E’ italiana la prima regione europea su Twitter. Un orgoglio per tutto il Paese se si pensa che dietro sono finiti territori come l’Alsazia o l’Andalusia, e che la prima in classifica è la Regione Marche, ben più piccola e senza un brand storico alle spalle. Come si costruisce un successo sui social e si rende un territorio il più seguito in 140 caratteri (e su Google Plus) lo spiega Sandro Giorgetti, coordinatore del social media team della Regione Marche, che in meno di quattro anni, e partendo da zero, ha rivoluzionato la comunicazione e promozione istituzionale di una pubblica amministrazione.

Partiamo da #destinazionemarche, non solo un sito e un hashtag di successo ma una vera e propria filosofia di comunicazione?
Onorato di una domanda così impegnativa quanto gratificante. Abbiamo da un lato seguito attentamente i metodi corretti con cui si pianifica una presenza sui Social Network ma dall’altro abbiamo personalizzato il modo in cui si “ingaggia” ascolto. La prima consapevolezza, purtroppo non sempre scontata, è avere sempre presente che le attività di social media marketing non sono fine a se stesse ma rappresentano uno degli strumenti, per quanto importantissimi in particolare nel turismo, con cui si crea una comunicazione digitale. Certo lavorare sulla web reputation, ma convertire è la nostra parola d’ordine fino all’atto finale che un potenziale turista deve fare, praticare un’esperienza nella nostra regione. C’è altro? Certo, la selezione del personale, il rapporto virtuoso e corretto con la Regione Marche e con chi ha la responsabilità degli indirizzi generali, il lavoro in open space, la valorizzazione del protagonismo dei turisti, il rapporto privilegiato con gli influencer del settore, la consapevolezza che ciò che si pubblica o è indicizzato o non esiste per la rete, il continuo mettersi in discussione ma soprattutto l’alfabetizzazione e la digitalizzazione del territorio. Creare una rete nella rete, nel web semantico, non è solo un obiettivo, piuttosto una continua ricerca nel creare community che si riconoscano negli stessi contenitori digitali. Tutto ciò non sarebbe possibile se la Regione Marche e la nostra Fondazione Marche Cultura non avessero sostenuto concretamente il nostro progetto.
Siete partiti nell’agosto 2012 quale è il bilancio di quasi 4 anni di attività? Quali sono i numeri da cui siete partiti e quelli a cui siete oggi?
Siamo partiti da zero e mediamente con circa 3 anni di ritardo dalle altre regioni, abbiamo presto recuperato terr
eno, se mi passi questo termine, così come le attività social ci permettono di fare se praticate a regola d’arte. Abbiamo da subito aperto attività in 10 diversi social ed oggi contiamo oltre 20 attività oltre al blog ufficiale del turismo della regione (www.destinazionemarche.it). I numeri testimoniano che oggi le Marche per numeri e qualità del lavoro, considerando le sue dimensioni ed i numeri che produce nel settore travel, sono complessivamente considerate tra le regioni europee più influenti sui social. Su alcuni primeggiamo come su altri siamo nelle posizioni d testa ma più importante è il sentiment che produciamo a favore delle destinazioni e, studi di terze parti, attestano la nostra regione come quella con il segno rosso minore.
Grazie all’account @marchetourism siete la prima regione d’Europa su Twitter. Come si costruisce questo successo?
Sapendo che non tutti i social vanno trattati nello stesso modo, sapendo che su Twitter non comunichiamo ed interagiamo solo con la nostra community ma soprattutto legandoci alle tendenze o creandone di nuove, inserendoci nelle conversazioni, creando #empatiadigitale nella consapevolezza che nella piazza di Twitter devi creare autorevolezza ma senza affezionarti agli amici di sempre, avendo cura di preservare quelli più cari. Sapendo che Facebook è un po’ più vetrina degli altri ed abbiamo bisogno di decantare la nostra presenza, mentre Twitter dobbiamo presidiarlo con costanza non avendo un algoritmo che indicizza gli stati di aggiornamento.
Le Marche rappresentano un territorio e un’offerta molto diversificati come si realizza una strategia comune per i social? In che modo interagiscono i vari canali?
Lavorare per una piccola regione che non si identifica con una sola offerta turistica ed una sola immagine, ti assicuro è un’impresa titanica. Per di più le Marche non sono storicamente un brand turistico come altre regioni e sappiamo bene quanto ciò faccia la differenza. Abbiamo creato due livelli di community, il primo attraverso la citata digitalizzazione del territorio e la seconda costituita dai nostri followers. Ogni community ed ogni social converte agli altri, utilizza gli stessi hasthag, valorizza le proprie virtù ma all’interno di una programmazione e di un piano editoriale unico. Riusciamo così ad indicizzare e posizionare i nostri contenuti mantenendo equilibrato il nostro piano editoriale.
Quanto è importante affidarsi a dei professionisti nella formazione di un social media team?
Mi fai questa domanda, immagino perché tu sai bene quanto non perda occasione di farmi nemici nel settore della comunicazione per quanto sostengo, così da accomunarne altri. A parte le battute e poi non più di tanto, ti rispondo seccamente: non è importante ma è l’unico modo per non buttare via soldi e tempo, oltre che reputazione. Il nostro non è un lavoro per improvvisazioni e purtroppo in giro ce ne sono parecchie a causa di soggetti che forniscono servizi di social media marketing senza avere consapevolezza di cosa comporti questo lavoro. Sono sempre stato convinto che se il nostro Paese, nel turismo, ha ceduto posizioni negli ultimi venti anni, si deve innanzitutto all’incapacità di saper utilizzare le nuove forme di comunicazione e di saper gestire le destinazioni turistiche come prodotti turistici con professionisti e strategie all’altezza delle sfide che dobbiamo vincere. So che può apparire presuntuoso ma se non diciamo come stanno le cose, non facciamo onore alla nostra responsabilità.
Di quante persone è composto e come lavora il social media team?
Oltre a me che mi occupo dell’aspetto manageriale e strategico, oltre che formativo, di analitycs e di rapporti istituzionali, ci sono altre 4 straordinarie ed impagabili persone (Andrea, Federica, Giorgia e Ruth) che si occupano di programmazione, piano editoriale, indicizzazione contenuti, progetti speciali, cura dell’immagine e grafica, ufficio stampa, oltre ovviamente all’attività di creazione di contenuti e presidio dei social.
A Pescara durante il convegno #pasocial hai posto l’accento sulla necessità di creare un livello formativo per i social media manager…
Le criticità di cui ti parlavo prima, sono anche figlie della mancanza di livelli formativi adeguati, nel settore digitale complessivamente ed in quello social in particolare. Fin quando questo vero e proprio buco non verrà riempito non saremo in grado come sistema paese di dare risposte sufficienti. Va però segnalato che negli ultimi due anni tale consapevolezza sta maturando ed onestamente anche la vostra attività va in questa direzione. Osservare la passione con cui Francesco Di Costanzo si muove nel territorio e smuove un terreno ancora paduloso è un giusto riconoscimento che mi dai l’opportunità di fare ora. Negli altri paesi la figura del social media manager è centrale e giustamente adeguatamente riconosciuta, deve esserlo anche nel Paese che amiamo e che facciamo di tutto (nel nostro piccolo o meno) per farlo tornare dove giustamente merita.