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Lezioni e tweet, a scuola nell’ora di Expo

Lezioni e tweet, a scuola nell’ora di Expo ètitolo dell’articolo pubblicato nell’edizione fiorentina del Corriere della Seradel 25 marzo 2015 e che, nelle prime righe, dedica spazio all’attivitàdi live-twitting delle classi liceali del Fermi di San Marcello pistoiese, coordinate dalla Prof. Elisa Lucchesi. Un’attivitàanaloga èstata svolta per la seconda lectio propedeutica all’edizione 2015 della kermesse Pistoia – Dialoghi sull’uomo. L’attivitàsi inserisce nell’ambito delle attivitàdell’aula digitale unblogdiclasse®.

#ThinkSust: la visione di un mondo migliore.

Venerdì20 Febbraio 2015, gli studenti del triennio superiore del Liceo Scientifico E. Fermi di San Marcello Pistoiese hanno partecipato a un incontro con il Prof. Augusto Marinelli, ex rettore dell’Universitàdegli studi di Firenze e vicepresidente della Fondazione Simone Cesaretti.

Durante il seminario èstata affrontata una riflessione su sostenibilitàe benessere, binomio fondamentale per garantire condizioni di vivibilitàmigliori ai giovani.

Supervisione editoriale a cura di Elisa Lucchesi, Igor Tavilla e Giovanni Albergucci.

Contenuti fotografici a cura di Benedetta Giampietri.

Sostenibilità, benessere, vita

La situazione ambientale del Pianeta, palesemente sempre piùdrammatica porta a interrogarsi sulle condizioni in cui le generazioni future dovranno vivere.

A fronte del degrado ambientale, la sostenibilitàèdivenuta un’esigenza sempre piùsentita dalla comunitàinternazionale, che si èprogressivamente preoccupata di stabilire linee programmatiche per la garanzia e la salvaguardia della biosfera.

Il termine sostenibilitàva inteso come capacitàdelle vecchie generazioni di trasmettere alle nuove valori in termini quantitativi e qualitativi nell’ottica di poter accedere a servizi ottimali.

Il concetto venne formulato dall’Unesco, che giànel 1946 si era proposta di consegnarlo ai giovani: si favoriva in questo modo la consapevolezza di un agire sapiente volto all’acquisizione e al mantenimento di uno stile di vita consono.

La discussione relativa allo sviluppo sostenibile nasce negli anni Sessanta, in concomitanza con le prime associazioni ambientaliste: la progressiva industrializzazione del Pianeta ha portato infatti alcuni ecologisti indignati dall’inquinamento – senza confini geografici e ormai impossibile da arginare – ad unire le proprie forze.

Con l’avvento della Prima Rivoluzione Industriale, l’utilizzo di carbon fossile e di fonti di energia fortemente impattanti sull’ambiente ha segnato il punto di non ritorno per la salute dell’uomo e quella della natura: il processo èancora in atto.

Si puònotare inoltre che lo sviluppo e la modernizzazione stanno avvenendo in tempi diversi da Paese a Paese: la Pechino odierna riveste i panni della Milano degli anni Sessanta, quando una coltre di smog e fumo cingeva la città.

Sembra dunque necessario agire sul modello del sistema economico, cosìda individuare criteri di sostenibilità, utili a scongiurare l’autodistruzione.

La prima crisi petrolifera (1971) fornìun forte segnale di allarme, tanto che l’anno successivo venne organizzato il primo meeting mondiale sull’ambiente a Stoccolma, che ha segnato l’inizio di una presa di coscienza della situazione in atto sia a livello globale che istituzionale.

Si legge nella relativa dichiarazione finale: “Siamo arrivati ad un punto della storia in cui dobbiamo regolare le nostre azioni verso il mondo intero, tenendo conto innanzitutto delle loro ripercussioni sull’ambiente”(UNCHE, United Nations Conference on Human Environment, Stoccolma 1972).

