Uno, cento, mille cittadini digitali. Non esistono, nei fatti, possibilità e modalità uguali per tutti di godere delle prerogative legate alla cittadinanza digitale, riassumibile nel diritto di accedere a tutti i dati, documenti e servizi di interesse in modalità digitale, come recita la Carta della cittadinanza digitale introdotta dalla legge Madia sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (articolo 1 della legge n.124/2015).
La constatazione emerge dal Report I nuovi diritti della cittadinanza digitale (dicembre 2016, edizioni ForumPA), frutto del lavoro di uno dei Cantieri della PA digitale, 7 tavoli di lavoro che hanno messo a confronto amministrazioni pubbliche, università e istituti di ricerca, imprese e associazionismo cittadino su 10 ambiti tematici rilevanti del processo di digitalizzazione del settore pubblico.
Concentrando l’attenzione non tanto sul “cosa fare” ma sul “come farlo”, con riflessioni e proposte offerte ai decisori politici e ai vertici delle amministrazioni che governano il processo.
Essere “veri” cittadini digitali dipende da tanti fattori, ulteriori rispetto a disponibilità di servizi pubblici on line – l’Italia è poco sopra la media europea secondo la classifica aggregata dell’indice DESI – e competenze, e spesso alle aspettative non corrispondono risposte delle amministrazioni che mettano al centro le esigenze dell’utente.
Analisi e proposte del report
Tra i fattori abilitanti a fare la differenza emergono i modelli di produzione e delivery dei servizi, che andrebbero progettati individuando cluster ottimali degli enti che li erogano – verso una gestione in molti casi di ambito vasto del servizio, che tenga conto del bacino di utenza complessivo – e offerti/distribuiti attraverso forme di delivery innovativo, che coinvolga anche il settore privato sulla base di chiari “frame” indicati dalle PA.
Un esempio di partnership pubblico-privato nell’erogazione dei servizi digitali che è, ad esempio, tra le caratteristiche di SPID (Sistema pubblico di identità digitale), del quale il report analizza prospettive di sviluppo e criticità, e che va incoraggiata, secondo il Cantiere, adottando una nuova vision.
Conta molto anche la capacità di trasferire le buone pratiche tra le amministrazioni per favorirne un riuso efficace, che passi per l’omogeneizzazione dei procedimenti e delle prassi relative a uno stesso ambito d’attività amministrativa. In questo, come nella realizzazione di progetti/esperienze “vincenti”, giocano un ruolo essenziale le reti o community tematiche, che il cantiere invita a implementare e moltiplicare.
In questo processo spicca, forse come priorità, la necessità di un cambiamento culturale e organizzativo nelle PA, che passa per la professionalizzazione digitale dei dipendenti e per la riorganizzazione del lavoro, ma anche per la formazione dei dirigenti apicali, primi vettori dell’innovazione attraverso le tecnologie dell’informazione.
Infine, non ultime, le risorse economiche: sulla digitalizzazione dei servizi bisogna investire.
A corredo dei diversi segmenti analizzati, tutti riassunti in una tavola sinottica, il report propone soluzioni concrete. Per consultarlo – è gratuito – basta iscriversi alla community di ForumPA.