Quando pensiamo al tempo che trascorriamo sui social spesso la prima cosa che ci viene in mente è “sto perdendo tempo”, “dai basta ora torno a lavorare”. Questo perché spesso la nostra esperienza sui social viene etichettata come una perdita di tempo rispetto al modo in cui trascorrevamo la nostra vita prima.
Spesso sentiamo dire: prima dei social si leggeva, si usciva, si studiava. La verità, però, è che queste cose si continuano a fare tuttora, sicuramente in una percentuale di tempo ridotta perché qualche ora della giornata adesso la passiamo sui social. Ma non intere ore consecutive, qualche minuto qua e là che sommati tutti insieme arrivano a calcolare ¾ al giorno.

E allora cosa si può fare per togliere questa etichetta al tempo che trascorriamo connessi? Un lavoro da questo punto di vista è già in atto: sono molte, infatti, le pagine o le persone che hanno iniziato a produrre contenuti di tipo informativo/divulgativo: ad esempio card informative, approfondimenti, video esplicativi, podcast, che permettono agli utenti di non dedicare il loro tempo online solo all’intrattenimento, ma di apprendere, formarsi e conoscere guardando i contenuti anche sui social. Che alla fine poi, se ci pensiamo, è un po’ quello che inizialmente fece la tv con programmi come “Non è mai troppo tardi” con il Maestro Manzi, grazie al quale buona parte della popolazione italiana riuscì ad alfabetizzarsi.
Questo non vuol dire, però, eliminare completamente l’intrattenimento, ma iniziare a rendere anche lo spazio online un posto dove non avere più l’impressione di perdere tempo.
Come riusciamo, dunque, a spostare la narrativa su contenuti più utili? Da dove partiamo?
Perché è importante fare storytelling
Potremmo partire proprio da qui. Dallo storytelling, una delle arti più antiche di sempre. Secondo definizioni condivise, tra cui la Treccani, lo storytelling è “l’arte di narrare” e di costruire la realtà. Esiste da quando l’uomo ha iniziato a condividere e a cooperare: un’azione che grazie al linguaggio ci ha permesso di tramandare le competenze acquisite, distinguendoci dagli animali e permettendoci di non estinguerci nei primi anni di vita.
L’uomo, infatti, è predisposto alla condivisione da sempre, senza di questa non esisterebbe. Dalla caccia, alla pesca, alla costruzione delle prime città, tutte queste azioni hanno richiesto una condivisione delle competenze tra gli individui per permettere alle comunità di evolversi. Eppure, spesso, quando dobbiamo condividere il nostro sapere con qualcuno cerchiamo di tenercelo stretto per istinto di sopravvivenza. Una contraddizione che ci ha sempre contraddistinti.
Ciò che, invece, dovremmo fare è raccontare le nostre esperienze e ciò che sappiamo fare, per contribuire all’evoluzione della nostra società mettendo a fattor comune diversi punti di vista.

Come si fa storytelling
Tenendo a mente questi presupposti, si può iniziare a implementare una strategia basata sulla tecnica dello storytelling. Ogni ente, azienda, brand, persona, evento può utilizzare lo storytelling come strategia comunicativa. La cosa fondamentale è non lasciare nulla al caso se l’obiettivo è quello di ottenere dei risultati qualitativi e quantitativi misurabili nel tempo.
Ecco, dunque, cinque cose da tenere a mente.
Obiettivi e target
Prima di iniziare a scrivere qualsiasi prodotto comunicativo, bisogna sempre aver bene chiaro a chi ci si vuole rivolgere e l’obiettivo che si vuole raggiungere con la comunicazione. Ad esempio, se dobbiamo rivolgerci ai cittadini dai 18 ai 35 anni, per fargli conoscere le opportunità di lavoro/scambi/stage in Italia o all’estero, quello che servirà, in prima battuta, sarà uno storytelling volto a stimolare la consapevolezza e la conoscenza delle diverse opportunità presenti sul mercato, utili ai giovani per sviluppare le proprie soft skills, conoscere ed esplorare il mondo. Poi, magari, degli ambassador che attraverso la loro precedente esperienza parlino al target scelto. A seguire, un pizzico di riferimenti utili sulle modalità, le tempistiche e i canali. Infine, una buona dose di persuasione.
È fondamentale individuare fin da subito l’obiettivo e il target, perché solo a partire da questi si potrà implementare uno storytelling efficace e mirato. Più i contenuti saranno utili per rispondere ad un’esigenza del target (es. bisogno di trovare lavoro), più saranno efficaci.
Tono di Voce
Altra scelta da non dimenticare, prima di iniziare, è quella relativa al Tono di Voce. Partiamo da un esempio: quando dobbiamo scrivere un messaggio, un’e-mail o in tempi più romantici una lettera, solitamente il nostro incipit è un “Ciao”, “Gentile”, “Gentilissimo/a”, a secondo del nostro destinatario. Allo stesso modo per la scelta del tono di voce nello storytelling, è importante decidere se utilizzare un tono più professionale, più neutro o più caldo.
Il consiglio è quello di non abbottonarsi troppo, in particolare sui social dove gli utenti sono abituati a leggere contenuti semplici, veloci e amichevoli.
Formato
Dopo aver deciso a chi rivolgersi, con quale obiettivo e con quale tono di voce, non resta che scegliere il formato, ovvero in che modo vogliamo rivolgerci al target. Bisognerà, dunque, scegliere se utilizzare un formato post con copy + card, dei video o delle stories, oppure se concentrarsi su dei format meno digitali e più tradizionali come i manifesti, le locandine, le brochure con un’idea di guerrilla marketing. Insomma, i formati da utilizzare sono davvero tanti, ma sicuramente la scelta apparirà semplice dopo aver analizzato le abitudini del target (es. dove passa la maggior parte del suo tempo; dove ricerca le notizie; dove si incontra con gli altri coetanei).
Canali
Per i canali vale lo stesso discorso del formato. In base alle abitudini del target e alle esigenze del brand, si andrà a strutturare un media plan specificio, ovvero il piano media, e a seguire il calendario editoriale per decidere già a monte le uscite. Per implementare un buon storytelling sarà fondamentale non esaurire tutti gli argomenti nelle primissime uscite, ma programmarle con una logica di serialità e di attesa, nel tempo. Questo aumenterà il livello di curiosità negli utenti e porterà il contenuto e il brand a rimanere più impressi nelle loro menti.
Ovviamente questo ragionamento dipende sempre dall’obiettivo. Più si avvicinerà, ad esempio, la scadenza di un determinato servizio/prodotto/tema di cui si vuole parlare, più sarà utile uscire con maggiore frequenza nei giorni immediatamente precedenti. L’importante è non stancare il target.
L’arte di raccontare
Infine, l’ultimo elemento a cui prestare attenzione è il contenuto. Raccontare, narrare, significa costruire e immaginare. Lasciare spazio all’immaginazione degli utenti è fondamentale per permettergli di immedesimarsi nell’esperienza che potrà vivere con il servizio/prodotto/evento che si sta raccontando. Questo è possibile farlo anche se l’obiettivo è aumentare la consapevolezza su un determinato tema. L’importante è non esaurire la mente dell’individuo con le nostre parole. Ciò che possiamo fare è indicare una via per costruire una realtà, ma l’ultima parola per la costruzione della propria