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I social sono un’occasione di crescita per le aziende agricole italiane

In vista della presentazione prevista oggi alle 18 (Piazza Vittorio Emanuele II a Pontassieve durante la manifestazione “Cookstock – Ove la Sieve al gusto si confonde”) ecco il mio intervento contenuto all’interno del volume “Il Contadino 2.0 – Tutte le T della Toscana: dalla Terra alla Tavola passando per il Tablet”, autore Riccardo Clementi ed edito da Mauro Pagliai nella collana “Libro verità” .

Il contadino digitale, il contadino 2.0, il contadino con tablet e smartphone. Qualcuno forse, leggendo il libro, si chiederà se l’autore Riccardo Clementi abbia fatto un passo più lungo della gamba. Il contadino, in fondo, ha altro a cui pensare per portare a casa e regalarci gli straordinari prodotti che il nostro territorio ogni giorno produce. Un lavoro duro, importante, faticoso, ma sicuramente ricco di soddisfazioni e di amore e cura per la terra e per i territori toscani e italiani che tutto il mondo ci invidia. Il passo è invece quello giusto e a mio modo di vedere dovrà trasformarsi in corsa: secondo i dati Istat in Italia le imprese agricole informatizzate sono poco più di 60mila, ovvero solo il 3.8% delle realtà censite, ma comunque il doppio di dieci anni fa grazie al boom dei siti web e alla vendita digitale dei prodotti. In Francia, per citare un caso europeo, già nel 2005 il 30% delle aziende del settore erano connesse al web per uso professionale. Per non parlare poi dei social network, grande occasione di sviluppo e visibilità per le imprese, ancora mondo sostanzialmente inesplorato, salvo casi di eccellenza nati soprattutto dall’improvvisazione e da una particolare passione di qualche addetto per la rete e i nuovi strumenti di comunicazione. La cosiddetta nuova comunicazione, rappresentata soprattutto dai social network ma anche da App e Open Data, è ormai una realtà e anche le aziende si stanno lentamente mettendo al passo con i tempi. L’Expo 2015 è l’occasione giusta, una grande vetrina internazionale con al centro i nostri prodotti, ma soprattutto l’opportunità di ribadire e far vedere al mondo tutto ciò che di bello, innovativo, di qualità è rappresentato dal nostro Paese. E chi meglio delcontadino, del produttore agricolo conosce il nostro territorio, i suoi frutti, le sue qualità, le sue caratteristiche uniche e ricercatissime. La tecnologia e i nuovi strumenti di comunicazione servono a raccontare, far conoscere, allargare il raggio di chi ogni giorno lavora la terra e suoi prodotti. Le aziende agricole oggi devono essere 2.0, social, multitasking, aperte al rapporto diretto col mondo, “famelico” di conoscenza dei nostri prodotti. Non è un caso se questo libro mette al centro il rapporto tra ????????tradizione dell’agricoltura, innovazione tecnologica e nuova comunicazione partendo dall’esperienza concreta di Flavio. Che non è il solo. Tra Vercelli, Arezzo, Treviso, Milano, Isola d’Elba, Agrigento, ex designer, impiegati di banca, hostess, agenti di comunicazione, consulenti e liberi professionisti, hanno lasciato la vecchia professione e sono diventati contadini e imprenditori agricoli 2.0, sfruttando il mix vincente tra territorio, prodotti e web in tutte le sue potenzialità. Con cittadiniditwitter.it ogni giorno scopriamo nuove e belle esperienze di utilizzo dei social network nel mondo degli enti e delle aziende pubbliche e private, anche in agricoltura c’è chi ha capito le potenzialità dei nuovi mezzi di comunicazione. Se nel Chianti pochi mesi fa è nata una scuola per diventare contadini, è giusto anche che si sviluppi una nuova cultura di questo mestiere, fatta di braccia e tradizione ma anche di tablet e social. Anche perché, lo dicono i numeri, ciò che va molto bene sui nuovi strumenti di comunicazione sono gli account e i profili che promuovono i nostri territori, che raccontano il nostro Paese. E che possono avvicinare alla professione del contadino e dell’imprenditore agricolo tantissimi giovani. E allora “Nessun dorma”, come ha detto recentemente il Presidente del Consiglio Matteo Renzi citando la Turandot e riferendosi all’Expo 2015, il nostro Paese ha bisogno di fiducia e di correre, l’agricoltura è sicuramente uno dei nostri motori, lo sarà di più se girerà forte anche sui nuovi mezzi di comunicazione.

 

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