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Facebook Safety Check: strumento utile da sviluppare e migliorare

Facebook Safety Check è uno strumento lanciato da Facebook per facilitare lo scambio di informazioni e le comunicazioni durante una emergenza.

Quando ti trovi in un’area in cui si verifica un disastro naturale, Facebook ti invia una notifica dove ti chiede se stai bene. La localizzazione della tua posizione è determinata grazie al GPS dello smartphone e alle informazioni inserite sul profilo Facebook.  A questo punto non ti resta che confermare se stai bene oppure modificare il luogo se non ti trovi nell’area interessata. In questo modo potrai informare subito i tuoi amici e parenti che sei al sicuro.

Safety Check fin dalla prima emergenza in cui è stato lanciato (il sisma in Nepal), ha dimostrato la sua utilità nell’aiutare le persone a mettersi in contatto con amici e parenti in situazioni di emergenza ma ha anche mostrato i suoi punti deboli, come gli errori nella localizzazione e attivazione del servizio per gli utenti che non si trovano nella zona interessata.

Purtroppo questo punto debole si è nuovamente manifestato dopo l’attacco kamikaze talebano che ha colpito la città pachistana di Lahore provocando 70 morti. La domanda “Stai bene? L’esplosione ha coinvolto anche te?” ha raggiunto utenti sparsi in tutto il mondo, compresa l’Italia, a causa di un ‘bug’ all’algoritmo che regola la geolocalizzazione dei profili Facebook per il Safety Check.

La società di Zuckerberg è corsa subito ai riparti scusandosi con un comunicato online: “Abbiamo attivato il Safety Check a Lahore dopo l’esplosione. Purtroppo, molte persone non colpite dalla crisi hanno ricevuto una notifica che chiedeva se stessero bene. Questo tipo di bug è in contrasto con le nostre intenzioni. Abbiamo lavorato rapidamente per risolvere la questione e ci scusiamo con chiunque abbia per errore ricevuto la notifica”.

Il Facebook Safety Check è uno strumento utile che dimostra e rafforza l’importanza dei social in situazioni d’emergenza. Va potenziato e migliorato (non sono mancate le polemiche in certe circostanze per disparità di trattamento e ritardi) ma la strada di un impegno diretto delle aziende social nei servizi di pubblica utilità è quella giusta.

 

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