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Competenze, professionalità e un grande piano di cultura digitale: gli ingredienti per scalare la classifica DESI

L’Italia avanza nel digitale: secondo quanto emerge nell’edizione 2022 dell’indice Ue di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi) il nostro Paese si colloca infatti al 18esimo posto fra i 27 Stati membri, dal 20esimo dell’edizione precedente. Due anni fa era 25esima. Ma ci sono luci e ombre nell’indice stilato dalla UE.

“I passi in avanti fatti dall’Italia nella classifica DESI dimostrano l’attenzione e l’impegno crescente rivolto al tema del digitale da parte del nostro Paese, sostenuto anche grazie alle risorse messe in campo dal PNRR”, afferma Francesco Di Costanzo, presidente della Fondazione Italia Digitale. Uno scenario in chiaroscuro quello delineato dall’indice Ue di digitalizzazione dell’economia e della società: se l’Italia ha guadagnato due posizioni rispetto all’anno precedente, passando dal 20esimo al 18esimo posto fra i 27 Stati membri, resta infatti indietro su e-skill e capitale umano: oltre la metà dei cittadini italiani non dispone di competenze digitali di base. “Cuore della Fondazione è sostenere la cultura e le policy digitali e promuovere il settore sotto tutti i suoi aspetti: in primis portando le nuove tecnologie vicino ai cittadini. Sviluppare l’alfabetizzazione digitale e dare riconoscimento alle nuove figure professionali è fondamentale per affrontare le sfide che la società ci pone davanti, a partire dai servizi pubblici, che ormai trovano nell’online il proprio core. Sono i cittadini stessi a chiederlo: secondo i dati del nostro Osservatorio il 90% chiede un grande piano di cultura digitale – conclude Di Costanzo – e più di 7 cittadini su 10 pensano al digitale come opportunità”.

“Una buona notizia per la competitività dell’Italia: il nostro Paese avanza nella classifica europea di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI). Siamo 18esimi su 27, guadagnando due posizioni rispetto all’edizione 2021. Ottimo il progresso fatto, ma non bastano le innovazioni tecnologiche: per la trasformazione digitale servono soprattutto competenze specifiche”. E’ questo invece il commento di Davide D’arcangelo, vice presidente di Impatta, network di imprese e professionisti nato dall’iniziativa di Earth day Italia. “Da Bruxelles – aggiunge – leggiamo un indicatore della classifica che deve farci riflettere. L’Italia paga ancora la scarsa formazione digitale degli italiani: più della metà del paese infatti non dispone delle competenze digitali di base, senza le quali il progressivo sviluppo tecnologico e digitale è impossibile. E’ necessario che le pubbliche amministrazioni e le aziende comprendano che il digitale non è uno dei settori in cui investire ma riguarda e comporta una rivoluzione culturale d’azienda, e che comincino finalmente a introdurre al proprio interno figure altamente specializzate, come il Public Innovation Manager”.

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