0%

Da “che tipo di facoltà è?” al ruolo strategico oggi del comunicatore pubblico

Il ruolo strategico del comunicatore pubblico

Nel 1996, anno del conseguimento del mio diploma di maturità, la Presidente della Commissione mi chiese cosa avrei fatto dopo il liceo. «Immagino Lettere», disse. La mia risposta fu immediata: Scienze della Comunicazione. «Che peccato, che tipo di facoltà è?», replicò sorpresa.

Quella domanda, oggi, suona quasi anacronistica. Eppure racconta bene lo spaesamento di un’epoca in cui la comunicazione non era ancora percepita come una leva strategica e veniva spesso considerata un percorso di studi senza reali sbocchi professionali. A distanza di oltre vent’anni da quella scelta, posso dire di non essermene mai pentita, anche se, come molti colleghi e colleghe, mi confronto quotidianamente con trasformazioni rapide, nuove responsabilità e non poche incertezze.

La facoltà di Scienze della Comunicazione, allora poco definita nei confini teorici e pratici, oggi è una delle scelte più diffuse tra le nuove generazioni. Una facoltà che parla il linguaggio del presente, perché nasce e cresce dentro un contesto in cui digitale, innovazione, creatività e dati non sono più accessori, ma elementi strutturali della società e delle organizzazioni, pubbliche e private.

Ma chi è oggi il comunicatore digitale? E che ruolo gioca, in particolare, all’interno degli enti pubblici?

Negli anni Novanta il comunicatore pubblico era spesso confinato a una funzione marginale: uffici stampa tradizionali, comunicazione unidirezionale, linguaggi burocratici e strumenti visivi ridotti al minimo indispensabile.

Con l’arrivo del web, dei social media e, successivamente, delle piattaforme digitali, questo scenario è cambiato radicalmente. La comunicazione è diventata uno spazio di relazione, confronto e partecipazione. E nella Pubblica Amministrazione questo cambiamento è stato, ed è tutt’ora, decisivo.

Oggi il comunicatore pubblico è un facilitatore, una figura ponte tra istituzioni e cittadini. È colui che:

  • traduce la complessità amministrativa in contenuti chiari e comprensibili;
  • costruisce e alimenta relazioni di fiducia;
  • presidia gli spazi digitali in cui l’ente non si limita a informare, ma dialoga, ascolta e coinvolge.

L’evoluzione non si è fermata. L’ingresso dell’Intelligenza Artificiale, dei sistemi di analisi dei dati, dei chatbot e delle prime sperimentazioni del metaverso applicato alla Pubblica Amministrazione sta ampliando ulteriormente il campo d’azione del comunicatore pubblico.
La comunicazione non è più solo racconto, ma esperienza, progettata per migliorare accessibilità, partecipazione civica, integrazione ed inclusione.

AI e strumenti digitali: più valore, non meno professionalità

Contrariamente a quanto spesso si pensa, l’adozione dell’AI non riduce il ruolo del comunicatore, ma se usata correttamente lo rafforza.
Gli strumenti di AI generativa supportano la scrittura, l’analisi dei bisogni informativi, la personalizzazione dei messaggi e la pianificazione delle strategie. Ma il senso, la visione e la responsabilità restano saldamente in mano al professionista.

Accanto all’AI, le piattaforme per la creazione di contenuti visivi come Canva stanno contribuendo a un cambiamento concreto nella comunicazione istituzionale perchè:

  • migliorano la qualità grafica dei contenuti;
  • aiutano a mantenere coerenza e identità visiva;
  • rendono i messaggi più accessibili, inclusivi e immediati.
  • permettono la condivisione dei progetti in tempo reale

Non è una semplificazione del lavoro, ma un suo ripensamento nell’ottica della progettazione strategica.

Competenze tecniche e competenze umane

Le competenze tecniche restano fondamentali: strategia digitale, progettazione dei contenuti, conoscenza delle piattaforme, attenzione alle normative, alla privacy e all’accessibilità.
Ma non bastano. Ciò che rende oggi il comunicatore pubblico una figura davvero appetibile per le PA è l’integrazione con le competenze trasversali quali:

  • ascolto e mediazione;
  • pensiero critico;
  • capacità di adattamento;
  • lavoro in team multidisciplinari;
  • attenzione all’etica e all’impatto sociale.

È questo equilibrio tra sapere, saper fare e saper essere a rendere il comunicatore una risorsa sempre più richiesta all’interno delle strutture pubbliche.

ll riconoscimento formale, ma ancora non strutturato, del comunicatore pubblico

Abbiamo dovuto attendere oltre vent’anni per la riforma della legge 150/2000, ormai obsoleta e superata rispetto alla complessità dell’ecosistema digitale attuale. Con la nuova legge n. 69 del 9 maggio 2025, il legislatore interviene finalmente a ridefinire l’assetto della comunicazione pubblica italiana, riorganizzando profili e funzioni e riconoscendo, tra le altre, la figura del social media e digital manager come centrale nei processi di comunicazione digitale.

Si tratta senza dubbio di un primo e importante cambio di passo, culturale prima ancora che normativo. Ma non è sufficiente. La strada da percorrere è ancora lunga affinché il ruolo del comunicatore pubblico trovi un pieno riconoscimento anche all’interno della contrattazione collettiva, sul piano contributivo, economico e professionale.

È fondamentale che le Pubbliche Amministrazioni prevedano in organico, attraverso politiche assunzionali adeguate, le figure professionali necessarie all’area della comunicazione, evitando il ricorso a soluzioni improvvisate o all’inserimento in staff di personale privo delle competenze specifiche richieste.

Dal punto di vista degli enti, questo significa poter contare su profili dedicati e in costante aggiornamento, capaci di accompagnare, e non subire, i processi di innovazione digitale e organizzativa.
Dal punto di vista dei cittadini, significa rendere effettive le riforme in materia di digitalizzazione, partecipazione e trasparenza, trasformando le norme in servizi e relazioni concrete.

In conclusione, da quella risposta data nel 1996 a oggi, una cosa è chiara: comunicare non è mai stato così centrale per il futuro della Pubblica Amministrazione. E il comunicatore pubblico, finalmente, non è più ai margini del racconto, ma dentro il cuore di ogni organizzazione che guarda al futuro.

Di Valentina Maggiore

Ultimi articoli

Gli italiani e il “tecnostress”: 6 su 10 non riescono più a staccare dal digitale

Avviato da AGID il censimento del patrimonio digitale della Pubblica Amministrazione

Friuli Venezia Giulia, scuola digitale: 728 plessi già in banda ultralarga grazie al Piano Scuole regionale

Calendario eventi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Skip to content