Si chiama In attesa di diventare dei la nuova edizione di Digit, il festival dedicato al giornalismo e alla comunicazione digitale che si svolgerà al Polo universitario della città di Prato il 14 e 15 marzo. L’edizione n° 8 della manifestazione, fondata da Pino Rea, Paolo Ciampi, Vittorio Pasteris e Marco Renzi nel lontano 2011, proverà ad affrontare alcuni dei temi più “caldi” in discussione nel comparto editorial-giornalistico. Focus su: 5g, algoritmi, gig economy, lavoro, intelligenza artificiale, machine learning, modelli di narrazione e di business, contratti, hate speech, disobbedienza digitale, libertà di stampa, diritto all’oblio, archivi e gestione dei dati. Un condensato e nello stesso tempo uno spaccato per cercare di fare il punto aggiungendo conoscenza al e nel mondo del giornalismo e della comunicazione. Nostri partner nell’iniziativa saranno come sempre il Comune di Prato e l’Ordine dei giornalisti della Toscana. Assieme a loro i giornalisti di Varese News e l’associazione della stampa online (Anso), il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti – il presidente Carlo Verna interverrà a dare il via alla manifestazione il 14 mattina alle 9,00 – la Fnsi, le altre istituzioni del mondo del giornalismo Inpgi e Casagit. L’evento, che come sempre erogherà crediti formativi per i giornalisti all’ascolto, è già prenotabile in toto o come singolo panel, workshop o speech, da qualche giorno sulla piattaforma Sigef. Per tutti gli altri che vorranno partecipare alla manifestazione l’ingresso sarà libero e gratuito senza alcune necessità di prenotazione fino all’esaurimento dei posti disponibili. Per i giornalisti, oltre alla prenotazione online sulla piattaforma Sigef, sarà possibile registrarsi anche il giorno dell’evento presso la segreteria della manifestazione e previo verifica dei posti disponibili.
Si comincia con un evento di 4 ore tutto dedicato al fenomeno 5g. La prossima accelerazione nei tempi di trasmissione dei dati grazie al protocollo di “Quinta generazione”(5g) eliminerà i tempi morti. Le città divenute improvvisamente intelligenti grazie ai sensori da cui saranno letteralmente invase e l’internet delle cose, ovvero il dialogo automatico e in tempo reale tramite i medesimi sensori, fra ogni macchina, apparato, o infrastruttura dotata di cip e sensore – attorno, fuori e con noi, addirittura, dentro di noi, – permetterà di realizzare cose incredibili e inusitate anche per la fantasia gli stessi scrittori di fantascienza fino a pochi anni fa. Come si rifletterà tutto questo su di noi, sulla nostra conoscenza, sulla formazione di una libera opinione? Come lavoreremo questa immensa mole di dati? Chi ci aiuterà a comprendere e decodificare tutte queste informazioni? Non sarà possibile che forse i giornalisti, certo non quelli che pensano di essere detentori della verità o peggio che le notizie debbano essere loro esclusivo patrimonio, ma quei professionisti dell’informazione che si metteranno al servizio della comprensione, che si prenderanno cura dei dati, che non contrasteranno il cammino della conoscenza pensando di poter apporre bollini o marchi ai processi di acquisizione, produzione e diffusione delle notizie, possano fare la differenza? Nell’aula magna del Polo universitario di Prato, giovedì mattina dalle 9,30 alle 13,30 si alterneranno sul palco amministratori, professori universitari, giornalisti, data scientist, esperti della rete e del mondo digitale, per provare a farci comprendere questa nuova rivoluzione epocale costituita dall’avvento del 5g di cui Prato è, dal 2017, una delle 5 città europee in cui si concentrano gli studi e la sperimentazione sul campo del nuovo protocollo di trasmissione dei dati.
