Come va la ‘salute’ delle organizzazioni di volontariato (Odv) in Italia? Come sono fatte, di che si occupano, e dove? Qual è il trend del settore?
A queste domande, che interessano chiunque abbia fatto esperienza di assistenza volontaria ma anche i comuni, con i quali spesso le Odv collaborano, risponde il primo Report nazionale sulle organizzazioni di volontariato censite dal Coordinamento nazionale dei Centri di servizio per il volontariato (CSVnet) in collaborazione con la Fondazione Ibm Italia, presentato il 19 ottobre a Expo Milano 2015 (#OdVreport, per farsi un’idea via Twitter).
Le Odv vanno forte soprattutto in Lombardia, Toscana, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto. Una concentrazione elevatissima al Nord e in parte al Centro dicono, con un altrettanto elevato rapporto tra presenza di Odv e numero di abitanti, soprattutto in Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta.
Lo dicono, in linea con i risultati del censimento Istat 2011 sulle istituzioni non profit, i numeri del Report, il primo a ‘sistematizzare’ la raccolta dei dati forniti dai Csv soci di CSVnet. Che insieme a Fondazione Ibm ha messo a punto un metodo di ricerca – rilevazione della scheda anagrafica, raccolta dati, consolidamento informazioni, analisi testuale, analisi statistiche – per il monitoraggio di queste realtà che consenta di approfondirne la conoscenza valorizzandone operato e potenzialità.
“Ciò che si sta profilando”, spiega il presidente CSVnet Stefano Tabò, “è uno strumento agile ed affidabile, dinamico e costantemente aggiornato. I primi destinatari sono le stesse OdV” ma, continua, “non facciamo fatica a coglierne l’utilità per le pubbliche istituzioni, per il mondo accademico, per i media, per i donatori di risorse economiche e competenze”.
Un aspetto interessante è il raggio d’azione delle Odv, che per il 50% delle 44.182 realtà esaminate è locale, spesso limitato al territorio del comune in cui sono attive. Il dato si affianca alle dimensioni delle organizzazioni, che nella metà dei casi censiti lavorano con meno di 16 volontari all’attivo, e hanno meno di 60 soci. Una percentuale minore, il 15%, ha all’attivo più di 50 volontari, mentre solo il 10% ha oltre 500 soci.
Per quanto riguarda i settori di intervento, la maggior parte, il 55%, è attiva nell’assistenza sociale e nei servizi sanitari, il resto si occupa di cultura, sport e attività ricreative. A usufruirne sono prima di tutto persone anziane e ragazzi minorenni (25,4%).
Se volessimo immaginarne la ‘faccia’, in un’ottica di genere, scopriremmo che i due terzi dei rappresentanti legali delle Odv censite sono uomini, il 33% donne, che però aumentano in settori di intervento che hanno a che fare con educazione, istruzione, diritti, assistenza sociale, ricerca.
Ad oggi, mentre in Parlamento è in discussione la legge di riforma del Terzo settore, il 67% delle Odv non è riconosciuto legalmente, mentre la percentuale più alta di quelle riconosciute è concentrata nel Lazio. L’83% del totale fiscalmente è qualificata come Onlus.
Infine, le dimensioni del fenomeno, che da qualche anno sta subendo una contrazione in termini di ‘nascite’: secondo il Report, infatti, dopo anni di trend di crescita positivo, con un picco nel 1991- anno della legge quadro n.266 istitutiva dei centri di servizio- dal 2007 a oggi si registra un’inversione di tendenza, con la diminuzione del tasso annuale di incremento delle Odv.