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Comunicare un ateneo con i social, la storia del Sant’Anna di Pisa

L’iniziativa #selfiemediamanger, che Cittadini di Twitter ha lanciato per svelare i volti dei social media manager di enti e istituzioni pubbliche, si sta diffondendo con successo. L’invito a ‘metterci la faccia’ altro non è che un modo per andare alla scoperta del panorama, sempre più numeroso, dei professionisti che curano la comunicazione pubblica e istituzionale attraverso i social network. Francesco Ceccarelli, giornalista e responsabile dell’ufficio stampa e comunicazione della Scuola Sant’Anna di Pisa, è anche il responsabile della gestione degli account social del prestigioso istituto universitario. Lo abbiamo incontrato per capire come i social abbiamo preso spazio all’interno degli strumenti consueti a cui ricorre l’ufficio stampa.

Come si arrivati gli account social della Scuola Sant’Anna?

Per la Scuola Superiore Sant’Anna l’innovazione è una delle parole chiave e anche la comunicazione del nostro ateneo ha cercato di essere innovativa, non si è ceccarellilimitata a una gestione, ormai forse un po’ datata, dei soli comunicati stampa, che pure sono uno strumento fondamentale del nostro lavoro quotidiano. Abbiamo sempre cercato di proporre soluzioni efficaci e, in qualche modo, ‘avanti’. Alcuni fra gli interlocutori principali del Sant’Anna, i potenziali allievi, sono da sempre presenti sui social: come poteva non esserci la Scuola, che avrebbe rischiato di affidare la sua voce ‘social’ a profili non ufficiali. Il Rettore Maria Chiara Carrozza propose di iniziare la comunicazione ‘2.0’, d’intesa con gli ‘organi di governo’. Il debutto è stato su Facebook, poi sono arrivati Linkedin, Twitter, Youtube, ognuno con una sua specificità. 

Quale linea editoriale segui, quali contenuti e argomenti funzionano meglio sui social?

La gestione e lo sviluppo dei ‘social’ è attività particolarmente impegnativa, come ben sanno i colleghi. E’ fondamentale che sia un giornalista a seguire gli aggiornamenti e a definire la linea editoriale, sempre in diretto contatto con gli ‘organi di governo’ e nel rispetto degli obiettivi generali dell’organizzazione, perché si tratta di un nuovo modo di fare informazione e comunicazione istituzionale. Sia chiaro, non è né può essere l’unico ma il 2.0 è uno strumento sempre più importante e immediato, da gestire secondo linee e piani editoriali ben precisi. La mia funzione è fare la ‘cabina di regia’ tra i vari social. Forse una delle ragioni del successo dei nostri ‘social’ sta nel fatto che non presentano semplici duplicati della nostra comunicazione online o che sono un contenitore di link verso il sito istituzionale. Spesso presentano contenuti esclusivi, ad esempio di recente un nostro laboratorio è stato visitato da una troupe di una tv inglese. Su Facebook abbiamo postato un’ampia galleria di foto, facciamo i fotoracconti delle attività di orientamento, su Youtube raccontiamo per immagini i nostri corsi di orientamento residenziale a Volterra o alcuni progetti di ricerca. Talvolta abbiamo fatto la diretta Twitter di eventi particolarmente significativi. Ogni social ha una sua anima: Facebook è lo strumento giovane, Twitter è adattissimo per ‘raccontare’ la ricerca, Linkedin è ottimo per dare visibilità a tutte le opportunità che la Scuola offre in campo professionale e lavorativo, Youtube è il nostro canale. La Scuola dedica particolare attenzione a tutti i nostri canali social, abbiamo fan e follower anche al nostro interno, uno dei ‘lettori’ più attenti è il Rettore Pierdomenico Perata e questo, innegabilmente, ci carica positivamente di ulteriori responsabilità.

Alle competenze che già avevi da giornalista quali altre competenze hai dovuto affiancare?

