Nell’estate 2026 il Ministero della Salute ha comunicato il raggiungimento degli obiettivi PNRR legati al Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) e alla digitalizzazione dei Dipartimenti di Emergenza e Accettazione (DEA).
La quota di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta che utilizzano e alimentano il FSE ha superato il 95%, ben oltre il target dell’85% previsto dal piano. Questo risultato segna un passo importante verso l’interoperabilità nazionale del fascicolo: più strutture, più professionisti e più dati clinici condivisi in modo sicuro. Tuttavia, proprio mentre si consolida l’infrastruttura, emergono criticità organizzative e di fiducia.
Diversi ordini dei medici, tra cui quello di Milano, hanno sollevato dubbi sull’affidabilità delle infrastrutture, sulla reale interoperabilità tra sistemi regionali e sulle responsabilità di chi alimenta e consulta il nuovo “Profilo Sanitario Sintetico” del cittadino. Il timore è che, senza procedure chiare e formazione adeguata, il FSE rischi di diventare un archivio più che uno strumento di cura.
Sul fronte europeo, l’Italia si sta preparando allo Spazio europeo dei dati sanitari (EHDS): il 3 luglio 2026 è stata istituita una cabina di regia nazionale con gruppi tecnici dedicati. L’EHDS mira a creare un mercato unico dei dati sanitari, favorendo ricerca, innovazione e mobilità dei pazienti, ma impone standard rigorosi di sicurezza, privacy e governance. Per il SSN, la prossima sfida non è solo tecnica: serve una regia clinico‑organizzativa che metta al centro il paziente, riduca il carico burocratico sui professionisti e trasformi i dati in decisioni migliori, non in adempimenti in più.