Sappiamo bene quanto le relazioni tra ragazzi possano essere complesse. La prevaricazione e i comportamenti aggressivi spesso colpiscono sin dalla più tenera età. È il fenomento del bullismo che persiste nel tempo colpendo bambini e ragazzi. Con l’avvento della rete il fenomeno si è esteso ancora di più. Oggi il cyberbullismo colpisce soprattutto la fascia d’età dei ragazzi compresi tra gli 11 e i 15 anni. Non si tratta solo di insulti o prese in giro: dietro uno schermo, le parole possono diventare “armi” capaci di colpire in profondità, minando l’autostima, l’identità e la salute mentale dei ragazzi.
A confermarlo i dati più recenti dell’ISTAT, secondo cui un ragazzo su cinque ha sperimentato episodi di cyberbullismo e bullismo almeno una volta, mentre quasi il 70% dichiara di aver subito comportamenti offensivi o aggressivi nel corso della propria vita. La fascia tra gli 11 e i 13 anni risulta tra le più colpite, a dimostrazione di un fenomeno sempre più precoce e diffuso.
In un contesto in cui la vita digitale si intreccia costantemente con quella reale, il cyberbullismo si distingue proprio per la sua continuità: non si ferma all’uscita da scuola, ma segue i ragazzi nelle loro stanze, nei loro spazi più intimi. È una forma di violenza silenziosa ma persistente, che può generare isolamento, ansia, depressione e, nei casi più estremi, conseguenze drammatiche.
Educatamente 2.0, le parole possono ferire ma la consapevolezza può proteggere
Partendo da questa consapevolezza nasce Educatamente 2.0, un progetto promosso da ASL Roma 1 nell’ambito del CCN del Ministero della Salute in collaborazione con Sapienza Università di Roma e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), presentato lo scorso 7 febbraio 2026.
L’iniziativa ha un obiettivo chiaro: prevenire il cyberbullismo attraverso la consapevolezza, utilizzando strumenti innovativi coinvolgendo scuole, università, famiglie e operatori sanitari. Tra i prodotti realizzati, un video particolarmente toccante racconta la storia di una ragazzina bersagliata da insulti e parole crudeli, rappresentate come veri e propri colpi di pistola. Il claim è diretto e potente: “non sono mai solo parole”, fermiamole. Un messaggio chiaro che invita a riflettere sull’impatto reale della violenza verbale attraverso il digitale.
Il progetto si inserisce in una strategia più ampia di promozione della salute digitale, riconoscendo che il benessere degli adolescenti passa anche dalla qualità delle relazioni online.
Tecnologia e formazione, imparare a riconoscere il problema per affrontarlo
Il progetto punta a coinvolgere 5.000 professionisti della salute e tutta la comunità educante intervenendo su due livelli. La formazione online rivolta a operatori sanitari, genitori ed insegnanti e agli studenti attraverso programmi di peer education nonchè la messa a punto di un programma di prevenzione scientificamente validato e attività specifiche rivolte alle scuole degli Istituti Superiori di secondo grado attraverso la realtà virtuale.
Grazie ad esperienze virtuali, i ragazzi vengono esposti a casi reali di cyberbullismo, documentati dalla Polizia Postale. Situazioni spesso sfociate in procedimenti giudiziari, che non possono essere rese pubbliche ma che restituiscono con precisione la gravità del fenomeno.
L’uso di visori virtuali nelle scuole permette agli adolescenti di osservare da vicino le dinamiche del cyberbullismo per comprenderne le conseguenze. Questo approccio favorisce non solo la consapevolezza, ma anche l’individuazione di traiettorie funzionali ad affrontare i comportamenti a rischio on line con l’aiuto della comunità educante e del gruppo dei pari.
Dalla consapevolezza all’azione
Uno dei risultati più significativi del progetto è potenziare consapevolezza nei ragazzi. Comprendere il fenomeno porta infatti a sviluppare una maggiore capacità di riconoscerne i rischi e di utilizzare strategie di protezione dal web. Si crea così un’alleanza tra giovani, scuola, sistema sanitario e forze dell’ordine. I ragazzi imparano a riconoscere i segnali di pericolo, a chiedere aiuto e a individuare punti di riferimento concreti
La sperimentazione sarà avviata con il coinvolgimento di scuole secondarie di secondo grado del territorio della Asl 1 che parteciperanno come scuole pilota a partire dall’anno prossimo. La ricerca intervento sarà coordinata dal Dipartimento di Psicologia della Sapienza Università di Roma con la collaborazione degli altri Enti partner.
Lucia Chiappinelli, Dirigente Psicologo e Referente Aziendale per la Giustizia Minorile della ASL Roma 1 e referente scientifico del progetto sottolinea “l’impatto dell’uso della rete e dei dispositivi digitali in età evolutiva rappresenta oggi una sfida educativa rilevante, con possibili ricadute sullo sviluppo dei minori e sulla diffusione del cyberbullismo tra i giovani. In questo contesto, il progetto EducataMente 2.0 si configura come un atto di responsabilità istituzionale per promuovere un uso consapevole della rete, attraverso un programma innovativo di prevenzione basato sulla realtà virtuale e sul potenziamento dell’empatia. Coinvolgendo scuole, famiglie e comunità educante, l’iniziativa mira a rafforzare il ruolo degli adulti e a fornire strumenti utili per riconoscere precocemente i segnali di rischio, contribuendo alla tutela del benessere psico-fisico e alla costruzione di relazioni sane e responsabili tra i giovani”.
Una responsabilità condivisa per affrontare il cyberbullismo
Contrastare il cyberbullismo non è una sfida che può essere affrontata da un solo attore. Richiede il coinvolgimento delle istituzioni, della scuola e delle famiglie. Educatamente 2.0 rappresenta un esempio concreto di come sia possibile intervenire in modo efficace, unendo competenze diverse mettendo al centro la prevenzione e il benessere digitale dei ragazzi.
Perché le parole, oggi più che mai, hanno un peso. Possono ferire, ma anche costruire. E solo attraverso una consapevolezza condivisa è possibile aiutare i giovani a reagire, a chiedere aiuto e a non sentirsi soli.
Conoscenza, consapevolezza, importanza di fare rete: solo così sarà possibile contenere il fenomeno trasformando la rete digitale in uno spazio più sicuro, rispettoso delle differenze, umano ed inclusivo.


