La prima fonte di informazione sono i telegiornali: si siedono davanti al Tg il 63% degli italiani. Arrivano dopo Facebook con il 35,5% e i giornali radio con il 24,7%, mentre i quotidiani non superano il 18,8%. Solo dopo, con il 19,4%, ci sono i motori di ricerca di Internet. Chiudono YouTube 10,8% e Twitter 2,9%. Sono alcuni dei dati che emergono nel capitolo «Comunicazione e media» del 50° Rapporto Censis (http://www.censis.it/1) sulla situazione sociale del Paese 2016, presentato venerdì scorso, 2 dicembre.
Nel mondo dell’informazione è sempre la televisione a farla da padrona: nel 2016 il pubblico coincide con la totalità della popolazione, il 97,5% degli italiani. I telespettatori complessivi aumentano ancora, +0,8% nell’ultimo anno, soprattutto quelli della tv digitale terrestre +1,5% e satellitare +1%, mentre gli utenti delle diverse forme di tv via internet si attestano al 24,4% e quelli della mobile tv all’11,2%.
Gli italiani leggono sempre meno i quotidiani, dice il Censis, sono il 40,5%, con un -1,4% nell’ultimo anno e -26,5% dal 2007 al 2016. Aumenta l’utenza dei quotidiani online, +1,9% nell’ultimo anno, e degli altri siti web di informazione +1,3%. Mantengono i propri lettori i settimanali +1,7% e i mensili +3,9%. Continua il trend negativo dei libri, -4,3% nell’ultimo anno con una quota di lettori diminuiti al 47,1% degli italiani, perdita compensata in parte dai lettori di e-book, +1% nell’ultimo anno ma solo il 10% della popolazione.
Passiamo ad Internet. +2,8 è l’aumento degli internauti nel 2016. L’utenza della Rete tocca un nuovo record: navigano il 73,7% degli italiani e il 95,9%, cioè tutti, dei giovani under 30. La crescita complessiva dell’utenza del web nel periodo 2007-2016 è stata pari a +28,4%: nel corso degli ultimi dieci anni gli utenti sono passati da meno della metà a quasi tre quarti degli italiani dal 45,3% di utenza complessiva nel 2007 al 73,7% nel 2016.
Nell’epoca della disintermediazione le app stanno rimodellando abitudini e comportamenti. Alcuni dati: il 40,6% degli italiani controlla i movimenti del conto corrente bancario via internet, con l’home banking a +3,8% rispetto allo scorso anno, il 36% si dedica senza interposta persona all’e-commerce +5,3% rispetto all’anno scorso, il 14,9% sbriga online le pratiche burocratiche con gli uffici pubblici +2,5%, il 14,8% organizza i viaggi sul web e l’8,3% prenota le visite mediche via internet. Grazie alle app cambiano le abitudini quotidiane: dal conoscere il tempo di attesa di un bus alle tante e diverse forme di sharing mobility, fino ad arrivare all’uso di navigatori digitali.
Il capitolo del Rapporto su «Comunicazione e media» si chiude con tra privacy e sicurezza. Per il 72,7% degli italiani la privacy di chiunque può essere violata dalle autorità se c’è in gioco l’interesse nazionale. Il 63,9% ammette che preferisce essere controllato pur di sentirsi al sicuro. Gli utenti di internet si dicono disposti a subire limitazioni della propria privacy online se questo servisse per contrastare la pedopornografia, prevenire attentati terroristici, combattere la criminalità, mettere in sicurezza la rete dagli attacchi degli hacker, aiutare le indagini dei magistrati. Solo il 27,2% non è disposto in nessun caso.