Come professionista, ritengo che le competenze da giornalista siano basilari, ma che la nostra categoria abbia la necessità di aggiornarsi e di gestire le innovazioni, senza subirle o senza rimpiangere il ‘buon tempo andato’. Dobbiamo guardare al futuro e portare il nostro ‘essere giornalisti’, con tutte le implicazioni anche di carattere etico e deontologico, nelle nostre azioni. Per noi giornalisti che operiamo nelle Pubbliche Amministrazioni questo dovere raddoppia, non dobbiamo dimenticarci che verso i cittadini, i quali contribuiscono ai nostri stipendi con le tasse, abbiamo un dovere di ‘trasparenza’. Quindi, per stare in maniera efficace sui ‘social’ non basta utilizzare le competenze specifiche dell’essere giornalista ma acquisirne di nuove, proprie dei mezzi. Le nuove competenze diventano poi parte integrante della ‘cassetta degli attrezzi’ del buon giornalista e comunicatore pubblico. Io le ho acquisite alternando all’esperienza sul campo una formazione online e osservando come comunicavano atenei e centri di ricerca non italiani. Per i colleghi che si avvicinano adesso i corsi promossi nell’ambito della formazione continua sono importanti e, soprattutto, utili.

Twitter è il social che ci interessa più da vicino: come lo utilizzate alla Scuola?

Twitter ha una grandissima utilità e, anche nel caso della Scuola Superiore Sant’Anna, l’ha dimostrato in più occasioni. Fra i ‘social’ è lo strumento più sintetico ed efficace: in 140 caratteri devi trasmettere il ‘cuore’ della notizia ma è anche analitico perché il link può portare – chi interessato – ad approfondire il tema. Da quando Twitter ha aggiunto la possibilità di postare immagini, l’abbiamo subito sfruttata ottenendo un significativo incremento dei retweet e dei followers, grazie anche al fatto che twittiamo soprattutto attività di ricerca. Annunciamo progetti, diamo informazioni sullo stato dei loro avanzamenti, comunichiamo eventi e seminari che vi sono in qualche modo connessi. Addirittura, talvolta, diamo notizie in anteprima e – potrà sembrare strano – ma, avendo numerosi colleghi fra chi ci segue, Twitter è un modo innovativo di fare ufficio stampa. Sia chiaro, non può sostituirlo, ma può sicuramente affiancarlo. Twitter è stato importante anche in un’altra occasione, a gennaio di quest’anno, quando l’Arno fu a un passo dall’esondare a Pisa. Insieme ad altri strumenti più istituzionali, dei quali non si poteva fare a meno, Twitter ci servì per diffondere aggiornamenti real time sulla chiusura momentanea di nostre sedi e servizi. Si dimostrò veramente utile. Ecco, se rileggo i nostri Tweet, ho come l’impressione di aver raccontato una lunga storia di una Pubblica Amministrazione, com’è la Scuola Superiore Sant’Anna, che svolge al meglio il proprio compito, fare ricerca e formazione, e che cerca di comunicarlo al meglio, all’interno e all’esterno. Il giornalista, poi, è soltanto il facilitatore.

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2 risposte

  1. Ottimo. E’ quasi emozionante quando si vede che istituzioni come il Sant’Anna hanno compreso l’utilità di questo tipo di piattaforme di comunicazione. L’unico appunto, ma è davvero più una questione personale più che una vera e propria critica, qui su Twitter io consiglierei la buona pratica del #followback. Sicuramente avreste ancora più lettori interessati, magari qualcuno casuale in più ma che scoprirebbe le vostre attività e la vostra storia.
    Buon lavoro comunque…

  2. Ottimo. E\’ quasi emozionante quando si vede che istituzioni come il Sant\’Anna hanno compreso l\’utilità di questo tipo di piattaforme di comunicazione. L\’unico appunto, ma è davvero più una questione personale più che una vera e propria critica, qui su Twitter io consiglierei la buona pratica del #followback. Sicuramente avreste ancora più lettori interessati, magari qualcuno casuale in più ma che scoprirebbe le vostre attività e la vostra storia.
    Buon lavoro comunque…

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