Il dovere di non dimenticare, per costruire un futuro migliore. In nome della fratellanza e di quel reciproco rispetto che dovrebbe essere la base che regola le relazioni tra gli uomini. Il dovere di non dimenticare, necessità impellente in uno dei periodi più difficili del secondo dopoguerra. Il dovere di non dimenticare, sfruttando le nuove possibilità offerte dall’evoluzione digitale. E se l’hashtag principe di questa giornata è #giornatadellamemoria, è doveroso rimarcare come esistano realtà tutte da scoprire. Realtà fondamentali per approfondire la conoscenza di una delle pagine più nere che ha segnato la storia dell’umanità. Una realtà vicina, tanto vicina a noi.
È la storia del campo di Ferramonti in Tarsia, piccolo paese in provincia di Cosenza, in Calabria. Un paese piccolo che ospitò, però, il più grande campo di concentramento fascista italiano che ricopriva un territorio di circa 160.000 mq. Era composto da 92 capannoni bianchi, alcuni destinati alle attività amministrative e gli altri, con struttura a “U”, adibiti a dormitori per i prigionieri con cucine e bagni comuni. I primi internati furono condotti a Ferramonti nel giugno del 1940, si trattava di ebrei stranieri presenti per motivi di studio o di lavoro sul territorio italiano. Ad essi si unirono presto gli ebrei italiani e dal 1941 antifascisti italiani e stranieri, gruppi di cinesi e profughi politici.
Il Campo di Ferramonti fu ufficialmente chiuso l’11 dicembre 1945. Dal punto di vista cronologico degli eventi della seconda guerra mondiale, ha già un suo peculiare primato: fu in assoluto il primo campo di concentramento per ebrei ad essere liberato e anche l’ultimo ad essere formalmente chiuso.
Su Ferramonti sono stati scritti libri e sono stati girati film, ma è importante ricordare che è possibile perpetuare quotidianamente il ricordo di quanto successo in questo lembo di Calabria. È possibile farlo grazie al sito www.museoferramonti.org un portale dove è possibile visitare il campo in ogni suo angolo. Un tour virtuale grazie a cui è possibile consultare anche documenti e testimonianze dell’epoca, conoscendo le storie di alcuni personaggi che hanno vissuto lì. Perché ricordare è un dovere quotidiano. È il primo passo per costruire un futuro migliore.