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Data center nello spazio? Ecco perché l’industria sta guardando (molto) in alto

Energia solare e AI spingono le aziende a sperimentare la possibilità di lanciare macchine speciali per immagazzinare dati in orbita. Ma le difficoltà e gli ostacoli sono molti

L’idea di portare data center nello spazio sta entrando progressivamente nel dibattito. Alcune aziende stanno valutando seriamente se e come l’orbita terrestre possa diventare, in futuro, una sede alternativa per parte delle infrastrutture digitali oggi concentrate sulla pianeta, soprattutto per rispondere alla crescita dei consumi energetici e della domanda di potenza di calcolo legata all’AI.

I data center tradizionali, infatti, richiedono quantità sempre maggiori di energia per poter funzionare e sistemi di raffreddamento complessi e costosi. Lo spazio offre condizioni diverse che possono andare incontro a queste criticità. Innanzitutto c’è una disponibilità costante di energia solare e la possibilità di elaborare direttamente i dati generati dai satelliti, come quelli per l’osservazione della Terra o le telecomunicazioni. In questo modo si potrebbe ridurre il trasferimento di informazioni verso il suolo e alleggerire il carico sulle infrastrutture classiche che si trovano oggi sulla Terra.

È su queste ipotesi che si stanno muovendo diversi progetti che potrebbero (il condizionale è d’obbligo) trovare una qualche concretezza. Negli Stati Uniti sono attive alcune startup che stanno lavorando a data center orbitali pensati per applicazioni di calcolo avanzato. Altre iniziative puntano invece a portare il cosiddetto edge computing (ovvero un modello di elaborazione distribuita che porta l’elaborazione dei dati vicino alla fonte di generazione) nello spazio, grazie a sistemi in grado di analizzare i dati direttamente in orbita. Anche l’Europa non sta a guardare. Uno studio coordinato da Thales Alenia Space ha preso in esame e analizzato la fattibilità di strutture modulari per il calcolo orbitale, mentre anche alcune aziende italiane stanno esplorando soluzioni per l’elaborazione dei dati satellitari fuori dall’atmosfera.

Le difficoltà restano però significative e ad oggi non superabili. Raffreddare apparecchiature elettroniche nello spazio è complesso e costoso, così come il lancio e la manutenzione delle infrastrutture. A questo si aggiungono i problemi legati alla sicurezza delle orbite e alla gestione dei detriti spaziali, un tema già critico per il settore satellitare. I data center nello spazio restano quindi un’utopia? Nel breve periodo sicuramente sì. Le infrastrutture terrestri non saranno sostituite tanto facilmente nel futuro prossimo, ma potrebbero essere affiancate a sistemi in orbita in grado di elaborare dei dati satellitari. Insomma, lo spazio non sembra essere un orizzonte così remoto per sistemi di immagazzinamento dati evoluti. La sfida è superare gli ostacoli tecnici e rendere sostenibili questi progetti nel lungo termine.

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