Da quel momento la sostenibilitàèdiventata una prioritàdelle Nazioni Unite, in quanto presupposto del benessere dei cittadini e del progresso stesso, in vista anche di una coscienza collettiva che possa far evolvere il rapporto uomo-ambiente.

Il non aver ancora piena coscienza dell’utilizzo dei mezzi di cui dispone porta spesso l’uomo a farne un uso insensato e lo allontana, in casi estremi, da ogni forma di rispetto nei confronti della propria vita.

Ciòche potrebbe essere impiegato per uno scopo umanitario spesso diventa un’arma di annientamento.

La tecno-scienza avrebbe invece infinite potenzialitàdi accrescere vie di sviluppo sostenibili sia da un punto di vista ambientale che sociale ed economico.

Lo sviluppo della ricerca scientifica, ad esempio, potrebbe ottimizzare la produzione alimentare senza disporre di ampi terreni – bonificati per la costruzione di infrastrutture – far diminuire l’inquinamento utilizzando dispositivi tecnologici: la crescita della scienza, se utilizzata sapientemente, puòsenza ombra di dubbio contribuire alla sostenibilitàe al benessere.

Sostenibilitàdel Pianeta, sostenibilitàdel benessere

La sostenibilitàdel Pianeta viene ostacolata anche dalle disuguaglianze culturali.

L’economista francese ThomasPiketty, nel volume Il capitale nel XXI secolo, ha dimostrato che la disuguaglianza in termini di ricchezza e di beni avràun incremento maggiore laddove le differenze culturali saranno piùintense.

Per affrontare questo problema, Piketty propone di attuare una redistribuzione della ricchezza attraverso una tassa globale su di essa.

L’equa ridistribuzione della ricchezza e delle risorse deve essere preceduta da un’altrettanto equa diffusione di conoscenza: proprio l’abbattimento delle divergenze culturali èdivenuto il quarto pilastro della sostenibilità.

Uno sviluppo sostenibile èpossibile solo con la ricerca di un equilibrio crescita economica, sviluppo sociale e protezione dell’ambiente.

A queste condizioni si puòparlare dunque di sostenibilitàdel benessere.

Quest’ultimo concetto non èmisurabile in termini di ricchezza, ma èinteso come la capacitàdi poter disporre di alcuni beni, non necessariamente di possederli.

Èuna condizione in parte psicologica, legata alla disponibilitàdi risorse. Il benessere non sempre condiziona la felicitàdel soggetto: la felicitànon èquantificabile e può valere molto più del benessere, come afferma Armando Massarenti, direttore del domenicale del Sole 24.

A scopo di sensibilizzare la popolazione giovanile sono dunque state attuate varie iniziative sulla sostenibilitàdel benessere, come quella portata avanti dalla Fondazione Simone Cesaretti.

In occasione di Expo Milano 2015, verràorganizzato nel mese di Giugno un meeting al quale parteciperanno gli studenti delle scuole superiori di alcune cittàdella Toscana sulla sostenibilitàalimentare del Pianeta: Sustainability of Well-being International Forum 2015: Food for Sustainability and not just food.

Durante l’evento, che si pone come obiettivo quello di trovare idee innovative proprio grazie alle nuove generazioni, verranno proposti elaborati da cui sia possibile ricavare prospettive inedite di sviluppo sostenibile.

Il concetto di sostenibilitàècomplesso èin evoluzione, che fa riferimento sia all’ambiente e all’economia ma anche alla dimensione sociale: i destinatari sono i giovani, chiamati a costruire il proprio futuro.

Leggere il mondo con un altro paio di occhiali

Il giorno 25 Febbraio 2015, presso il Teatro Manzoni di Pistoia, si è tenuto il secondo incontro propedeutico alla sesta edizione del Festival antropologico Pistoia – Dialoghi sull’uomo, che quest’anno verterà sul tema Le case dell’uomo. Abitare il mondo. (22-24 Maggio 2015).

Il Professor Marco Aime ha dialogato con gli studenti delle Scuole Secondarie Superiori della Provincia in una lectio dal titolo Essere nomadi, ieri e oggi.

