La creatività come patto sociale, tutelare significa crescere e progredire. Non dobbiamo inaridire ma valorizzare la creatività, tutelarla e rispettarla.
“Il Diritto tutela la creatività e se si pensa di potersi appropriare di tutto, senza dover chiedere alcun consenso, rischiamo di perdere la spinta alla creatività e a ciò che ci fa progredire”.
Parole potenti, una riflessione che arriva dopo un’ora di conversazione su sentenze, ordinanze, analisi di casi. Un sorriso accogliente, una grandissima capacità di ascolto e una passione contagiosa per il suo lavoro, così l’Avvocato Gilberto Cavagna, specializzato nella valorizzazione e protezione dei diritti di proprietà intellettuale e dell’arte, condivide una visione precisa e puntuale della tutela del diritto d’autore. Un viaggio affascinante nella bellezza dell’arte e di ciò che la caratterizza. Ma partiamo dall’inizio e iniziamo a fare chiarezza: la tutela dell’ingegno non è mai qualcosa di preconfezionato, ma va studiato caso per caso con grande attenzione. E soprattutto facendo una precisa distinzione tra ciò che è idea e ciò che, invece, è ispirazione.
La tutela della creatività: tra questioni legali e valore etico e sociale
Il diritto tutela la creatività presente in ciascuna opera. E più è alto il livello di creatività, maggiore è la tutela. Più l’idea è forte, più diventa riconoscibile e così anche il valore percepito. Ancora una volta il giudice è il pubblico. E dunque il mettersi in scia della notorietà dell’opera rischia di superare il confine dell’ispirazione. Ispirazione e diritto di critica esistono eccome, l’importante è conoscerne il perimetro. Ci stiamo ispirando ma con un messaggio differente, oppure ci ispiriamo con lo stesso tipo di messaggio? Questo è ciò che fa la differenza, ovvero la novità dalla forte valenza creativa che immettiamo nel mercato.

Creatività significa progresso, crescita, nuovo. E oggi tutto il web vive di contenuti nuovi e creatività. Anzi ha bisogno di creatori di contenuti ad una velocità senza precedenti.
Ed ecco che la conversazione si addentra in quello che oggi è uno dei temi più discussi e ancora poco normati rispetto all’utilizzo che ne stiamo facendo: l’Intelligenza Artificiale. Un supporto efficace nella creazione di contenuti ma ancora da normare.
Intelligenza Artificiale e sviluppo delle competenze: rischiamo una polarizzazione dei contenuti?
Che tipo di contenuti stiamo immettendo sul mercato? L’AI ci porta a sviluppare il pensiero critico o “a pensare di meno”? E’ di qualche giorno fa la risposta “”Farlo significherebbe completare il tuo lavoro” da parte dell’AI a un programmatore. “Non posso completare il lavoro al posto tuo, devi sviluppare tu la logica”. Un caso che ci porta a riflettere su etica, metodologia e utilizzo. Se da una parte pensiamo all’Intelligenza Artificiale come a rischi di contenuti filtrati da bias o da utilizzatori che sostituiscono la riflessione profonda con un prompt, talvolta neppure dato correttamente; dall’altra si ascoltando parole come quelle dell’Avvocato Cavagna orientate alla crescita e al progresso e una visione costantemente sfidante e di evoluzione del pensiero critico.
Il caso: l’AI può commettere errori, noi dobbiamo fare una revisione attenta affrontando i contenuti con spirito critico
“Ho riletto un contratto redatto dall’IA, davvero ben fatto con tantissimi punti ben strutturati, tranne che in uno. Un punto che solo l’esperienza ventennale e l’analisi minuziosa potevano farmi identificare. Probabilmente qualcuno con meno esperienza non lo avrebbe identificato come potenziale rischio”. L’Intelligenza Artificiale non può sostituire l’esperienza, la competenza e la conoscenza contestualizzata, ma può apportare valore, velocità e sostituire una gestione di compiti estremamente semplici. Nella parte più complessa e nel caso specifico, ha bisogno di una attenta revisione e di modifiche e dunque dell’intervento di chi svolge la professione da molti anni e che ha una profonda consapevolezza dell’argomento”. Dunque se quel contratto non fosse stato riletto da lei con oltre venti anni di esperienza ci sarebbe stato un rischio? Alla risposta affermativa, ci siamo confrontati sull’aspetto polarizzante di contenuti creati con AI. Da una parte abbiamo uno sviluppo di contenuti di altissimo livello, un’attività fatta di sfide e competenza critica in costante allenamento; dall’altra contenuti forse troppo semplicistici.
Come la utilizziamo fa la differenza e anche la tutela
Ancora una volta il focus è sul come la stiamo utilizzando, come utilizziamo gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. Senza dimenticare che il web vive di paradossi. E dunque, confrontandoci sul come, siamo arrivati ad un secondo caso. Come stiamo utilizzando l’IA? E con quale finalità? E chi detiene i diritti sui contenuti creati?
Ci soffermiamo su questo aspetto, perché è una domanda che ci facciamo sempre più spesso. Facciamo creare contenuti semplici, complessi e ormai anche vere e proprie campagne pubblicitarie. Per utilizzare quelle immagini create “non devo pagare diritti”, una frase che sentiamo sempre più spesso. Accompagnata talvolta da “mi costa molto meno”. Ottimo verrebbe da rispondere nell’immediato, se non fosse che essendo libere dai diritti, sono altrettanto liberamente utilizzabili. Un terreno in fase di analisi che deve sicuramente essere normato. A questo punto la domanda è: stiamo ottimizzando e riducendo i costi o stiamo inserendo rischi e possibili danni economici?
Un’ora è volata. Ma prima del commiato un’ultima riflessione. Che cosa possiamo dire oggi a chi vive la comunicazione digitale? Quale indicazione vogliamo lasciare?
Prima di tutto in-formarsi sulle normative, tutele e rischi. Un’informazione strutturata e consapevole ci aiuta ad evitare violazioni. Poi due consigli: a chi segue (il cosiddetto Follower), il consiglio è quello di portare sempre un approccio critico come valore aggiunto. Si tratta di favorire la riflessione e la crescita. A chi crea, invece, consiglio di essere sempre rispettoso delle regole e di usare “buon senso”, ricordando che la creatività è un valore e come tale va sempre rispettato. “Appropriarci della creatività altrui” rischia di farci inaridire e bloccarci. Creatività significa invece crescita e evoluzione. E la tutela, ad esempio il brevetto ha una durata limitata nel tempo. Nel caso del brevetto parliamo di venti anni non rinnovabili, oltre quali la creatività diventa un bene di tutti. Diventa un accordo sociale, che, in quanto parte della società siamo tenuti a rispettare.