Il 26 luglio si aprirà a Cracovia la XXXI Giornata Mondiale della Gioventù, incentrata sul tema “Beati i misericordiosi, perché troverano misericordia” (Mt 5, 7). Contenuti importanti, spiritati dal pontificato di Francesco, ma anche i numeri di questa GMG sono significativi, a partire dai 2 milioni di giovani pellegrini attesi nella stupenda città polacca. Ma anche i numeri relativi ai social non sono da meno: alla vigilia dell’evento, la pagina Facebook dedicata alla GMG ha superato il milione e mezzo di fan da tutto il mondo ed è tradotta in 20 lingue. Anche su twitter, disponibile in 13 lingue, i followers sono quasi 220.000, twittano e dialogano a suon di #KRAKOW2016. Il videoclip con l’inno ufficiale dell’evento è stato già visualizzato sul canale YouTube 3,2 milioni di volte. E la GMG è presente sui social anche su Instagram, Snapchat, Pinterest, Flickr. Disponibile anche un’apposita app, in nove lingue, con tutte le informazioni utili, mappa, guida mobile e molto altro.
Insomma, indipendentemente dal credo e da come una persona la possa pensare, anche un evento come una GMG può diventare voce di dialogo e dibattito sui social, messaggio di speranza, un pezzo importante di una società educante che sempre più spesso in molti settori abdica al suo ruolo.
In riferimento agli ultimi tragici attentati in Europa, in particolare Nizza e Heidingsfeld in Germania, l’imam di Firenze e presidente dell’Ucoii Izzedin Elzir ha affermato che “la rete recluta i giovani foreign fighters. Guardiamo i profili degli attentatori, di Nizza, di Bruxelles o di Parigi. Nessuno di loro ha mai frequentato una moschea, semmai hanno frequentato le carceri. Se dicono di essersi avvicinati alla religione, lo hanno fatto negli ultimi tempi, superficialmente. Vanno online e trovano di tutto: senza principi religiosi, senza la cultura del rispetto dell’uomo e della vita, fanno breccia in loro i messaggi estremisti. (…) Dobbiamo riempire la Rete di buoni contenuti. La fede religiosa si può e si deve trasmettere anche su internet. Papa Francesco, che considero un grande bene per l’umanità, è un ottimo comunicatore, capace di farsi capire anche dalle persone più semplici. (…) Mi auguro che gli imam più carismatici riescano a rafforzare i buoni contenuti in Rete, con messaggi in tutte le lingue”.
Educare al tempo dei social non è più un fatto personale, è una responsabilità che riguarda ognuno di noi e che ha un impatto sulla collettività. Ecco perché notizie come quelle di una GMG social, che di fatto sarà il Giubileo dei giovani, sono positive per l’intera società e per la costruzione del bene comune.
“Quella di Cracovia sarà una Gmg social – ha detto don Pawel Rytel Adrianik, portavoce della Conferenza episcopale polacca –. E se calcoliamo che ognuno dei due milioni di giovani attesi ha almeno 500 amicizie social, ecco che arrivare a toccare un miliardo di persone non è un’utopia”.
I social, insomma, possono davvero arrivare ovunque. E possono indurre all’errore e alla violenza, ma anche educare al rispetto, alla gioia, alla speranza. A noi la scelta.