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Crescono la sharing economy e il crowdfunding in Italia: +10% nel 2016

Dalle case ai trasporti, passando per la cultura ed il lavoro, fino ad arrivare al turismo, al welfare e alla finanza. Va sempre più in alto la sharing economy, con una crescita costante dei mercati in grado di coglierne il potenziale di innovazione. Segnali positivi anche per il crowdfunding.

E’ quanto viene fuori da due studi,  “Mappatura piattaforme collaborative” e “Report sulle piattaforme di crowdfunding”, presentati a Sharitaly 2016, l’appuntamento dedicato all’economia collaborativa che si è svolto a Milano il 15 e 16 novembre.

Nel 2016 le piattaforme italiane di sharing economy sono arrivate a quota 138  e 68 quelle di crowdfunding, per un totale di 206. Da un confronto con i dati del 2015 che facevano registrare un totale di 187 strutture complessive, emerge una crescita del 10%.

L’offerta “sharing” è in aumento ma la domanda ha ancora tanti margini di crescita. Il 51% delle piattaforme ha un numero di utenti inferiore a 5.000 anche se  l’11% ne registra oltre 100.000. Stesso discorso sul fronte crowdfunding: il 49% ha un numero di donatori inferiore a 500 mentre il 9% supera i 50.000.

”Quello che stiamo osservando è che i processi collaborativi si stanno diffondendo con velocità e maturità differenti nei diversi mercati”, ha dichiarato Marta Mainieri di Collaboriamo, “a partire dai settori più consolidati come il turismo e i trasporti, si sta verificando un progressivo allargamento della sharing economy verso nuove aree potenziali di business, che includono servizi alle imprese e alle persone, ma anche finanzia, cultura, abitare collaborativo”.

”L’economia collaborativa non è un settore o un modello di business, è un approccio che mette in discussione i rapporti consolidati tra economia e società”, ha spiegato Ivana Pais dell’Università Cattolica di Milano, “e in questo momento le piattaforme italiane sono ancora immature ma mostrano una forte attenzione alla dimensione relazionale”.

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