Nel mondo esistono luoghi che restituiscono energia e speranza. Posti del cuore. Che solo a vederli ti fanno pensare a una favola. Ti fanno credere che qui è sempre stato così, tutto perfetto.
Ma, soprattutto in Italia, dietro ogni cosa bella c’è tanta fatica. E così, mentre parli con Silvia e Michele, creatori dell’idea prima che fondatori dell’Agriturismo Le Citte a Santa Fiora, ti rendi conto che solo una cocciuta determinazione unita alla competenza e al sogno di raggiungere l’obiettivo, come nel loro caso, ha reso possibile ciò che i tuoi occhi ritengono sia sempre esistito, quasi fosse un paradiso terrestre.
Del resto, Silvia ha sangue per metà romano e per l’altra metà spagnolo: di cognome, fa Guerrero e, dietro la pacatezza del linguaggio e la dolcezza dello sguardo, lo spirito guerriero non le difetta. Al pari di suo marito che, per più di tre anni, pur di far partire l’esperienza, si è inventato pendolare quotidiano da Santa Fiora a Roma per raggiungere il luogo di lavoro in banca, dove ha anche un ruolo di una certa responsabilità. Il tutto “condito” da quattro figlie che la vita la colorano ma certo il lavoro non lo fanno mancare.
Insomma, Silvia e Michele potevano starsene comodamente nella capitale, con i loro agi, e venire nel fine settimana o in estate nella casetta che avevano acquistato sull’Amiata per godere dell’aria buona e della natura. E invece no, avevano un sogno: aprire un agriturismo con camere, scuola di equitazione, piscina, ristorante. Un investimento importante, un progetto bellissimo. E un nome che era già scritto: Le Citte. In onore a quelle quattro fanciulle – Eleonora, Margherita, Matilde e Ludovica – frutto del loro amore che, come mamma e papà, la gioia di vivere ce l’hanno stampata negli occhi.
Peccato che in Italia le fiabe nascondano più insidie che altrove: non basta avere un’idea fantastica, la capacità di fare un investimento senza chiedere aiuti, la volontà di portare valore aggiunto sul territorio. Non basta perché esiste un nemico quasi invisibile, che ormai pare nutrirsi delle complicazioni che crea per crescere costantemente e a dismisura: si chiama burocrazia. E così ecco i “non si può fare” in realtà senza sapere perché, i “sì, per la legge va bene ma è difficile” e via dicendo. Anni, non mesi. In molti avrebbero mollato. Non chi si chiama Guerrero. E alla fine, nel 2012, eccolo: l’Agriturismo Le Citte, a Santa Fiora, sulla provinciale azzarese che conduce verso Castell’Azzara. La villa padronale, l’agriturismo, 11 camere, la piscina, il centro ippico con la figlia più grande Eleonora che studia veterinaria e gestisce la scuola di equitazione, il ristorante, l’energia rinnovabile con fotovoltaico e geotermia a bassa entalpia, tutto qui racconta un’idea di vita.
Uno stile che non rifiuta la modernità, inseguendo chissà quale sogno bucolico, ma che prende il meglio del progresso e lo innesta in una natura mozzafiato. Unire la tradizione e la storia con l’innovazione: a raccontarlo sono le persone e gli arredi, il ristorante e la cucina di Silvia Guerrero. E il modo in cui si presentano. Nelle parole e sul web: pochi e raffinati strumenti, usati bene. Il sito internet lecitteagriturismo.it è di impatto, semplice e chiaro, grafica perfetta, a visitarlo ti sembra di esserci e ti viene voglia di prenotare. Un profilo Facebook che parla di loro e delle iniziative del territorio. Instagram che con le immagini racconta soprattutto la cucina della chef Silvia. E, a questo proposito, il blog di Silvia Guerrero: “tutto ciò che viene dalla mia cucina è cresciuto nel cuore” è la citazione di Paul Eluard a presentare un’italian food blogger che ha fatto della sua passione un lavoro.
Spesso nel nostro Paese, soprattutto in zone di montagna, si odono lamentele: lo sviluppo è lontano, i soldi non ci sono, il turismo di un tempo è cambiato, le idee faticano a respirare a dispetto dell’aria buona. Ciò che promuove il territorio sembra respingere le opportunità del progresso, come se le cose fossero inconciliabili. L’Agriturismo Le Citte, in questo nostro viaggio nella Toscana della tradizione e dell’innovazione, ci dice che è possibile mettere le ali senza tagliare le radici. In terra e in cielo, in città e in montagna, pure sui social. Nonostante la burocrazia, quel mostro che un giorno magari sarà sconfitto proprio grazie all’innovazione, ad esperienze come #PASocial ma anche alla capacità delle persone di credere che cambiare è possibile.