L’Unione Europea spinge affinché si affermi con più decisione un’economia delle materie basata sul riciclaggio e sull’utilizzo di materie prime seconde ( quelle ottenute appunto dalla selezione, dal trattamento e infine dal riciclo) come sostitutive – nei processi industriali – delle materie prime. Per un paese manifatturiero potrebbe essere una scommessa importante, non solo per garantire sostenibilità ambientale, ma anche per affrancarsi (almeno in parte) dalla volatilità dei costi e dei mercati speculativi legati alle commodity.
Ecco quindi che il tema di un’ “economia circolare” – cioè un modello che pone al centro la sostenibilità del sistema, in cui non ci sono prodotti di scarto e in cui le materie vengono costantemente riutilizzate – può essere la leva per cambiare alcuni parametri economici e finanziari, creando di fatto conoscenze ed esperienze che possono dar vita ad opportunità professionali oggi misconosciute.
Non si deve guardare al brevissimo periodo: che il costo del barile di petrolio Brent sia in questo periodo sotto i 100 dollari o che il minerale di ferro ( con cui si produce poi l’acciaio) veda un crollo dei titoli non dovrebbe distrarci , perché è solo questione di tempo il ripartire delle speculazioni, fatto già visto e rivisto.
Ma questi sono argomenti che non trovano spazio sui social media, dove spesso (soprattutto Twitter) viene segnalato un problema, ma pare non interessare nessuno la strada che porta verso soluzioni innovative. Troppo difficile, faticoso, lontano da noi..140 caratteri poi non bastano!
I mezzi d’informazione classici non sono da meno, neanche quelli specialistici: oggi l’inserto del lunedì di uno dei 2 quotidiani più venduti racconta uno spaccato del mondo delle plastiche (materiale notoriamente oggetto di recupero e riciclo, sia dallo scarto di lavorazione che più recentemente dal post consumo). Bene: nella parte che racconta l’esperienza “industriale”di una nota azienda si parla di compound (il granulo plastico utilizzato come materia prima) , logistica e investimenti: nemmeno una parola sul riciclo ( ad esempio compound da plastiche riciclate da miscelare alle vergini) e conseguente re- immissione nel mercato di materie seconde.
Queste sono invece raccontate , quale “innovazione” correlata al riciclo di materia e perciò alla “green economy”, nell’esperienza – certamente bella, nessuno dice il contrario – di un’azienda artigianale che produce matite con componenti da riciclo ( nello specifico la grafite inutilizzata di fine ciclo produttivo dei componenti elettrici).
Bella storia, sicuro..ma se continuiamo a pensare che le materie seconde da riciclo siano solo utilizzabili per gadget o prodotti di nicchia come… una matita, un portachiavi o un’agenda in carta riciclata, siamo fermi a 20 anni fa e lontani dall’obiettivo industriale di vera economia circolare..molto lontani….