Il pomeriggio del 14 saranno due gli eventi portanti del nostro festival. Due panel di due ore, dedicati ai Google Dni e al nuovo contratto professionale per il comparto: l’Uspi Fnsi. Nella prima parte del pomeriggio, fra le 14,30 e le 16,30, insieme a un rappresentante di Google Europa sarà approfondita la conoscenza del processo di accesso ai finanziamenti europei per la nuova editoria digitale messi in campo da Google nel triennio 2015-2018. Spazio anche al nuovo round di finanziamento che presto Google lancerà attraverso un nuovo strumento, già parzialmente in uso altri paesi extraeuropei, che si chiama GNI.
Completamente diverso lo svolgimento e il format della seconda giornata del festival. Il 15 marzo sarà dedicato a molti argomenti diversi, tutti legati e in qualche modo in sequenza, ma presentati in singole sessioni, “speech” condotti da uno o al massimo due relatori e in spazi di 1 ora o massimo 2 ore. Si comincia alle 9,30 presso l’aula magna del PIN proprio con l’unica sessione di due ore condotta a quattro mani da due relatori: Vera Gheno e Bruno Mastroianni. Il workshop è dedicato alla comunicazione online. La sociolinguista dell’Università di Firenze, responsabile della gestione dell’account twitter dell’Accademia della Crusca e il giornalista radio televisivo e filosofo spiegheranno come affrontare le dispute online.
A seguire Nicola Zamperini, giornalista e scrittore analogico/digitale, grande esperto di Ott e di algoritmi e autore del “manuale di disobbedienza digitale”. E proprio la disobbedienza “utile” ai meccanismi automatici, che attraverso l’uso delle macchine e dell’intelligenza artificiale governano questo nostro mondo, sarà il tema centrale del suo speech.
Nell’incontro previsto fra le 12,30 e le 13,30, che concluderà la mattinata del 15 marzo, il professor Gian Luigi Ferrari, direttore del dipartimento di informatica e professore di informatica dell’Università di Pisa, proverà a spiegare in modo semplice e di immediata comprensione come lavorano questi algoritmi e come – se correttamente informati pur non essendo noi stessi scienziati – potremmo usarli a nostro vantaggio.
Giornalismo e diritti, giornalismo e archivi, libertà di informazione e lavoro: sono le parole d’ordine per gli speech del pomeriggio della seconda giornata di #digit19. Si inizia con i colleghi dell’osservatorio nazionale sui giornalisti minacciati, Ossigeno per l’informazione. Alberto Spampinato e Giuseppe Mennella, fondatori e dirigenti di Ossigeno, segnaleranno i gravi problemi di cui ancora soffre la professione come le querele temerarie per diffamazione e la mancanza di una legge che tuteli la categoria dei giornalisti nell’esercizio delle proprie funzioni.
Nel mare magnum delle nuove funzioni professionali arriva a supporto uno strumento di grande utilità messo a punto dal giornalista Mario Tedeschini Lalli e dal suo partner Nicolas Kayser Bril. Si chiama Offshore journalism e sarà presentato dallo stesso Tedeschini Lalli durante il suo speech a #digit19. Per chi è interessato alla delicata, annosa e soprattutto non risolta questione del cosiddetto “diritto all’oblio”, l’appuntamento con Mario Tedeschini Lalli è alle 15,30 presso l’aula magna del PIN di Prato.
Saranno invece gli archivi digitali e analogici ad essere protagonisti dell’incontro successivo. Un collettivo di autori, nessun giornalista nel gruppo, ha realizzato un’inchiesta che è poi diventata un libro che si intitola “Depistaggi da piazza Fontana alla stazione di Bologna”. I relatori e autori del libro spiegheranno come sia possibile trovare notizie spulciando dentro agli archivi analogici e digitali.
A concludere la due giorni arriva un tema ancora una volta davvero spinoso e centrale: la gig economy o meglio, per dirla all’italiana, l’economia dei lavoretti. Marco Dal Pozzo, studioso di giornalismo e mondi digitali, racconterà le ultime tendenze, le dispute, le rivendicazioni sindacali di questo mondo in costante e continua evoluzione.