli operatori del settore”. Questo perché stando a Confagricoltura “il nuovo e inutile allarmismo sulla carne rossa danneggia pesantemente gli allevatori e i consumatori, mettendo a rischio le tante aziende che operano nel settore in Toscana”. “Non ci sottraiamo al confronto, anzi lo sollecitiamo – sottolinea Confagricoltura – ma, sul settore della carne, riscontriamo un allarmismo inutile, con ripercussioni sui consumi che potrebbero essere peggiori del periodo della BSE. Si sta facendo una pericolosa caccia alle streghe. I rapporti monografici dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC) – osserva Confagricoltura – si basano sull’identificazione degli agenti di rischio e non sulla valutazione del rischio. I risultati raggiunti (di cui peraltro ieri sono stati solo anticipati alcuni primi elementi), non devono quindi portare a conclusioni affrettate. Il consumo di carni rosse e preparate costituisce un eventuale possibile rischio solo nel caso di consumi eccessivi o di prodotti trasformati di scarsa qualità – precisa ancora Confagricoltura – circostanze che tradizionalmente non trovano riscontro nei consumi nazionali”.

 

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