L’Italia sta vivendo una trasformazione digitale silenziosa ma radicale, un cambio di paradigma che sta portando la Pubblica Amministrazione a parlare finalmente la lingua dei cittadini.
Durante l’incontro svoltosi il 13 maggio 2026, a Palermo, presso palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale siciliana, Daniele De Bernardin del Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha illustrato come il Paese stia affrontando una sfida senza precedenti per volume di risorse e capillarità di intervento.
Gli investimenti del PNNR
Il punto di partenza è un investimento monumentale da 6,74 miliardi di euro, una cifra mai stanziata in precedenza per la sola digitalizzazione e che oggi eguaglia i fondi storicamente riservati alle grandi opere infrastrutturali.
Questa missione coinvolge una platea vastissima di 22.353 soggetti attuatori, tutte le pubbliche amministrazioni centrali e locali, monitorati attraverso un sistema rigoroso di 60 tra target e milestone intermedie che condizionano l’erogazione dei rimborsi da parte dell’Unione Europea.
Il modello adottato dal Dipartimento
Il modello adottato dal Dipartimento ha puntato tutto sulla semplificazione, eliminando la necessità per i Comuni di scrivere progetti complessi e offrendo invece un affiancamento costante tramite una rete di 200 professionisti dislocati sul territorio che lavorano per portare tutti gli enti alla stessa velocità.
Questo approccio ha permesso di attivare una risposta di sistema straordinaria, con risultati che oggi mostrano una PA quasi interamente migrata verso standard moderni.
Gli aderenti
A livello nazionale, il 100% dei comuni ha aderito a pagoPA, il 98% utilizza l’app IO e ben il 96% ha avviato il percorso di migrazione al cloud.
Anche le nuove piattaforme come SEND (servizio notifiche digitali) e l’identità digitale SPID e CIE hanno raggiunto coperture altissime, rispettivamente dell’88% e del 97%, a dimostrazione di come la sfida tecnologica sia stata accolta con entusiasmo da amministrazioni e scuole.
A che punto è la Sicilia?
In questo scenario nazionale di grande fermento, la Sicilia si inserisce con performance che in diversi casi superano persino la media del Paese, confermandosi protagonista della transizione tecnologica.
Con un finanziamento totale di 145 milioni di euro e una quota di liquidazione già arrivata al 74%, l’Isola dimostra una vitalità notevole.
I comuni siciliani hanno risposto con decisione: la migrazione al cloud coinvolge il 97% degli enti, l’identità digitale tocca il 99% e la piattaforma di notifiche SEND è stata adottata dal 90% delle amministrazioni locali.
La nuova sfida
Tuttavia, come evidenziato anche da Mauro Savini dell’ANCI Sicilia e dal segretario generale Mario Emanuele Alvano, il successo tecnologico deve ora scontrarsi con la sostenibilità a lungo termine.
La sfida non è più solo attivare uno strumento, ma saperlo governare in un contesto dove il 40% degli enti ha digitalizzato solo il “front office“, ovvero la vetrina per il cittadino, lasciando i processi interni ancora parzialmente ancorati a logiche analogiche. Fondamentale la formazione del personale addetto all’utilizzo di tali strumenti.
L’evento, organizzato da ANCI Sicilia e Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha visto la partecipazione del presidente dell’ARS Gaetano Galvagno e l’assessore regionale all’economia Alessandro Dagnino, oltre ai contributi tecnici di Valentina Lo Voi per l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, che ha lanciato un monito sulla crescita degli attacchi informatici, aumentati del 53% a livello nazionale.
Tra le testimonianze dirette dei territori sono intervenuti l’assessore Fabrizio Ferrandelli per Palermo, Viviana Lombardo per Catania, il sindaco di Grotte Alfonso Provvidenza e i responsabili per la transizione digitale Cecilia Biasibetti, Giuseppe Nizzola, Giovanni Gianforte e Danilo Di Mauro, coordinati dal contributo esperto di Cesare Rozzisi e dalla giornalista Marina Turco.
La sintesi emersa è che l’Italia ha costruito l’infrastruttura, ma la vera partita del futuro si gioca ora sulle competenze umane, sulla sicurezza dei dati e sulla capacità di non lasciare nessuno indietro in questa nuova fase post-PNRR.
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