Turisti, viaggiatori, occasionali e non, per facilitare la ricerca di alberghi, b&b e simili ora c’è @dovedormireinitaliabot, canale bot Telegram che censisce – al momento – 54mila strutture ricettive sparse in varie regioni d’Italia, quelle che hanno rilasciato i dati in formato open utilizzati per creare un canale di servizio da uno dei primi sviluppatori che ha creduto nell’utilità dei bot dedicandosi insieme a una vasta community al loro sviluppo, @Piersoft, all’anagrafe Francesco Paolicelli , open data manager e consulente open data per una amministrazioni pubbliche, e altro ancora.
Che è partito dal lancio del portale open data regionale della Sicilia (dati.regione.sicilia.it), a inizio agosto, per elaborare un servizio “di servizio”: il primo @dovedormireinsiciliabot, realizzato usando per il dataset le API REST (API sta per Application Programming Interface, software che abilitano altri software a interagire con un repertorio open data in tempo reale, interrogandolo da remoto) del dipartimento regionale Turismo, Sport e Spettacolo.
Al di là degli aspetti prettamente tecnici – ampiamente condivisi dallo stesso sviluppatore che anzi invita “la community” a intervenire, segnalare, implementare- quello che conta è che al bot sulle strutture ricettive siciliane si sono aggiunti quelli relativi ai data base di altre regioni, quelle che hanno rilasciato un catalogo delle strutture in opendata (presenti su dati.gov.it), che ad oggi sono: Basilicata, Puglia, Umbria, Toscana, Marche, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Sardegna, Friuli Venezia Giulia.
Il funzionamento di @dovedormireinitaliabot è (gratuito e) semplice, anche grazie alla chiarezza delle spiegazioni: basta cercare e unirsi al canale Telegram, scrivere il nome del comune di interesse (o cliccare sulla graffetta per segnalare la propria posizione) e inviare il messaggio: in pochi secondi il bot rilascia l’elenco delle strutture con la possibilità per ognuna di avere cliccando sul codice numerico info complete su tipologia, sito web, contatti. Le strutture sono nella quasi totalità geolocalizzate con licenza CC, con la possibilità di attivare mappe e navigatore.
Il work, realizzato in collaborazione con Ciro Spataro (@cirospat), è in progress, e le regioni censite non finiranno qui: una sfida virtuosa alle amministrazioni pubbliche a investire sugli open data come vera miniera per lo sviluppo di servizi concreti, funzionali, efficienti ai cittadini; una sfida alla comunità di informatici, attivisti digitali, civil hackers, insomma a quella che opendataitalia definisce “intelligenza collettiva”, a contribuire (anche solo georeferenziando le strutture, per esempio) a migliorarne l’output.
Che il circolo virtuoso cresca e prosperi.