Cerca
Close this search box.
Cerca
Close this search box.
0%
Premi per ascoltare

Lavoro e sostenibilità ambientale: ecco il trend del climate quitting

Climate quitting

Cos’è il climate quitting e perché per i lavoratori la componente ambientale è sempre più rilevante.

Con l’aumentare di disastri ambientali ed eventi meteorologici sempre peggiori il cambiamento climatico e una maggiore consapevolezza della necessità di dover tutelare l’ambiente, stanno portando le persone, in tutti i Paesi del mondo, a modificare la propria vita quotidiana e a compiere scelte più green e sostenibili

Se il 2021 è stato l’anno delle “grandi dimissioni”, con picchi di dimissioni dovuti al vacillare dell’impianto del lavoro tradizionale basato su performance e produttività, e il 2022 quello del “quite quitting”, la tendenza ad auto-ridimensionarsi sul posto di lavoro per fare solo quello che viene richiesto dal contratto, senza andare oltre, il trend del 2023 sembra essere quello del climate quitting

Climate quitting: se non ti impegni per l’ambiente mi dimetto

Stando ai dati provenienti da molteplici fonti, l’attenzione alle tematiche ESG sta acquisendo sempre più rilevanza, divenendo un fattore determinante non solo per la ricerca del lavoro, ma anche per il “mantenimento” della propria occupazione. 

Il climate quitting indica infatti la tendenza a non collaborare con datori di lavoro che non abbiano a cuore la sostenibilità ambientale o, addirittura, a lasciare il posto di lavoro in aziende che non si occupino e non mettano a terra azioni concrete per preservare le sorti del pianeta.  

I dati della sensibilità green nel mondo

Sfogliando il Global Green Skills Report 2023 di LinkedIn, infatti, emergono dati interessanti: tra febbraio 2022 e febbraio 2023, le offerte di lavoro pubblicate su LinkedIn che richiedono almeno una competenza green sono cresciute in media del 15,2% e il tasso medio di assunzione di LinkedIn per i lavoratori con almeno una competenza verde è superiore del 29% rispetto alla media della forza lavoro.

Secondo un rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia, invece, nel 2022 sono state impiegate più persone nelle aziende di energia pulita che in quelle di combustibili fossili. E c’è anche un numero crescente di persone che stanno lasciando il lavoro per affrontare il cambiamento climatico. 

Altro dato rilevante: un sondaggio della Yale School of Management del 2021 condotto su 2.000 studenti di 29 business school a livello globale ha rilevato che il 51% accetterebbe salari più bassi per lavorare per un’azienda responsabile dal punto di vista ambientale

I dati del contesto italiano

Una ricerca dell’Osservatorio HR Innovation Practice del Politecnico di Milano, realizzata nel 2023, dimostra che per il 65% degli under 30 è importante che il proprio lavoro abbia un impatto positivo sulla società. In generale, chi ha cambiato lavoro o ha intenzione di farlo nei prossimi sei mesi ha preso questa decisione per questioni legate all’impatto sociale o ambientale dell’organizzazione nel 6% dei casi, ma se si prendono come campione solo gli under 30, questa percentuale sale all’11% (+4% rispetto al 2022).

La sostenibilità dal versante delle aziende

Ovviamente, una spiccata sensibilità per le questioni ambientali può sorgere anche dal lato delle aziende, che spesso scelgono di assumere solo chi dimostra di possedere coscienza e responsabilità verso le tematiche green e chi vive in modo da ridurre il proprio impatto sull’ambiente.

Ma non solo: sta di conseguenza aumentando anche la richiesta di figure professionali con competenze in questo campo, come il sustainability specialist e l’environmental manager, sono in aumento.

Come stimato da Confindustria e l’Osservatorio 4Manager, i dati Unioncamere-ANPAL, Sistema informativo Excelsior consentono di stimare che tra il 2022 e il 2026, in Italia, sarà richiesto dalle imprese e dalla PA il possesso di competenze green con importanza almeno intermedia a 2.4-2,7 milioni di lavoratori (oltre il 60% del fabbisogno del quinquennio) e con importanza elevata a 1,5-1,6 milioni di unità (quasi il 40%).

Insomma, sia che si tratti di dipendenti, sia che si tratti di liberi professionisti, il numero di persone che vuole che la propria azienda rispetti determinati obiettivi ambientali e climatici è in costante aumento. 

E sembrano essersene accorte anche le aziende, in quanto quelle che più si concentrano sul raggiungimento di obiettivi ESG performano meglio. A dirlo è una ricerca PWC che già nel 2017 delineava una significativa correlazione tra attenzione all’ambiente e alle persone e crescita.

Ultimi articoli

A Siena il confronto tra le best practices della sanità digitale

In Toscana arriva il Festival della Robotica

Calendario eventi

Una risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Skip to content