Il social media sharing è stato curato, come di consueto, dallo Staff Twitter Volontari dei Dialoghi coordinati dalla Prof.ssa Elisa Lucchesi, blogger ufficiale della kermesse pistoiese.

Nell’introdurre l’evento, la Direttrice Artistica del Festival, Giulia Cogoli, si è dichiarata orgogliosa della presenza all’interno del Teatro Manzoni di ben seicento studenti, senza contare i ragazzi di numerose classi liceali connesse in streaming (tra queste ricordiamo il Liceo Quadri di Vicenza e il Duca d’Aosta di Padova che hanno peraltro interagito durante il question time ponendo domande via Twitter di cui si è stato fatta portavoce Chiara Bugelli, studentessa della IV Liceo Sicientifico “E. Fermi” di San Marcello P.se.).

La parola è passata poi a Luca Iozzelli che, a nome della Fondazione CaRiPT, ha ringraziato il pubblico e presentato Marco Aime con ironia e semplicità.

L’antropologo, docente presso lUniversità di Genova e da anni figura di riferimento dei Dialoghi insieme ad Adriano Favole, ha sostenuto una lunga discussione sulle caratteristiche antiche e moderne del nomadismo, nonché sulle sue attuali variazioni.

Il termine nomade nasce da quando esiste quello di sedentario e viceversa, dunque queste due macrocategorie di persone sono complementari tra loro e non solo nell’esistenza della loro definizione, ma anche nella loro sussistenza poiché tra le due vi sono profondi rapporti di scambi commerciali che coinvolgono anche beni di prima necessità.

Avremmo sospettato di tutto, tranne che di essere cominciati dai piedi, afferma Aime, riprendendo la concezione umana trattata da Scaramuzzino l’anno precedente ed anche il tema del Festival nel 2013. Gli esseri umani sono fatti per muoversi, spostarsi, camminare. Non riescono a star fermi, ed è grazie a questo fermento, a questa tendenza nomade, che hanno occupato gran parte del mondo nelle epoche primitive e che ancora oggi si evolvono.

I nomadi infatti, grazie al loro vagare da un luogo a un altro, portano con sé conoscenze, usanze e tradizioni dei popoli che hanno incontrato sul loro cammino, in questo modo le trasmettono ad altre civiltà, contribuendo ad un aumento delle conoscenze comuni nel mondo.

Le popolazioni nomadi abitano il globo in ogni sua parte. La loro caratteristica principale è quella di non avere punti di riferimento fissi, bensì una sorta di relativismo che apre loro infiniti orizzonti. Tutto ciò permette loro di sentirsi a casa proprio nell’atto del viaggio.

Per i nomadi è necessario conoscere bene il territorio, ossia la Terra nel suo insieme: tale consapevolezza è tratta proprio dai loro continui spostamenti.

Aime, a questo proposito, descrive le varie chiavi di lettura utili ad una certa conoscenza dell’ambiente: dalle stelle, alla neve, alle tradizioni, alle canzoni, come raccontato ne Le vie dei Canti di Bruce Chatwin.

I nomadi oltre a contribuire allo sviluppo umano, lasciano lungo il loro cammino un patrimonio artistico non indifferente. Sono noti da sempre per essere artisti, poeti, cantastorie e queste loro usanze hanno prodotto importanti opere. La Bibbia, in effetti, non è altro che il resoconto di tradizioni orali dei nomadi.

Determinati ecosistemi resistono solo ad un tocco leggiadro, la sedentarità li distruggerebbe.

La dote più importante di un nomade è la leggerezza.

Se osservati dall’immobilità di una casa questi popoli ci appaiono sfuggevoli, effimeri, come se mancasse loro qualcosa; a ben vedere, la loro più grande risorsa è la mancanza di punti fissi.

Solitamente, le società governate e popolate da sedentari disprezzano il nomadismo, denigrandolo e disonorandolo, del tutto dimentiche delle ricchezze create e apportate da tale fenomeno, ma in particolare che siamo tutti un po’ nomadi. Quantomeno siamo nomadi nella nostra caducità.

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