L’intelligenza artificiale ha portato con sé una serie di innovazioni e cambiamenti radicali nel mondo del lavoro, in tutto il mondo. ChatGPT, chatbot AI che sfrutta intelligenza artificiale generativa, dopo un paio di sollecitazione sul futuro del lavoro con l’AI, parla di transizione, termine che su Digitale Popolare abbiamo approfondito qualche mese fa intervistando qui sul tema Sergio Bellucci, membro del “Comitato Promotore della Facoltà dell’Intelligenza Artificiale” dell’Università per la Pace dell’ONU.
Una recente ricerca condotta dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), indica l’IA come fattore d’impatto sul 40% dei posti di lavoro nel mondo con una differenza importante tra Paesi ad economia avanzata, ovvero paesi che possono investire in tecnologia e formazione, e Paesi meno avanzati, economicamente e tecnologicamente, la cui forza lavoro è a bassa complementarità con i sistemi di IA.
Mentre molte delle recenti trasformazioni hanno portato a miglioramenti effettivi ed efficaci nei processi aziendali, in una parte del mondo, che comprende anche il nostro Paese – realtà come TIM, Enel, Intesa Sanpaolo, ENI, Banca Mediolanum hanno già investito in tecnologie e sistemi di GenAI – c’è anche una crescente preoccupazione per il possibile impatto negativo sulla tenuta di alcuni lavori, quindi di alcune tipologie di imprese.
Principali timori
Uno dei principali timori riguarda la sostituzione dei lavoratori da parte delle macchine intelligenti, timore antichissimo, a onor del vero, che risale agli albori della rivoluzione industriale. L’approccio nel nostro Paese ancora sembra confortante: Banca Mediolanum, ad esempio, assicura che i consulenti finanziari non possono essere sostituiti per la loro capacità di entrare in relazione con le persone. Ad ogni modo, settori come la produzione, la logistica e alcuni servizi che si basano su operazioni prettamente ripetitive sono già stati profondamente influenzati dall’IA. Allo stesso tempo, nuove opportunità di lavoro sono emerse e stanno emergendo in settori come l’analisi dei dati, lo sviluppo di algoritmi e la gestione dell’IA stessa.
Mentre ingegneri, matematici, creativi, giuristi (si pensi a GiuriMatrix, un assistente legale chat bot, a supporto degli avvocati che permette di effettuare ricerche di giurisprudenza, di ottenere suggerimenti su strategie difensive, redazione di atti giudiziari ecc) dalle ricerche in corso e dagli ultimi studi pubblicati non avrebbero nulla da temere, altre categorie non possono di certo dormire sugli allori.
Tuttavia, il problema fondamentale rimane: l’IA rischia di rendere inutili, e non più adeguati alle esigenze del nostro presente, milioni di posti di lavoro creando un divario occupazionale che potrebbe essere difficile da colmare in mancanza di politiche pubbliche ben strutturate: prime fra tutte le misure per la formazione dei lavoratori.
I settori più a rischio
In Italia, come in molte altre parti del mondo, diversi settori sono suscettibili all’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione. Alcuni dei settori più a rischio includono:
1. Produzione manifatturiera: le attività di produzione possono essere automatizzate utilizzando robotica e sistemi intelligenti, riducendo la necessità di manodopera umana nelle catene di montaggio e nei processi di produzione.
2. Servizi finanziari: l’IA è sempre più utilizzata per l’analisi dei dati finanziari, il trading algoritmico e la gestione del rischio, il che potrebbe ridurre la richiesta di personale addetto all’analisi finanziaria e al trading manuale.
3. Servizi di assistenza clienti: i chat bot e gli assistenti virtuali stanno diventando sempre più comuni nel settore dei servizi clienti, sostituendo o riducendo il numero di persone necessarie per rispondere alle richieste dei clienti.
4. Settore sanitario: l’IA può essere impiegata per l’interpretazione delle immagini diagnostiche, l’analisi dei dati sanitari e la diagnosi assistita da computer, potenzialmente riducendo il bisogno di alcuni professionisti sanitari.
5. Amministrazione e uffici: l’automazione dei processi amministrativi e l’utilizzo di software di gestione basati sull’IA potrebbero ridurre la necessità di impiegati.
Cosa si può fare? E come?
Cosa è necessario fare? Forse, intanto, chiederci come sta cambiando il Lavoro come pilastro fondante del nostro sistema economico e sociale. E poi agire affinché non si arrivi ad una manifestazione delle criticità che potrebbero aumentare per tutti quei lavori a bassa complementarità con l’IA generativa: precarietà, riduzione stipendi e diritti. Politica, Istituzioni, Aziende, associazioni di categorie, sindacati ecc, devono dialogare e lavorare allineate verso un unico obiettivo: il cambiamento come leva di benessere per tutti.
Come?
- L’attivazione di processi per la ridefinizione delle nuove competenze richieste.
- Interventi per anticipare ed eliminare le possibili disuguaglianze: tra chi potrebbe beneficiare di un aumento della propria produttività e chi potrebbe assistere ad una riduzione delle opportunità di lavoro a causa delle macchine intelligenti.
- L’attivazione di politiche pubbliche per la riqualificazione dei lavoratori nei settori a rischio.
- Sostenere le piccole e medie imprese, che costituiscono un segmento fondamentale del nostro sistema produttivo; non tutte sono attualmente in grado di investire in nuove tecnologie.
ChatGPT e le competenze umane insostituibili
Abbiamo chiesto a ChatGPT cosa direbbe ad un operatore call center che rischia di perdere il lavoro a causa sua.
La risposta: <<Sebbene l’intelligenza artificiale possa automatizzare alcune attività nel settore dei call center, ci sono molte competenze umane che sono insostituibili. Il tuo valore non è solo nel fornire risposte automatizzate, ma anche nell’empatia, nell’ascolto attivo e nella capacità di risolvere i problemi dei clienti, di percepirne l’emotività; riqualificazione, potresti voler esplorare opportunità di riqualificazione o formazione per acquisire nuove competenze che possono renderti più adatto a ruoli che richiedono interazione umana, gestione delle relazioni con i clienti o gestione di sistemi basati sull’IA. Riconoscere il cambiamento come un’opportunità per crescere e adattarsi può aiutarti a superare le sfide e a prosperare in nuovi contesti lavorativi.>>
È ciò che con il buon senso potremmo dire a chiunque si trovi in situazioni difficili e precarie ma sul fatto che molte professioni richiedano abilità, competenze difficilmente da automatizzare completamente, come la creatività, l’empatia e il problem solving puntuale è una verità con la quale si possono diversificare i percorsi di destinazioni di molti lavori a rischio, se non tutti, fortificandone la produzione di valore.
Stiamo attraversando un cambiamento epocale che ci spingerà ad andare oltre ma Italo Calvino ci ricorda che ogni cosa nuova ha sempre origine in ciò che è già stato attraversato e superato:
<<Tutto è già cominciato prima, la prima riga della prima pagina di ogni racconto
si riferisce a qualcosa che è già accaduto fuori dal libro>>
Conforta ma, al tempo stesso, imparando dai grandi errori del passato e prendendo le distanze da una distorta visione del mondo innaturata nel solo profitto, è ancora possibile condurre il cambiamento verso orizzonti più praticabili, e più umanocentrici.
Serve consapevolezza, e unità.
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