Fino a pochi mesi fa sembrava un’idea fuori contesto. E invece oggi si rivaluta il rapporto dei medici di base e ChatGPT, il cui utilizzo inizia a entrare nella pratica quotidiana. Non per sostituire l’approccio clinico tradizionale, certo, ma come strumento di consultazione veloce, utile per orientarsi tra linee guida, aggiornamenti scientifici e documenti normativi.
A confermarlo è uno studio pubblicato nel settembre 2024 da BMJ Health & Care Informatics, secondo cui uno su cinque medici di base nel Regno Unito utilizza l’intelligenza artificiale generativa per attività professionali. Dalla stesura di documentazione clinica (29%) all’analisi di sintomi o diagnosi differenziali (28%), l’IA sta diventando un supporto aggiuntivo, soprattutto nei contesti più stressati dal punto di vista organizzativo. La notizia è stata ripresa anche dal The Guardian, che ha acceso il dibattito sull’equilibrio tra innovazione e sicurezza.
Non si parla di diagnosi automatica, ma di un uso ragionato dello strumento come punto di partenza per una riflessione clinica. Capita di cercare una sintesi rapida di linee guida aggiornate o di confrontare diversi approcci terapeutici prima di consultare le fonti ufficiali. Un modo per risparmiare tempo, ma serve esperienza per capire cosa è utile e cosa va scartato. A spingere verso l’adozione dell’IA c’è anche il crescente carico burocratico e l’evoluzione continua delle conoscenze mediche.
I rischi
Non mancano i rischi. La Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) ha pubblicato nel febbraio scorso una nota in cui invita alla prudenza: “L’intelligenza artificiale può essere uno strumento utile, ma non deve sostituire le fonti scientifiche validate né il ragionamento clinico”.
In parallelo, alcune aziende sanitarie stanno sperimentando versioni personalizzate di chatbot IA, addestrate su linee guida ufficiali e dati clinici certificati. Un modo per garantire un uso più sicuro e mirato, senza rinunciare alla rapidità che ormai anche la medicina richiede.
Il rapporto tra medici di base e ChatGPT è ancora in fase di definizione. È evidente, però, che la tecnologia sta entrando a piccoli passi anche nella medicina territoriale, ponendo nuove sfide in termini di formazione, etica e responsabilità. La chiave sarà usarla con intelligenza – umana.