Scoperta una serie di lampi ultraluminosi nell’universo primordiale, molto più energetici di quelli moderni: indizi cruciali su prime stelle e formazione di elementi pesanti
Un team internazionale di astronomi ha recentemente individuato alcune esplosioni cosmiche senza precedenti, verificatesi poco dopo il Big Bang e ritenute tra le più potenti mai rilevate nel nostro universo primordiale. Questi eventi, caratterizzati da un’energia eccezionale, superano di gran lunga le supernovae attualmente osservate.
Contrariamente alle esplosioni stellari contemporanee, originano da stelle antiche, probabilmente di massa elevata e con scarsa presenza di elementi pesanti. Quando queste stelle giunsero alla fine del loro ciclo vitale, esplosero con una violenza tale da emettere energia in quantità doppie rispetto alla norma. Lo studio, presentato da ricercatori dello Space Telescope Science Institute e pubblicato su arXiv, si basa su osservazioni del James Webb Space Telescope: in particolare, è stato analizzato un lampo chiamato AT 2023adsv, datato a circa 2 miliardi di anni dopo il Big Bang.
Secondo gli scienziati, queste detonazioni primordiali – con intensità doppia rispetto alle supernovae “standard” – suggeriscono che le prime generazioni stellari fossero estremamente massicce, calde e predisposte a esplosioni violente per via dell’assenza di elementi pesanti . Gli studi indicano inoltre che, nei primi miliardi di anni dell’universo, la dinamica delle esplosioni differiva notevolmente da quella osservata oggi.