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IA a scuola: può spegnere il cervello degli studenti?

Scuola IA

L’IA ha ormai da diverso tempo fatto il suo ingresso a scuola, con ritmi e modalità di adozione differenti.

Non mancano i dubbi sul suo utilizzo: oggi non pochi insegnanti temono che l’intelligenza artificiale possa minacciare le capacità di ragionamento degli studenti, costituendo una minaccia per il loro pensiero critico.

Oltre agli eccessi dei copia e incolla, molti credono infatti che possa incoraggiare la pigrizia mentale degli studenti, determinando un calo della memoria e delle capacità di apprendimento.

Tra le maggiori preoccupazioni degli insegnanti, resta soprattutto quella che l’intelligenza artificiale possa trasmettere informazioni non sempre complete o attendibili agli studenti, più inclini ad accettarle piuttosto che verificarle criticamente. Altri tengono invece a evidenziare le implicazioni etiche dell’IA, riflettendo anche sui limiti di questi strumenti, utilizzati sempre più spesso come scorciatoie per fare i compiti.

L’IA rende pigri gli studenti? Il rischio della dipendenza cognitiva

Se l’IA a scuola può da un lato sembrare un utile alleato nei compiti e nello studio, nel settore educativo resta viva la preoccupazione che possa ridurre l’impegno cognitivo degli studenti per via dell’accesso facilitato alle informazioni.

Secondo uno studio condotto dal MIT, l’uso quotidiano di strumenti come ChatGPT potrebbe in particolare avere gravi effetti sulle capacità di apprendimento e memoria. Lo studio ha analizzato attraverso degli elettrodi le attività cerebrali di tre gruppi di studenti, di cui uno privo di strumenti tecnologici, un altro con accesso a Internet e il terzo con ChatGPT. Ciascun componente ha dovuto scrivere tre brevi testi su temi prestabiliti.

Rispetto al gruppo che ha scritto senza supporto, la connettività cerebrale è risultata più bassa tra il 34% e il 48% per gli studenti con accesso al motore di ricerca, mentre quelli che hanno utilizzato ChatGPT hanno registrato una connettività inferiore del 55%.

Non deve essere stato certo un caso che secondo OpenRouter il traffico su ChatGPT sia in calo da giugno, come riportato anche dal docente Marco Camisani Calzolari.

Con la chiusura delle scuole, per molti studenti è così diminuita anche la necessità di usare l’intelligenza artificiale.

Uno scenario per cui l’IA sarebbe usata soprattutto come scorciatoia, con la conseguente riduzione dell’esercizio mentale, della capacità di allenare la memoria, scrivere o argomentare.

Usare l’IA a scuola: un pericolo o un supporto per gli studenti?

Che piaccia o meno, l’IA risulta uno strumento sempre più integrato a scuola, in un clima in cui entusiasmo e preoccupazione non fanno che alternarsi. Non pochi insegnanti sembrerebbero d’altra parte guardare con un certo interesse alle opportunità che l’IA stessa potrebbe offrire al funzionamento della didattica.

Come riportato in un articolo del New York Times, se molti docenti cercano infatti di limitare l’uso dell’IA perché preoccupati per imbrogli e plagi degli studenti, dall’altro sono loro stessi a utilizzare questi strumenti per avere un supporto in alcune attività.

Un aspetto reso evidente anche da un’indagine condotta da INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) insieme alla casa editrice La Tecnica della Scuola su un campione di 1.803 docenti. Secondo i risultati, il 52,4% degli insegnanti intervistati ha ammesso di utilizzare l’intelligenza artificiale come supporto alla didattica e il 10% ha invece raccontato di usarla come strumento ulteriore per insegnare agli studenti con difficoltà.

In questo contesto, si inserirebbe anche la Modalità Studio di ChatGPT, la nuova funzione lanciata da OpenAI che spinge a ragionare, aiutando a capire passo passo l’argomento da studiare senza dare subito la risposta.

Servirebbe forse uno stimolo in più per gli studenti, una spinta verso l’apprendimento di nozioni utili a se stessi, come alla relazione con gli altri e alla costruzione del proprio futuro.

Da questo punto di vista l’IA deve essere uno strumento in grado di elevare lo studio, renderlo più rapido sotto alcuni aspetti, aiutando anche chi potrebbe incontrare difficoltà nei metodi tradizionali di apprendimento.

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