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Cosa dobbiamo sapere per insegnare ai più giovani a convivere con l’intelligenza artificiale?

Copertina AI come Ansia

AI come ansIA

Il titolo del saggio della giornalista Sonia Montegiove, appena uscito per la casa editrice Apogeo, ci pone subito di fronte al nostro approccio con la tecnologia: uno stato continuo e sfibrante di inquietudine da prestazione, affanno da follower, nervosismo da risposte, agitazione da quesiti a cui solo ChatGPT o Gemini sembrano ormai saper rispondere.

Come placare questa tensione che tocca sia gli adulti che i ragazzi e i bambini? Come domare al meglio l’innovazione che ci circonda? Come approcciarsi all’intelligenza artificiale in modo responsabile? Basta l’alfabetizzazione digitale? E ancora: “Cosa fare, allora, per non abbandonarsi inermi all’ansia da AI? Qualcuno già adesso parla di necessità di acquisire AI literacy, ovvero consapevolezza per un uso sicuro dell’intelligenza artificiale […]. La riscoperta della consapevolezza in pratica non è altro che il tornare a chiedersi il perché delle azioni che si compiono, il desiderio di conoscere come funziona una tecnologia, hackerando il sistema, ovvero comprendendone profondamente il meccanismo tanto da individuarne i limiti e provare a superarli. Fare hacking del sistema significa acquisire consapevolezza”.

Il saggio della Montegiove cita il rapporto “Digital skills gaps: A closer look at the Digital Skills Index pubblicato a febbraio 2025” della Commissione Europea dove si evince che solo un 55 per cento della popolazione adulta residente in Europa possiede competenze digitali di base. Le aree di competenza più carenti sono quelle riferite alla creazione di contenuti digitali (come la programmazione o il montaggio video) e la sicurezza informatica (protezione dei dati personali e dei dispositivi), mentre l’area in cui le persone si muovono meglio sono quelle della comunicazione e della collaborazione (email, messaggistica istantanea e social network). Come a dire che c’è ancora molta strada da percorrere.

La guida – non a caso- vuole accompagnare i giovani nel mondo dell’intelligenza artificiale, senza allarmismi, ma con spirito critico. Il testo è pensato come una mappa pratica e accessibile: “AI come ansIA” offre strumenti per riconoscere opportunità e rischi, valutare l’affidabilità delle informazioni e impostare un dialogo sereno per accompagnare le nuove generazioni nella scoperta di un mondo in rapida evoluzione.

Adottando la metafora dell’AI come un potente farmaco da banco, il volume ne esplora il “bugiardino”, offrendo chiarezza su benefici – può facilitare lo studio, il lavoro e la creatività –, indicazioni terapeutiche e controindicazioni – dal calo dell’attività cerebrale documentato in alcuni studi, fino ai pericoli emotivi delle relazioni digitali simulate.

Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di imparare a riconoscerla, comprenderla e usarla in modo critico e costruttivo. L’obiettivo è semplice: ‘hackerare il sistema’ per capire come funziona l’intelligenza artificiale e integrarla nella vita di tutti i giorni, perché la consapevolezza si costruisce con la conoscenza, insieme, un passo alla volta” commenta l’autrice.

Un esempio? Si può usare l’AI generativa anche con i bambini piccoli? “Sì, certo! Per costruire storie condivise: l’adulto propone all’AI l’inizio di un racconto il bambino ascolta, interviene, cambia la direzione della storia, decide cosa succede dopo, scegliendo insieme quali parti tenere e quali modificare – si legge nel saggio -. Qualcuno la definirebbe una cocostruzione che allena il linguaggio e contestualmente invita a usare la fantasia per immaginare strade diverse. L’AI può essere un compagno di giochi immaginario: il bambino o la bambina forniscono l’ispirazione e la trama, mentre la macchina aggiunge dettagli scenografici o suggerisce nuovi percorsi narrativi, aiutando a costruire un mondo fantastico che i bambini non avrebbero potuto descrivere con la stessa ricchezza di dettagli da soli”. Insomma, l’idea di base è che la tecnologia debba e possa essere utilizzata come uno strumento di mediazione guidato dagli adulti, garantendo che il gioco e le relazioni umane rimangano sempre primari.

Sonia Montegiove

Sonia Montegiove è giornalista, ingegnera informatica e formatrice sui temi dell’innovazione e dell’educazione al digitale. Da anni si occupa di aiutare genitori, insegnanti, ragazzi e ragazze a orientarsi nell’uso consapevole delle tecnologie. Ha pubblicato diversi libri dedicati all’uso consapevole e sicuro del digitale; il suo lavoro più recente, scritto insieme a Chiara Lalli, è Mai dati (Fandango Edizioni, 2022), un’inchiesta giornalistica e una riflessione sulla centralità dei dati nell’informazione.

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