Instagram ha meno di 7 anni e in poco tempo è riuscito a diventare uno dei social network più utilizzati nel mondo. In Italia, contiamo più di 14 milioni di “instagramers” – per lo più donne e giovani – che quotidianamente pubblicano fotografie e scelgono filtri e hashtag, seguendo in classifica di utilizzo solo Youtube e Facebook.
Non solo foto e apparenza, il social network nel tempo si è affinato, introducendo nuove modalità di interazione tra cui la possibilità di inviare email, fare live video e inserire link diretti.
Instagram è una delle principali vetrine in cui esporre idee, azioni e prodotti, non presentati in forma statica – come nelle locandine o nei siti di e-commerce – ma inseriti all’interno di un contesto esperenziale che scavalca la mera presentazione e apre piccole finestre nella vita quotidiana della gente. Tra questi, di molti account istituzionali.
All’inizio di luglio 2017, Dayna Geldwert – Politics and Government Outreach di Instagram- in un evento organizzato dal gruppo #pasocial, ha incontrato i comunicatori delle varie aree di governo e dell’amministrazione locale per raccontare le buone pratiche e le modalità di utilizzo di Instagram all’interno del settore pubblico.
La PA vuole parlare ai cittadini ponendosi col loro stesso linguaggio e prendendo posto nei loro stessi canali di comunicazione. E se i cittadini del 2017 attraverso le immagini comunicano dolore, rabbia, sorpresa e gioia con il linguaggio non verbale, la PA non può non raccogliere le loro emozioni trasmettendo, quando possibile, anche le proprie.
Le immagini possono dire molto di più delle singole parole, esse raccontano storie di vita quotidiana della gente e anche delle amministrazioni pubbliche. Ed è proprio in questo gioco di posting e sharing che cambia la comunicazione, con le nostre istituzioni che scelgono di raccontarsi anche su Instagram.
La piattaforma di comunicazione visiva infatti, può rappresentare un ottimo investimento per migliorare il rapporto con gli utenti e conquistare la loro fiducia, che passa col contagocce in ogni singolo like, nei commenti, nei follow, nei tag e in tutte queste nuove forme di interazione con cui i cittadini della rete comunicano qualcosa, anche senza dire nulla.
E le istituzioni cosa comunicano?
Di certo in ambito pubblico, l’utilizzo delle piattaforme social consegue la creazione e la realizzazione di numerose attività ben complesse e strutturate. L’attività di comunicazione plasma il messaggio, lo affina, lo capovolge come un cubo di rubik mettendo ogni tassello al suo posto per dire le cose giuste al target giusto e nel modo più giusto.
Attraverso i social network, le PA puntano all’engagement delle persone, dei lavoratori, di madri e padri e di giovani, che trascorrono molta parte del loro tempo online e che devono poter sentire la vicinanza della loro amministrazione, parlando direttamente con essa. Gli account social istituzionali non nascono dunque con intenti giocosi o superficiali, ma per i cittadini della rete che non devono andare alla ricerca della PA, perché è la PA che trova loro.
Palazzo Chigi ha inaugurato il proprio account Instagram in occasione del Summit G7 a Taormina di fine maggio 2017. E oltre al Governo, su Instagram è presente anche il Ministero dell’Economia e delle Finanze, della Difesa, il MIUR, il MIBACT e numerosi enti pubblici centrali come Agenzia per la Coesione e Agenzia del Demanio.
A livello locale, si moltiplica il numero degli account dei comuni italiani – dai più grandi ai più piccoli e da nord a sud – Milano, Alessandria, Napoli, Livorno e tantissimi altri comuni popolano e colorano la rete con le testimonianze delle loro azioni quotidiane.
Scorrendo la home di Instagram si può avere notizia in tempo reale dell’esistenza di un nuovo servizio pubblico, di un evento, di un incontro o addirittura partecipare alla cosa pub
blica tramite le instagram stories e taggare il proprio comune nella foto del tramonto in città.
In questo senso, piattaforme come Instagram si rivelano essenziali perché essendo realmente a portata di cittadino, possono aiutare la PA a risolvere più velocemente i dubbi o problemi quotidiani della gente, oltre che a dimostrare di non essere intrappolata nella sua burocrazia ma di essere in grado di utilizzare la tecnologia per realizzare al meglio la definizione stessa di servizio pubblico.
Scorci di città, inquadrature di paesaggi suggestivi, inaugurazioni, video ed infografiche utilizzati al meglio per abbreviare la distanza con i cittadini, che altro non sono che i destinatari di ogni attività. Qualsiasi nuova iniziativa pubblica viene recapitata direttamente sullo schermo del telefono, senza necessità di andare alla ricerca delle informazioni e con la possibilità di commentarle e discuterle.
Buona parte della nostra vita si riversa all’interno dei nostri profili social. Lì dentro mostriamo chi siamo, cosa facciamo e cosa pensiamo. E non è possibile pensare che questo possa sfuggire a chi amministra il Paese. Non solo perché dall’ascolto parte il percorso di attuazione delle politiche pubbliche, ma soprattutto perché grazie ai social network, le PA hanno l’
occasione di mostrare ai cittadini cosa sta dentro i palazzi pubblici, il lavoro nascosto dietro una notizia, i retroscena e le motivazioni di ogni tipo di decisione e progetto che andrà poi ad impattare (in meglio) la vita di ciascuno di loro.
I social come Instagram danno alla PA l’opportunità di svelare in immagini i volti e le attività delle persone che la compongono.
Per questo, in Italia, 14 milioni di utenti potranno contare su un numero sempre maggiore di istituzioni presenti nella home delle loro giornate. E magari mentre si è al mare, al museo o per i vicoli dei paesi soleggiati, intenti a fare la foto perfetta con l’hashtag azzeccato, verrà in mente anche di taggare la propria città, università, regione o il Ministero competente.
Ogni notifica in più sullo schermo è un passo in avanti per trasparenza, dialogo e cittadinanza attiva.